Sicilia en primeur, manca solo un po' di coraggio

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Sicilia en primeur, manca solo un po' di coraggio
Sicilia En Primeur, l'anteprima dei vini siciliani organizzata da Assovini Sicilia, ha chiuso la sua 14esima edizione. Io ho chiuso la mia decima, o giù di lì. Il numero dei vini in assaggio è cresciuto in maniera esponenziale. Ricordo che le prime volte avevamo un "tutor di eccellenza", spesso un enologo di fama che guidava noi della stampa, nelle degustazioni alla cieca. Si parlava ancora molto di vitigno, meno di territorio. Il Nero d'Avola era il re delle uve sicule. L'Etna era sinonimo di Benanti e del suo bianco Pietramarina. I vitigni internazionali non temevano l'espianto e tutto sommato la Sicilia era ancora una regione altamente produttiva che regalava vini "esotici". Non si chiedeva molto a queste beve, perché si giocava su un campionato diverso. Era già serie A, ma non era la Champions League, per intenderci.

Anno dopo anno le cose sono cambiate. E' cresciuta l'idea di "isole nell'isola", dove ciascun territorio ha diritto a una sua riconoscibilità, si è cominciato a parlare di altimetrie e di esposizioni, di vitigni autoctoni, addirittura di vitigni reliquie che proprio in questi ultimi anni stanno dando i primi risultati (e ne daranno in futuro). A breve 10 di questi saranno iscritti nel Catalogo nazionale delle viti, come catanese bianca, inzolia nera, lucignola, orisi, prunestra, tra gli altri. C'è un grande investimento sull'ambiente e sulla sostenibilità e soprattutto sull'enoturismo. La carta vincente è quella della "total experience", ovvero vino cibo, arte, natura, accoglienza - e i siciliani sono maestri in questo - dove ogni pezzo costruisce la narrazione del nuovo viaggio in Sicilia in chiave enoica.

La media di visitatori nelle cantine Assovini - circa 80 iscritti - è di 3.500 presenze all'anno. Inoltre più del 90% degli associati prevede la vendita diretta di vino in azienda. Uno dei progetti più interessanti tuttavia è sulla sostenibilità. Si chiama Sicilia Alleanza e mette assieme - al momento - sei aziende (Cos, Terre di Noto, Cantine Settesoli, Planeta, Tasca d’Almerita e Tenuta Santo Spirito) che fanno capo a Sostain, il primo programma specifico di sostenibilità per la vitivinicoltura, volontario e proattivo, nato nel 2010. Le aziende aderenti hanno il dovere di badare “al benessere dei lavoratori e la salute dei consumatori, il coinvolgimento delle comunità locali, la valorizzazione del territorio circostante, la conservazione delle risorse naturali”. (www.sostain.it). Quello che era nato come un protocollo voluto dall'università di Piacenza, è diventato parte integrante del programma nazionale del Ministero dell’Ambiente VIVA per il calcolo degli indicatori Aria, Acqua, Vigneto e Territorio.


Gli assaggi: buona la tecnica, differenze territoriali percepibili, manca solo un po' di coraggio espressivo

In degustazione tecnica le etichette sono state oltre 300. Soprattutto 2016, ma tanto 2015 e, a ritroso, fino al 2011-2010. Confesso di non essere riuscita ad assaggiare tutto (una sola giornata a disposizione e banchetti il giorno dopo). Quindi vi esento dal "listone" e procedo per preferenze, prima i bianchi e poi i rossi. In generale, qualche osservazione: la tecnica ormai è ineccepibile, difficile se non impossibile trovare un vino non corretto. L'attenzione in vigna come in cantina è ormai un dato acquisito e c'è una salubre concorrenza tra aziende che spinge tutte a fare il meglio possibile. Bevibilità e freschezza sembrano essere le caratteristiche principali dei bianchi che, più che inseguire un trend di mercato, vogliono rispecchiare una terra solare ma non assolata. Vi è una ricerca della complessità che non passa necessariamente attraverso i legni o spinte terziarie. Il varietale delle uve gode di un giusto rispetto. Manca ancora un po' di personalità e si riscontra un certo appiattimento, sebbene questo sia verso l'alto. Discorso più variegato sui rossi, con espressioni molto diverse a seconda dei territori. L'uso dei legni è diventato più sapiente, c'è una volontà di longevità nei vini o, al contrario, una convinta ricerca della bevibilità in bottiglie che non necessariamente devono vincere la partita del tempo. In poche parole, non vi sono forzature, si accetta e si valorizza quello che la zona e l'uva danno.  

I vini bianchi


Doc Etna Bianco Superiore Pietramarina 2013 - Benanti
Di nuovo una grande annata per "Il Bianco dell'Etna", il primo, il più famoso e spesso tra i più buoni da sempre, ovvero da 30 anni. Il primo naso è tarato sulla freschezza citrica degli agrumi che, poco dopo, diventa candita. Si intuisce già una certa densità che ritroveremo in bocca. L'entrata infatti è materica, pur se non pesante, sa di ginestra e ha i primi accenni di note idrocarburiche. Finale di una sapidità infinità.

Doc Etna Bianco Contrada Calderara 2015 - Cottanera
Ha quell'anno in più di bottiglia che fa bene al Carricante. Iniziano infatti a delinearsi note complesse di fumé e di zeste candite di limone. Richiama la brace spenta ed è coerente in bocca, dove profumi minerali e di cenere fanno ritorno. Nonostante le linearità dei sentori, il vino non è affatto monocorde, anzi, si distende magnificamente sul finale. Potremmo dire una beva "tosta", per coloro che non cercano frutti&fiori a tutti i costi.

Doc Etna Bianco Arcuria 2015 - Graci
L'eleganza che arriva a piccoli passi, senza imporsi. Un naso discreto e intrigante un po' alla volta, che fa emergere note di erbe secche, fieno e fiori di campo - margherita e camomilla. In bocca colpisce per lunghezza, sapidità e per il finale balsamico.

Doc Etna Bianco 2015 - Pietradolce
Di una balsamicità unica, una beva che sa di bosco e che al naso e in bocca rimanda al profumo degli abeti. Poi ci sono anche un leggero ematico, la carne, la brace, la cenere. In terza battuta arriva il sentore di felce, di muschio e di roccia. Un vino multilivello

Doc Etna Bianco Superiore 2016 - Barone di Villagrande
Primo naso "dolce" di mughetto e lavanda, poi entrano sentori salati e freschi. La pietra focaia domina, circondata anche da profumi di glicine. Verso la fine colpisce per balsamicità e note nette di roccia e gesso

Doc Etna Bianco A'Puddara 2015 - Tenuta di Fessina
Un vino super verticale, molto teso, che spinge tanto su acidità e freschezza. Speziatura di pepe bianco e timo sul finale. Giovanissimo e un po' di morbidezza che arriverà con il tempo non potrà che fargli bene.

Doc Etna Bianco Fondo Filara 2015 - Nicosia
Qui c'è anche un 40 per cento di Catarratto, oltre al Carricante. Vino di particolare intensità, al naso come in bocca. Punta più alla struttura che all'eleganza e ha una grassezza piacevole che rimanda al burro, alla crosta di pane e ai primi sentori idrocarburici.

Doc Etna Bianco Terre Erse 2015 - Tenuta di Fessina
(Carricante e Minnella). Non esplode al naso e si rivela un vino progressivo che sale soprattutto in bocca. Esempio filologico di come da un'uva sostanzialmente neutra, si possano ottenere sensazioni intriganti come quelle minerali, fumose e sapide.

Doc Sicilia "Del Masso" 2016 - Feudo Montoni
(Catarratto). Uva non ancora valorizzata al meglio, ma che, se lavorata al meglio come fa da tempo Feudo Montoni, può dare grandi soddisfazioni. Il suo Catarratto - dell'entroterra siciliano ma piantato a 500/600 metri di quota - è complesso già dal naso, ma non austero. Ha sentori di roccia e di balsamico, poi pesca bianca e canfora.

Doc Sicilia Beleda 2015 - Cantine Rallo
(Catarratto). Altra interpretazione più occidentale di questo vitigno che cresce nelle calde terre dell'Alcamese ma su terreni sabbiosi. Salatissimo, teso e verticale. Molto citrico al naso e al primo sorso. Sensazione che si stempera poco dopo con un'idea di candito.

Igt Sicilia Bianco 2016 - Barone di Villagrande
(Catarratto, Rucignola, Malvasia delle Lipari)
Un bianco prodotto nella "dépendance" eoliana della cantina etnea di Milo.
Fresco, vivace, salino e aromatico - sa tanto di salvia - ma soprattutto lunghissimo e persistente.

Doc Menfi Chardonnay 2015 - Planeta
Un super classico della rinascita enoica della Sicilia. Un vino però che negli anni ha cambiato veste, alleggerendosi nel legno e nella beva. Oggi sa di limone e cedro, richiama sentori di erba secca e paglia; bocca cremosa e al contempo sapida e fresca. Un vino avvolgente e ancora giovane.

Igt Terre Siciliane Kados 2016 - Duca di Salaparuta
(Grillo). Fieno e spighe. Note verdi e balsamiche, naso invitante ed elegante; in bocca ricco ma non eccessivo. Disteso su un finale che di rivela lungo e profumato.

Igp Terre Siciliane Il Coro 2016 - Fondo Antico
(Grillo). Che ricchezza questo vino che si distingue per profumi e sapori. Sì, un vino saporito e che, nonostante venga da un territorio caldissimo come quello del Marsalese - riesce a preservare freschezza, acidità e sensazioni iodate che danno una bella spinta alla beva. Anche note di nocciola tostata, di fumo e di spezie. Un vago ricordo di Marsala Vergine...

Igp Terre Siciliane Vigna di Pettineo 2015 - Maggio Vini
(Grillo). Zeste candite di limone, nespola, toni sulfurei, erba secca, In bocca tanto lungo e minerale. Un accenno di profumo terziario che lo caratterizza.

Igt Terre Siciliane Peloro Bianco 2016 - Le Casematte
(Grillo e Carricante). Oro carico di colore e complessità anche al naso e in bocca. Limone e burro, denso e cremoso al naso; in bocca invece emerge la grinta fresca e acida. Tanta, tantissima macchia mediterranea. Anche iodato sul finale.

Doc Sicila Zagra 2016 - Valle dell'Acate
(Grillo). Una versione che gioca soprattutto sull'eleganza e meno sulla potenza. Sa prima di un fiore come il glicine e poi di un'erba come la lavanda. Chiude un po' presto, ma ha una beva immediata e piacevole.

Doc Sicilia Nozze d'Oro 2015 - Tasca d'Almerita
(Inzolia e Sauvignon Tasca). Il vino di classe e da aspettare. Il naso cremoso è invitante e stimola la beva. Una bocca più suadente del naso con una struttura che riecheggia una trama tannica. Complesso ma anche di una gioventù che lascia presagire una bella evoluzione.


I vini rossi

Doc Etna Rosso 2014 Laeneo - Tenuta di Fessina
Solo Nerello Cappuccio - sono pochissime le aziende etnee che lo propongono in purezza - per un vino che vuole essere innanzitutto "gastronomico", saporito e da abbinare ai piatti di questa terra - carni in primis. Colpisce per il colore piuttosto intenso e per i profumi di viola e frutti rossi. In bocca è sapido e balsamico, dal finale di prugna. Un vino croccante.

Igt Terre Siciliane Lavico 2013 - Duca di Salaparuta
I suoi primi quattro anni affiorano nella ciliegia matura, in un centro bocca che sa di cenere e grafite, ma la freschezza regge grazie a profumi di erbe aromatiche e sentori balsamici. Anzi, la beva è ancora un po' verde, il che indica che vi è una promessa di longevità. Intanto i tannini sono morbidi e setosi.

Doc Etna Rosso 2015 - Graci
Un vino "botanico", per la grande presenza di sentori di erbe e fiori endemici. I profumi che senti nel vino sono gli stessi che avverti girando per il vulcano in primavera: macchia mediterranea, ginestra e bacche. Poi arriva la china, la frutta nera come il mirtillo, ma senza inspessire la beva. Il tutto rimane elegante e in equilibrio. Tannini avvolgenti e finale lungo.

Doc Etna Rosso Vigna Barbagalli 2014 - Pietradolce
Colore intenso, più carico dei Nerello consueti, naso di visciole e viola, tanta macchia mediterranea. Ha un cuore di note profonde ed eleganti. Bocca armonica e che riprende i sentori del naso. Tannini ancora nervosi, ma non ruvidi. Bocca densa e materica.

Doc Etna San Lorenzo 2015 - Girolamo Russo
Naso "wild", selvaggio, scalpitante, cuore scuro ma ricco di acidità. La bocca è piena e polposa. Una beva vivace che sa di menta e cacao amaro. Lunghissimo e minerale. Alla ricerca di un'armonia che non si farà attendere a lungo, ma intanto è un vino che si diverte a lasciarsi scoprire sorso dopo sorso.

Igt Terre Siciliane Peloro Rosso 2015 - Le Casematte
(Nerello Mascalese, Nocera). Equilibrio perfetto tra bevibilità e complessità. C'è la visciola, il pepe, il mirto. In bocca è sfaccettato: prima la vivacità del frutto con il suo profumo netto e vinoso, poi la meditazione grazie a note più minerali e sapide.

Doc Sicilia Donnatà 2015 - Alessandro di Camporeale
(Nero d'Avola). Scuro e profondo, anche un accenno di ematico, carne alla brace, liquirizia e china. Al centro, il frutto di prugna e mirtillo. Finale di cioccolato alla menta. Beva un po' vintage, austera ed elegante.

Doc Sicilia Vrucara 2013 - Feudo Montoni
(Nero d'Avola) Uno dei primi Nero d'Avola a lavorare sul concetto di "cru", il Vrucara per l'appunto. Didattico nella sua complessità: oliva nera, liquirizia, grafite, profondo e intenso.

Doc Sicilia 2016 - Masseria del Feudo
(Nero d'Avola) Il colore più squillante di tutti, di un viola carico e intenso che preannuncia un naso e una bocca vinosi e croccanti. Bella polpa vivace di frutta e fiori. Poi liquirizia e china. Piuttosto materico. Molto personale.

Docg Cerasuolo di Vittoria Classico 2013 - Terre di Giurfo
(Nero d'Avola e Frappato). Succosissimo e lungo. Frutta rossa netta e ben marcata, ma anche la viola e soprattutto la tipica speziatura delicata del Frappato; pepe bianco e rosa misto a macchia mediterranea.
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