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  • Rinaldo Marcaccio

    Rinaldo Marcaccio

    Se si intende in qualche modo collegare caratteri organolettici percepiti e mercato, occorrerebbe a mio parere, operare una distinzione tra capacità di percepire e gusto, posto che la prima è parte integrante del secondo.
    La prima, legata alla genetica e a questioni di tipo fisiologico, non è l'unica variabile che va a costituire il gusto.
    Noi vediamo infatti come questo, nel corso del tempo, si sia trasformato da fatto naturale in fatto culturale, di pari passo con le modificazioni sociali, le quali a loro volta hanno indotto una modificazione della dieta quotidiana e del ruolo del vino al suo interno.
    Il passaggio da vino alimento a vino corredo che ha accompagnato la trasformazione da società prettamente agricola ad industriale e post industriale, ha comportato una rimodulazione ed un affinamento delle capacità percettive ed una assuefazione a certe sensazioni piuttosto che ad altre, modificando quindi i concetti di buono e di cattivo fino a quel momento vigenti.
    Altra variabile è di tipo soggettivo, tant'è che suole parlarsi di palato culturale per definire l'evoluzione legata alla molteplicità delle esperienze sensoriali che appunto sono in grado di modificare il gusto originario e cioè quello coincidente con la mera capacità di percezione genetica.
    Tenuto conto quindi di tutte le variabili e non della sola capacità percettiva, potrebbe avere senso segmentare i mercati.

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