Vino bulgaro, intervista a Margarita Hristova Levieva

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Vino bulgaro, intervista a Margarita Hristova Levieva
Margarita Hristova Levieva è caporedattore delle riviste "Enologia e Viticultura" e "BG Wine", nonche membro della giuria del Concours Mondial de Bruxelles. In esclusiva per Vinix la sua prima intervista in Italia.

Marga, lavori nel mondo del vino da circa 40 anni, molte cose sono cambiate per il vino bulgaro in questo periodo, quali sono secondo te i cambiamenti più importanti? ​

Ho cominciato a lavorare nel mondo del vino subito dopo il liceo, nel lontano 1977 sono stata assunta come bibliotecaria all'Istituto di Ricerca sul Vino a Sofia, questo è stato il mio primo impiego. All'epoca avevo 19 anni e ancora non mi interessavo né di vino, né di degustazioni. Ero iscritta al primo anno della facoltà di filologia all'Università di Sofia e la letteratura era la mia grande passione. Ho accettato questo incarico proprio per i libri: mi attirava l'idea di poter essere circondata da libri, pur essendo su un argomento specifico a me all'epoca sconosciuto. Così ho cominciato non solo a ordinarli e a darli ai lettori, ma anche a sfogliarli, all'inizio per pura curiosità. Col tempo ho cominciato a sviluppare sempre più interesse verso la materia e pian piano il vino è diventato per me professione e grande passione.

All'epoca ero la più giovane nell'Istituto sul Vino in cui lavorano oltre 120 ricercatori specializzati. Esisteva un grande reparto dedicato alla raccolta di dati e informazioni in cui si elaboravano e si archiviavano i dati provenienti da oltre 120 edizioni periodiche internazionali. All'epoca in Bulgaria si faceva molta ricerca accademica e scientifica sul vino e il Paese era all'avanguardia.

I cambiamenti avvenuti dopo il 1989 non sono stati positivi per il settore agricolo, in particolare per quello vitivinicolo, ma di quello parleremo più avanti. ​Vorrei raccontare prima di un altro periodo della storia del vino bulgaro, quello degli inizi del XX secolo. E' risaputo che il popolo bulgaro è erede della millenaria cultura e tradizione vinicola dei Traci, risalente a circa 5000 anni fa. Poco si sa invece dello sviluppo della moderna viticoltura ed enologia bulgare dopo la liberazione dagli ottomani nel 1878.



All'inizio del XX secolo si pongono le vere basi per lo sviluppo dell' industria del vino bulgara. Fatto curioso è che ancora prima di votare la propria costituzione, il giovane Stato bulgaro aveva già messo in atto una legge che regolamentava il commercio di vino e distillati sul territorio del Paese. All'inizio del XX secolo vengono fondate le prime cooperative agricole e le prime cantine moderne. I bulgari più benestanti mandavano i propri figli a studiare viticoltura ed enologia in Francia che al ritorno applicavano le conoscenze acquisite all'estero sul proprio territorio.

Si assiste ad una rapida crescita del settore. Ovviamente sia la crisi della fillossera, sia l'agricoltura frazionata del giovane Stato rendono più difficile questo processo, ma non possono arrestarlo. Nel 1897 in Bulgaria ci sono circa 114.815 ettari di vigna, dopo la crisi della fillossera, nel 1919 essi sono quasi 3 volte meno (43.189 ettari). Il reimpianto di vigneti comincia a partire dal 1944 , si arriva a 152.779 ettari di cui 28 885 destinati a uva da tavola e 128.838 a vino (sopratutto le varietà locali Pamid, Gamza e Dimiat).

Il settore continua ad essere molto frammentato: 97,5% dei produttori, ovvero 475.081 piccoli proprietari terrieri hanno vigne di dimensioni inferiori a 1 ettaro. Questa è la situazione nel Paese nel dopoguerra.


Il periodo comunista spesso si vede da fuori come completamente negativo, secondo te in questo periodo ci state anche delle cose positive per il settore vino? Raccontaci qualcosa in più di quei tempi.

Per come la vedo io, in Bulgaria non c'è mai stata una forma di comunismo vera e propria. Dopo le devastanti guerre nel Paese si è imposto un regime di tipo socialista, in un certo senso con idee progressive per l'epoca. Oggi, a distanza di 30 anni, possiamo valutare oggettivamente questo periodo, per me i risvolti positivi per il settore vino sono stati più dei negativi. La cosa più importante occorsa durante questo periodo è quando, nel 1947, viene fondato il Monopolio sulle bevande alcoliche tramite cui lo Stato controlla la produzione ed il commercio di alcohol.

Si cominciano a consolidare i vigneti e a creare cooperative, questo processo è particolarmente intenso dal 1955 al 1965. Le superfici più grandi permettono di introdurre nuove tecnologie moderne e di meccanicizzare il lavoro in vigna. Cambia anche il genere di vitigni piantati, si piantano sopratutto Cabernet Sauvignon, Merlot e Pamid, che rappresentano l'87% dei vitigni rossi della regione. Per quanto riguarda i bianchi, i più piantati sono Rkatziteli, Misket, Muscat Ottonel, Dimiat e Risling italico che rappresentano l'80% del totale dei bianchi.

Si comincia quindi a lavorare anche sulla zonazione viticola del Paese e si costruiscono grandi cantine capaci di soddisfare la crescente domanda di vino. All'epoca la Bulgaria esportava  il 75% della propria produzione di vino e distillati, il 90% dell'export destinato ai Paesi del blocco sovietico. ​Il settore vino era tra quelli prioritari per l'economia del paese e lo Stato ha investito all'epoca grandi risorse in molte direzioni: educazione specializzata, ricerca universitaria, preparazione e formazione sul campo. ​

Nel 1978 quando ho cominciato a lavorare nel settore era appena entrata in vigore la nuova legge che regolamentava la produzione dei vini a regime DOC. Si esaminavano i terreni vocati, i ricercatori avevano elaborato guide teoriche e pratiche dettagliate della produzione vinicola in base alle specifiche dei terroir bulgari. Già negli anni '80 in Bulgaria si producono vini di alta qualità, non solo prodotti di massa. La verità è che in quegli anni il nostro era un Paese molto sviluppato dal punto di vista vinicolo.



​Il 10 novembre 1989 quando sono arrivati i grandi cambiamenti politici in Bulgaria si lavoravano circa 1.150.000 tonnellate di uva all'anno di cui l'87% destinate a vino, i vigneti erano concentrati in 437 grossi blocchi di cui il 48% destinati alla produzione di vini rossi e 52% ai bianchi, si producevano oltre 500 milioni di litri di vino all'anno. Negli ultimi 25 anni come risultato dell'errata politica di privatizzazione, gli ettari destinati alla vigna si sono ridotti a 60.000 con la possibilità di crescere arrivando fino a 80.000.


La Bulgaria è uno dei Paesi con più lunga storia di produzione vinicola al mondo. Quali sono secondo te gli elementi chiave dell'identità del vino bulgaro? Cosa lo rende unico?

​I volumi di produzione oggi sono ridotti più o meno come ai tempi della fillossera e sono distribuiti tra centinaia di produttori. Con una tale stuttura frammentata del reparto vino, l'unica strada vincente è quella dei vini di qualità che puntano sul carattere unico dei diversi terroir bulgari. Nei confini delle 4 principali zone vitivinicole del Paese si distinguono 2 zone a regime IGT e 55 zone a regime DOC.

Negli ultimi anni in Bulgaria sono state introdotte anche varietà straniere più insolite che si prestano molto bene alle condizioni pedoclimatiche locali come Marsanne e Rousanne, Carmenere, Cabernet Franc, Chenin Blanc, Tempranillo ecc. I produttori oggi cercano varietà straniere che qui riescano a dare vini dal carattere distinto, sono cresciuti anche gli etttai dedicati ai vitigni autoctoni quali Mavrud, Shiroka Melnik, Misket, Dimiat, Gamza, Pamid. Ogni azienda vinicola cerca di creare un proprio stile e un'immagine ben definita.

Ciò che rende unico il vino bulgaro secondo me è la combinazione della sua tradizione millenaria unita ad un'enologia moderna. Enologi che hanno ereditato dai loro attentati conoscenza, esperienza e storia, contribuiscono a produrre oggi vini di carattere e spessore. Anche in Bulgaria come nel resto del mondo si fa molta ricerca sui suoli e sui terroir, la scelta dei vitigni e dei luoghi dove si pianta è molto accurata, allo scopo di riuscire a produrre vini il più possibile di territorio.

I nostri rossi sono generosi, esuberanti e profondi e rispecchiano il nostro carattere balcanico, mente i bianchi sono sottili, freschi e minerali. ​Oggigiorno il mondo è aperto e globale e per i nostri produttori ed enologi è molto più facile confrontarsi con ciò che succede nel resto del mondo e tenersi aggiornati, molti vini bulgari sono stati premiati a prestigiosi concorsi internazionali.




La Bulgaria ha interessanti varietà autoctone, in quali varietà vedi maggior potenziale? ​

Ogni varietà autoctona è ricchezza. Nel periodo socialista si faceva anche molta ricerca nella sfera della selezione clonale per sviluppare varianti nuove più resistenti alle malattie, più produttive o dalla maturazione più precoce. Questo è per esempio il caso con la Melnik 55, varietà ibrida sviluppata dall'Istituto del Vino di Pleven per risolvere le problematiche della Shiroka Melnik, che ha una maturazione tardiva comportando quindi maggiori rischi per la raccolta.

Parlando di vitigni che hanno resa celebre la Bulgaria, oltre ai vini a base di Melnik, l'altro vitigno che non si può non menzionare è il Mavrud, da cui si ottengono rossi profondi, concentrati e voluminosi da lungo invecchiamento. Tuttora il Mavrud è uno dei cavalli di battaglia dell'enologia bulgara. Secondo alcuni esperti stranieri i vitigni autoctoni bulgari danno risultati migliori se assemblati con varietà internazionali, negli ultimi anni sono stati fatti comunque anche dei vini monovarietali di notevole pregio.


Quante sono attualmente le cantine in Bulgaria? Quante di loro sono piccole e quante sono le grandi?

​Secondo i dati forniti dall'Istituto Nazionale del Vino oggi nel Paese ci sono oltre 260 cantine ufficialmente registrare, di cui 10% sono di dimensioni grandi.


Quali sono attualmente i mercati principali del vino bulgaro? Quali credi che saranno i mercati del futuro?

​25 anni fa la Bulgaria era conosciuta e aveva una reputazione sopratutto nei Paesi dell'Unione Sovietica. Ciò nonostante il nostro vino si esportava già allora in circa 50 Paesi. Negli anni 80 Il Cabernet Sauvignon bulgaro godeva di un gran successo sul mercato inglese grazie al suo ottimo rapporto qualità/prezzo. Anche nei Paesi scandinavi godeva di buona reputazione. Successivamente la Bulgaria perse la sua posizione su questi mercati per diversi motivi. Oggi l'industria del vino bulgara vive un momento positivo di rilancio e rinascita. Ha preso una nuova direzione, si cerca di produrre vini di qualità e carattere.

I mercati principali oggi sono la Russia, la Polonia, la Romania, la Repubblica Ceca, la Germania, la Slovacchia ed il Regno Unito. Anche i Paesi scandinavi ed il Benelux stanno crescendo come mercati. Mercati nuovi per il vino bulgaro sono Paesi come la Cina, il Giappone, l'India, gli Stati Uniti. La Camera Nazionale del Vino attualmente sta lavorando sul suo secondo progetto di promozione dei vino bulgaro negli USA e Cina che sta dando risultati. ​


Lo scorso anno in Bulgaria si è svolto Concours Mondial de Bruxelles, tuo sogno di vecchia data per cui hai lavorato molto. Per un Paese piccolo come la Bulgaria è un onore ospitare un concorso così grande e prestigioso. Come valuti gli effetti del Concorso, ritieni che esso abbia contribuito a migliorare l'immagine del vino bulgaro agli occhi del mondo?

​Si, il Concours Mondial de Bruxelles era davvero il mio grande sogno. Dal 1989 in poi la Bulgaria stava rischiando di cadere nell'oblio e non veniva più considerata tra i più importanti paesi produttori di vino. Nel periodo socialista in Bulgaria già si svolgeva regolarmente un noto concorso internazionale di cognac e brandy sotto l'egida di OIV (l'Organizzazione Internazionale del Vino e della Vigna) ed anche diversi forum scientifici internazionali. Con gli anni queste buone pratiche sono state perse.

Sono stata invitata a prendere parte nella giuria di Concours Mondial de Bruxelles nel 2012 e da allora è diventato il mio sogno portarlo nel nostro Paese. Nel 2016 questo sogno si è realizzato, grazie anche a diverse istituzioni che l'hanno voluto fortemente come la Camera del Vino Nazionale in primis per la quale lavoro e anche grazie ad una volenterosa donna bulgara, Meglena Mihova che importa vini bulgari nel Benelux. Questo concorso ha contribuito ad una riscoperta della Bulgaria: della giuria composta di 320 persone, solo una quindicina sapevano del vino bulgaro o avevano già visitato il Paese. Sono molto grata a Thomas Costenoble, direttore del Concorso, per la fiducia che ha avuto in noi e per questa opportunità unica data al vino bulgaro.

Basti considerare il fatto che ancora oggi a distanza di un anno continuano ad uscire pubblicazioni e recensioni sulla stampa specializzata internazionale e nessuna è negativa. Il livello di interesse verso il Paese e i suoi vini ora è diverso. Gli operatori di settore hanno avuto la possibilità di vedere con i propri occhi le terre dei Traci e gli artefatti comprovanti la storia vinicola millenaria del nostro Paese. Hanno potuto anche conoscere il vino bulgaro moderno ed esplorare le possibilità commerciali.

Credo che la Bulgaria, con la sua natura, folclore e tradizioni uniche sia stata una sorpresa e una scoperta per tutti. Altro fatto importante, il 42% dei vini bulgari che hanno partecipato al Concorso sono stati premiati, a conferma degli alti standard qualitativi che ha raggiunto il paese sotto il profilo vitivinicolo. Sono convinta che i successi ottenuti al concorso abbiano rafforzato l'immagine positiva della Bulgaria all'estero.




Nel mese di giugno in Bulgaria si svolgerà un altro forum enologico molto importante, la quarantesima edizione del congresso OIV. Credi che porterà ulteriori effettivi positivi per il Paese?

Si, credo che il fatto che la Bulgaria ospiterà questo importante forum sia conseguenza del nostro successo come Paese ospitante del Concours Mondial de Bruxelles nel 2016, o meglio, penso che il concorso abbia facilitato la nostra candidatura. Sono convinta che questo forum aiuterà la comunicazione dei produttori bulgari con il resto del mondo e che porterà nuovi estimatori dei nostri vini e della nostra natura unica.


Secondo te la Bulgaria ha del potenziale per svilupparsi come destinazione del turismo del vino? Cosa la rende attrattiva e unica da questo punto di vista?

La Bulgaria ha un grande potenziale come destinazione del turismo del vino, della gastronomia e del benessere. Il Paese ha un'eredità culturale unica, natura incontaminata e maestosa, tradizioni, musica e folclore singolari. Pochi sanno che la Bulgaria insieme all'Islanda sono i due Paesi più ricchi di sorgenti termali in Europa. Abbiamo molto da mostrare al mondo come destinazione turistica ed enogastronomica. Le cantine sono ben preparate per ricevere visitatori, il personale parla diverse lingue e spesso si offrono dei pacchetti che includono anche aspetti riguardanti la gastronomia e le tradizioni locali.

Ultima domanda, credi che il vino bulgaro possa avere successo in un Paese come l'Italia? Che cosa vorresti dire ai nostri lettori italiani?

L'Italia è un Paese con grandi tradizioni nella produzione di vini di qualità, nonostante ciò credo che il vino bulgaro possa avere successo tra gli amatori e i professionisti del vino italiani. Dicono che la mentalità e i gusti del popolo italiano e del popolo bulgaro siano molto simili, c'è sempre spazio però per qualcosa di nuovo e diverso. Secondo me questa novità potrebbe essere rappresentata dai vitigni autoctoni bulgari dal carattere unico. Auguro ai vostri lettori di poter visitare un giorno la Bulgaria e di assaggiare sul posto i suoi tesori vinicoli.
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