Mercato FIVI a Roma: piccolo report

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Mercato FIVI a Roma: piccolo report
Il Mercato della FIVI (Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti) ha raddoppiato e finalmente, dopo anni di “pourparler“,  anche Roma, dopo Piacenza, ha potuto accogliere sotto un unico tetto i vini prodotti da oltre 200 vignaioli che lo scorso week end sono sbarcati nella capitale non per dar vita ad un vero e proprio melting pot dove le parole fondamentali sono state incontro e condivisione.

La scelta di fare un secondo Mercato a Roma – dice Matilde Poggi, presidente FIVI – nasce dalla volontà della Federazione di coinvolgere sempre più i produttori del sud d’Italia e dalla volontà di creare un’occasione di incontro tra i vignaioli stessi e gli appassionati del Mezzogiorno che magari non sono riusciti a partecipare a quello di Piacenza”.

Animato da spirito stakanovista, e potendo essere presente solo un giorno, ho scelto il sabato per girarmi in tutta tranquillità il mercato la cui disposizione, a prima vista, ha creato qualche problema di orientamento. Infatti, come già sperimentato a Piacenza, i vignaioli non erano distinti per area geografica ma simpaticamente mischiati tra di loro per rispettare queste due logiche: evitare l’assalto alle solite Regioni (Toscana e Piemonte) a discapito di altre apparentemente meno avvenenti e, seconda cosa, far sì che i vignaioli setssi abbiano in ogni mercato vicini di banco diversi al fine di migliorare nel tempo la conoscenza reciproca.

Fivi a Roma 2017

Superato questo primo momento di sbandamento, grazie  allo studio di una mappa dettagliata fornita dall’organizzazione, il mercato è stato esattamente come mi aspettavo: caciarone, disimpegnato, sostanzioso e pieno di calore umano. Quest’ultimo aspetto è sicuramente quello a mio parere più evidente, non tanto tra produttore e appassionato ma, soprattutto, tra gli stessi vignaioli che non raramente abbandonavano la loro postazione per andare a degustare il vino degli altri colleghi con i quali scambiarsi consigli dibattendo al tempo stesso dei problemi comuni che attraverso la stessa Federazione, tutti assieme, stanno cercando di risolvere.

In questo ambito, per dovere di cronaca, va riferito che l’assemblea romana della FIVI, tenutasi domenica scorsa alle 9.00 (temerari) ha richiesto fortemente alle istituzioni una deroga per salvare dall’espianto le vigne di almeno trenta anni d’età nelle Denominazioni di Origine, anche se non conformi ai disciplinari.

Si tratta di vigneti che sono la fotografia di come era il vigneto contadino prima dello stabilirsi delle Denominazione di Origine - spiega Luca Ferraro, consigliere FIVI – e che racchiudono tutto il sapere dei nostri padri. Le varietà minori piantate da chi ci ha preceduto erano ottimi comprimari utili a compensare eventuali problemi nelle annate estreme, come capita sempre più spesso”.

Luca Ferraro, Bele Casel a Fivi Roma 2017

Chiaro, in un solo giorno non ho potuto degustare i vini dei 212 vignaioli presenti (forse neanche 5 giorni sarebbero bastati) per cui, come sempre, mi limiterò a segnalare i miei cinque “coup de cœur” nella speranza che la cosa possa incuriosirvi fino a spingervi a ricercare, magari durante il prossimo Mercato FIVI di Piacenza, queste bottiglie dalla personalità unica.

Cascina I Carpini – Chiaror sul Masso: conosco Paolo Carlo Ghislandi da tantissimo tempo, sia io che lui siamo cresciuti qua su Vinix e mi fa piacere verificare che anno dopo anno il suo progetto di vita nel vino stia crescendo e dando i suoi frutti. Prova ne è questo spumante metodo charmat da uve timorasso provenienti dal Cru “Maddalena” che si conferma un cavallo di razza che sviluppa una struttura importante ma proporzionata tra echi fruttati e sapidità importanti. Consigliatissimo.

Paolo Carlo Ghislandi di Cascina i Carpini preso alla sprovvista da Davide Cocco, ufficio stampa FIVI con Studiocru

Terraquilia – L’Ancestrale Nativo: prodotto a partire da uve pignoletto con un piccolo saldo di trebbiano toscano, questo spumante è prodotto secondo il “metodo ancestrale” ovvero attraverso una rifermentazione in bottiglia, sfruttando l’uso dei tini refrigerati, senza ulteriori aggiunte di zuccheri e lieviti. Il termine "nativo" indica che il vino viene imbottigliato durante la sua prima fermentazione e la sboccatura, esclusivamente à la volèe, avviene dopo almeno 12 mesi di affinamento sui lieviti. Il vino che ne deriva è ricco, torbido, denso di aromi di frutta gialla e caratterizzato da finale tonico e coinvolgente proprio come la sua beva.

Terenzuola – Fosso di Corsano 2016: Ivan Giuliani sta diventando il mio produttore di riferimento per il Vermentino dei Colli di Luni e ancora una volta il Fosso di Corsano, proveniente da uve di due parcelle situate nel comune di Fosdinovo tra i 100 e i 350 metri s.l.m., esprime tutta la sua territorialità dividendosi tra sapidità e aromi di macchia mediterranea.

Piana dei Castelli – Follia 2014: Matteo Ceracchi è un giovane vignaiolo vulcanico e irrituale che nella zona dei Castelli Romani sperimenta continuamente la produzione di vini che di ovvio e standardizzato hanno poco o nulla. Prova ne è questo Follia, grechetto, trebbiano giallo, malvasia puntinata, riesling e sauuvignon, che associa eleganza e la sapidità vulcanica del territorio di provenienza. Matteo ha imboccato la strada giusta, non perdetelo di vista!

Piana dei Castelli, Fivi Roma 2017

Cantina Ricciardi Reale – Càlitro 2013: questa piccola azienda, che abbraccia i comuni limitrofi di Bellegra e Olevano Romano (Lazio), dal 2010 sta lavorando secondo i metodi dell’agricoltura biodinamica e i frutti del loro lavoro che si sviluppano secondo l’equazione vigna-parcella-vino si notano in maniera struggente in questo cesanese di Olevano Romano (100% cesanese di Affile) che toglie ogni orpello dalla sua struttura regalando solo sostanza ed agilità. Bellissima sorpresa all’interno di un territorio che spesso fa rima solo ed esclusivamente con Damiano Ciolli.

Termino questo piccolo report con due considerazioni che in qualche modo si collegano tra loro e fanno riferimento al concetto di Mercato: si vede che noi romani non siamo mai stati a Piacenza oppure il messaggio non è stato comunicato in maniera corretta ma, almeno inizialmente, in pochi avevano capito che si potevano acquistare le bottiglie dai vignaioli presenti. I carrelli all’entrata della manifestazione erano visti in maniera interrogativa da tanta gente che ha recepito il messaggio solo quando lo speaker ufficiale via microfono ha ripetuto più volte che c’era la possibilità di acquistare le bottiglie preferite a prezzi “sorgente”. In questo ambito altra perplessità: spesso la presenza “vigile” dei distributori e degli agenti vicino ai vignaioli non ha permesso ai partecipanti la possibilità di accaparrarsi il vino a condizioni favorevoli. Anzi, ho ritrovato in questi casi gli stessi prezzi di acquisto in enoteca. E’ andata meglio con i vignaioli non distribuiti a Roma che potevano permettersi maggiore libertà. E’ normale, succede, è il commercio baby!

Alla prossima!
 
Qui trovate l'album fotografico con tutti i miei scatti da Fivi Roma 2017.
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