Gelate in Valle d'Aosta

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Gelate in Valle d'Aosta
(immagine di vigne a Morgex; postata su Facebook il 20 aprile dall'azienda Pavese)

Come purtroppo accaduto in molte altre zone d'Italia, anche la Valle d'Aosta ha subito pesanti ripercussioni delle gelate notturne avvenute nella settimana successiva a Pasqua. Già nel 2015 e nel 2016 si era sfiorata questa situazione: penso che molti di noi abbiano in mente le immagini dei vigneti "scaldati" dai fuochi provenienti da Francia e Svizzera. Probabilmente le correnti fredde negli anni passati vennero fermate, o sicuramente mitigate, dalla barriera costituita dalla montagne.

Purtroppo nel 2017 la montagna non è stata amica dei vignerons e dei produttori agroalimentari: nelle notti del 18 e del 19 aprile le temperature sono andate abbondantemente al di sotto dei 0 gradi, raggiungendo anche i -5 in alcune zone. Oltre alle viti sono stati pesantemente colpiti anche i meleti, provocando danni enormi anche in questo settore. Le cause, oltre alle temperature rigide, sono in parte da addebitarsi a un clima pazzo che a marzo ha visto un'esplosione anticipata della primavera, cosa che non era accaduto negli anni precedenti, dando così il via a uno sviluppo vegetativo assai precoce: un anticipo di circa 10-20 giorni a seconda delle varie tipologie.

Sentito telefonicamente Stefano Celi, presidente della Vival, associazione che raggruppa sia le cantine sociali sia un buon numero di produttori privati, abbiamo provato a quantificare i danni: a livello regionale si parla di una perdita di produzione stimata intorno al 50-60% ma con significative differenze tra le varie zone della piccola regione tra le montagne.

Andando nello specifico questo è il quadro che emerge:
  • in alta Valle (Morgex e la Salle) si stima una perdita totale della produzione;
  • in media Valle la situazione è leggermente più complessa e a macchia di leopardo: la zona dell'Enver, ovvero la parte sulla destra orografica della Dora, nei comuni di Aymavilles e Jovencan si parla di una perdita pari al 70-80%; una cifra analoga, forse leggermente inferiore, viene stimata dall'altra parte del fiume, nei comuni si Saint Christophe, Nus e Chambave. Si sono parzialmente "salvati" alcuni comuni a ridosso di Aosta: ma le prime cifre parlano di una perdita del 50%;
  • la bassa Valle è l'unica zona che sembrerebbe aver resistito, seppure alcune gelate si siano registrate nei comuni di Arnad e Montjovet: ma qui sono stati colpiti alcuni vigneti nelle zone più esposte, toccando vitigni internazionali come il syrah, il pinot noir e lo chardonnay. Il picotendro, forse anche grazie alla coltivazione a pergola, non ha registrato alcuna gelata e la produzione sembrerebbe del tutto salva.

Ovviamente queste sono stime a distanza di tre settimane: non è possibile avere dati assolutamente certi, a maggior ragione se si considera che da metà aprile in poi non si è mai registrato un sensibile aumento delle temperature che permettessero di vedere la reazione delle piante. Anzi, pioggia e basse temperature, hanno frenato tutto lo sviluppo vegetativo e addirittura, in bassa Valle, si stanno creando le condizioni per lo sviluppo dell'oidio.

Sta di fatto che nel 2017 la produzione vitivinicola della Valle d'Aosta è pesantemente compromessa: bisognerà vedere gli effeti anche nel lungo periodo e valutare se questo fenomeno avrà ripercussioni anche sulle annate successive.
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