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Vendita diretta ai privati all'estero e Digital Single Market, eppur si muove

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Vendita diretta ai privati all'estero e Digital Single Market, eppur si muove
E' un tema estremamente importante e delicato in grado di impattare su migliaia di aziende e su un mercato enorme ancora quasi totalmente inespresso. La vendita diretta di vino, birre e distillati ai privati all'estero è ancora qualcosa di estremamente complicato, ce ne siamo occupati approfonditamente in questo post centrato soprattutto sulle accise, per esempio e qui con un contributo di Matilde Poggi, presidente FIVI.

E' da qualche giorno però che l'account ufficiale di EU Tax & Customs su twitter (@EU_Taxud) che consulto compulsivamente, inizia a fare accenni sempre più concreti a soluzioni che iniziano a delinearsi all'orizzonte. Ce n'era stato uno qualche giorno fa a cui naturalmente avevo risposto con grande empatia e speranza considerato che siamo tra quelli che sono bloccati - volendo rispettare la legge - dalla notmativa attuale ma ne è seguito uno questa mattina ancora più esplicito: "Simpler VAT rules for businesses selling goods and services online cross-border within and to the EU. #eVAT" che riguarda una tematica se vogliamo ancora più spinosa della questione accise.

Se infatti uno spedizioniere o un rappresentante fiscale che possa assolvere le problematiche relative alle accise, pagando profumatamente, lo si può trovare senza troppe difficoltà, resta infatti il grande scoglio del versamento dell'IVA che per ciò che prevede la normativa attuale, per l'invio di merce a privati all'estero all'interno della comunità europea, prevede che vada pagata nel paese di destino della merce a cura dell'azienda venditrice. Questo, lo capite bene, rende tutto estremamente più complicato dal momento che l'azienda dovrebbe, almeno in via teorica, aprire una posizione iva in tutti i paesi con i quali vorrebbe lavorare per essere "compliant" con la normativa in vigore.

La normativa attuale sembrerebbe prevedere in effetti alcune facilitazioni per aziende vinicole che producano meno di 1000 ettolitri di vino l'anno (la maggior parte dei piccoli e medi produttori) tuttavia i riferimenti sono scarsi e lacunosi, gli uffici doganali rispondono in maniera non sempre uguale, non si trova una definizione precisa di ciò che si può e non si può fare in quel caso e, in ultima analisi, sono comunque semplificazioni eventualmente relative solo alla disciplina accise, niente a che vedere con il ben più ostico problema del versamento dell'IVA.

Bene, aprendo il link suggerito dal tweet dal Dipartimento della Commissione Europea per tasse e dazi doganali, si scopre che c'è una vera e propria roadmap in atto con grandi novità "già" dal 2018, per la parte più corposa e interessante della semplificazione si dovrà invece attendere il 2021. Vediamo in breve di che si tratta.


Novità a partire dal 2018

Saranno implementate una serie di soglie di incasso annuale (da 10.000 a 100.000 euro) per la vendita cross-border di servizi elettronici applicabile quindi presumibilmene alle sole piccole e medie imprese o a chi comunque rientrerà nelle soglie predette e ancora da definire in dettaglio. Questo siginifica in pratica che solo le aziende con vendite cross-border in servizi superiori ai 100.000 euro complessivi annuali, dovranno continuare a seguire la normativa classica (cioè apertura di posizione fiscale nel paese di destino e versamento lì dell'iva dovuta al tasso del paese di destino).


Le maggiori novità, quelle che ci interessano di più, dal 2021

La prima grossa novità è che lo schema del Mini One Stop Shop, già operativo dal 1 gennaio 2015 per i fornitori di servizi elettronici a distanza (MOSS) sarà esteso anche alla vendita di merci (non più quindi solo servizi immateriali) che abbiano come destinatari i consumatori finali, cioè i privati. Qui per chi volesse approfondire il funzionamento in breve del MOSS dal sito dell'Agenzia delle Entrate:

"Il Moss è il regime facoltativo adottato in seguito alla modifica delle norme sull’IVA relative al luogo della prestazione, per i servizi B2C di telecomunicazione, teleradiodiffusione ed elettronici, prestati in altri Stati membri. Nell’ambito di questo regime, un soggetto passivo registrato al MOSS in uno Stato membro (Stato membro di identificazione) trasmette telematicamente le dichiarazioni IVA trimestrali, in cui fornisce informazioni dettagliate sui servizi di telecomunicazione, teleradiodiffusione ed elettronici prestati a persone che non sono soggetti passivi in altri Stati membri (Stati membri di consumo), e versa l’IVA dovuta. Le dichiarazioni, assieme all’IVA versata, vengono poi trasmesse dallo Stato membro di identificazione ai rispettivi Stati membri di consumo mediante una rete di comunicazioni sicura."

Il grosso vantaggio quindi, è che non sarà più necessario aprire una posizione iva in ogni paese della comunità europea con il quale si desidera vendere a distanza verso privati perché sarà sufficiente fare una dichiarazione trimestrale ad un ufficio nel proprio paese che si occuperà poi di regolare la cosa con il paese con il quale è avvenuto lo scambio.

C'è ancora da attendere quindi ma con un programma abbastanza preciso che in un lustro (sic!) dovrebbe, si spera, risolvere la questione.
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