I vini vulcanici delle Azzorre

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I vini vulcanici delle Azzorre
Mi sento da sempre visceralmente attratta dei luoghi di viticultura eroica, dove ogni grappolo è frutto di una conquista e dove i sapori e i profumi dell’uva sono intensi, drammatici e affilati, al punto quasi di trafiggere l’olfatto e il palato. Amo i posti remoti, i terroir marginali, al limite della sopravvivenza della vite, dove essa fatica e faticando riesce a dare il suo massimo. Le isole Azzorre sono indubbiamente uno di questi luoghi estremi e suggestivi che affascinano l’immaginazione, dove i vini hanno un parto difficile che gli dia una spiccata, singolare personalità.


La viticoltura alle Azzorre, cenni storici


La viticultura alle Azzorre risale al 1450 quando le isole furono scoperte, fu introdotta dai frati francescani. Oggi sulle nove isole che compongono l’arcipelago delle Azzorre ci sono circa 250 viticoltori, la gran maggioranza dei quali è concentrata sull’isola di Pico. Le vigne sono frazionate e frammentate, la dimensione media dei vigneti è di meno di un ettaro. I vini delle Azzorre godevano di una certa fama e prestigio già nel 17-18 secolo e venivano esportati in Nord Europa e nell’Impero Russo. Le leggende narrano che dopo la rivoluzione del 1917 erano trovate vecchie bottiglie di “ Verdelho de Pico” nella cantina dello zar. La viticoltura era diffusa in tutte le nove isole dell’arcipelago ma dopo la fillossera, arrivata qui nel 1857 è stata ripresa solo sulle isole di Pico, Terceira e Graciosa. Ci sono due cooperative, una delle quali, Pico Wines produce circa 60% dei vini fatti sull’isola.

Viticoltura alle Azzorre


Pico, un terroir unico


Il luogo di maggior interesse a livello di viticoltura nell’arcipelago è indubbiamente l’isola di Pico dove sono concentrati la grande parte dei vigneti. L’isola porta il nome del vulcano Ponto do Pico che con la sua vetta di 2300 metri è il punto più alto del Portogallo. A livello geolologico i terreni di Pico sono composti prevalentemente di lava basaltica dal colore nero impenetrabile che conferisce caratteristiche uniche ai vini. Suolo e sostanza organica sono praticamente quasi inesistenti. Poche altre piante oltre la vite riescono a soppravivere in condizioni cosi estreme.

Le viti crescono con grande fatica praticamente sulla lava basaltica, i terreni sono talmente poveri che la pianta stenta a sopravvivere, dando rese molto basse, ma di impressionante intensità e sapidità. Le rese a Pico sono di circa 20-21 hl/ ha, di gran lunga inferiori a quelle sulle altre isole dell’arcipelago. Si narra addirittura che nel passato veniva importato del suolo dalle isole vicine o dal continente e che si barattava un barile di suolo per un barile di vino. In questo terroir drammatico, unico, estremo nascono i vini vulcanici delle Azzorre.


I currais


I currais sono i singolari muretti a secco fatti manualmente per proteggere le viti dai forti venti salati provenienti dall’Atlantico. Hanno la forma di un labirinto, nel passato arrivavano anche all’altezza di 3-4 metri, cosa oggi molto rara. Dal 2004 fanno parte del patrimonio UNESCO. Conferiscono al paesaggio un ineguagliabile, misterioso fascino e sono testimonianza di una viticoltura arcaica. Visti da lontano sembrano le rovine di qualche antica civiltà. Sono simili come concetto alla geria di Lanzarote, ma la forma è diversa, i muretti a Lanzarote sono di forma ovale, mentre i currais assomiglino appunto più ad un labirinto. Le viti sono coltivate ad alberello basso, normalmente l’uva si trova praticamente a terra, o meglio, sulla lava basaltica in questo caso, dato che a Pico il concetto di suolo è un po’ diverso dal nostro. La coltivazione di un vigneto a currais richiede molto lavoro manuale. La meccanizzazione qui è in pratica un concetto del tutto sconosciuto.

I currais, muri di protezione per i forti venti dell'oceano


I vitigni


Sull’isola si trovano diverse varietà autoctone, la maggior parte a bacca bianca. Di particolare interesse l’Arinto dos Acores, varietà che si trova solo sull’isola, da non confondere con l’Arinto sul continente con cui nonostante i nomi vicini non ha legami. Verdelho e Terrantez do Pico sono le altre due varietà principali locali.

L’Arinto oggi è ampiamente presente sull’isola di Pico in quanto produttivo e resistente alle malattie. Il Verdelho qui ha una lunga tradizione di coltivazione, a partire dal 15 secolo, insieme all’isola di Madeira, le Azzorre sono uno dei luoghi dove questo vitigno trova la sua massima espressione. Il Verdelho delle Azzorre è comunque molto diverso dal Verdelho sul continente, il vitigno che più gli si avvicina come tipologia è l’Alvarinho galiziano. Il Terrantez do Pico è un vitigno molto raro e particolare, dal sapore molto intenso e fruttato, ma delicato e difficile da coltivare. Oggi rappresenta circa il 2% dei vigneti, ma l’interesse verso la varietà è alto e si pensa di aumentare le superfici ad essa destinate.

Sull’isola ci sono anche vitigni a bacca rossa come Syrah, Cabernet e Saborinho soprattutto ma li ho trovati meno intriganti dei bianchi in cui la natura vulcanica dell’isola emerge maggiormente.

Viticoltura alle Azzorre


La sfida con l’Oceano


La grande sfida per i viticultori delle Azzorre rimangono i venti salati dell’Oceano, il sale che praticamente brucia le piante. Come racconta Thomas Grundmann, enologo di Pico Wines: “Ogni 3-4 anni perdiamo la vendemmia. Le Azzorre hanno una posizione particolare, si incontrano venti caldi tropicali e venti freddi. Qui il vento può essere molto violento e salino, il sale in combinazione con il sole ha un effetto devastante sulle piante, praticamente le brucia. I currais servono infatti per proteggerle dai venti violenti, ma in certe annate ciò non è sufficiente”.


Il clima


Le Azzorre hanno un clima mite marittimo, le temperature medie sono di 16-18 gradi. Il tempo può variare molto rapidamente, capita che nel corso della stessa giornata si sperimentino più o meno tutte le stagioni. Di rado si assiste a piogge prolungate, generalmente sono piogge rapide.


Il sapore delle Azzorre


Ciò che distingue i vini bianchi delle Azzorre e li rende unici è il loro teso, drammatico carattere vulcanico. La sapidità al primo posto, ciò che viene descritto come “mineralità” di un vino, le note salmastre, sapide, tendenti al metallico in certe occasioni. La sapidità dei vini delle Azzorre rispetto a quelli del continente è una sapidità rocciosa, pungente, quasi piccante. Confrontare questi due tipi di sapidità sarebbe come confrontare il lieve profumo marino del Mediterraneo con il violento odore salmastro e iodato dell’Oceano.

Le acidità nei bianchi di Pico sono sempre vibranti e cristalline, attorno ai 6 gr/l, bocche fresche, con una bella tensione e un finale lungo, sapori intensi, testimoniano lo sforzo della vite per dare i suoi frutti nonostante le avversità. Di certo vini di carattere e grande personalità, anche se sono ancora alla ricerca del mio coup de coeur. La similitudine più vicina che mi verrebbe da fare pensando ai bianchi delle Azzorre è con l’Assyrtiko di Santorini con la sua acidità tagliente e cristallina e vibrante natura vulcanica. I vini delle Azzorre sono forse ancora più nervosi di quelli di Santorini, ancora più tesi.

Sull’isola si fanno anche dei vini dolci e dei vini fortificati alcuni dei quali di notevole pregio. Una cosa è certa, le Azzorre sono un luogo di tenere sott’occhio. In particolare se si è alla ricerca di sapida mineralità vulcanica, tagliente acidità e scoperte sempre nuove per il cuore e il palato, vini e luoghi da sogno.
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#3 Commenti

  • Ugo Brugnara

    Ugo Brugnara

    Grazie, Nicoletta, per avermi fatto conoscere uve e vini "eroici" dove il lavoro dell'uomo, spesso manuale, deve essere necessario e faticoso. Dando per scontata l'eccelsa qualità, penso che il costo per bottiglia debba essere non banale. Complimenti, Ugo Brugnara.

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    #1
  • Roberta Zennaro

    Roberta Zennaro

    molto interessante grazie. tra tre mesi esatti vado a vedere poi vi aggiorno. roberta gamberettarossa

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    #2
  • Nicoletta Dicova

    Nicoletta Dicova

    Grazie Roberta! e buon viaggio :)

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    #3

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