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Mantova Food & Science Festival, la scienza del cibo e del vino in città

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Mantova Food & Science Festival, la scienza del cibo e del vino in città
Riuscite a immaginare una manifestazione sull’agricoltura senza mercati contadini, chilometro zero e inni al cornoletame nelle notti di plenilunio? Riuscite a immaginare una manifestazione sul food senza influencer e #foodporn su Instagram e con tanti chef (veri e famosi) che parlano di scienza e che sono pure simpatici? E una senza retorica e con tanta concretezza, che parla di ambiente ma anche di sostenibilità economica, di come nutrire un pianeta sempre più affollato e dei problemi del comparto agricolo e naturalmente che parla della scienza come strumento per affrontarli, come sempre ha fatto dai tempi dei tempi?

Se siete passati da Mantova dal 5 al 7 maggio 2017 una situazione così l’avete vista con i vostri occhi al primo Mantova Food&Science Festival, promosso da Confagricoltura e organizzato da Beatrice Mautino e dallo staff di Frame. Io c’ero (ho fatto anche delle cose ma parlarne mi imbarazza sebbene aver fatto parte della simpatica macchina da guerra che ha animato il festival mi riempia di orgoglio) e posso testimoniare che, come dice Gene Wilder in Frankenstein jr, “SI PUO’ FARE”. Più di 100 ospiti nazionali e internazionali hanno animato oltre 200 eventi tra laboratori, dibattiti, mostre, conferenze e spettacoli nelle strade, palazzi e teatri della città per riportare il dibattito scientifico nelle piazze e per soddisfare la voglia degli agricoltori (che per una volta, come ha sottolineato Matteo Lasagna presidente di Confagricoltura Mantova, fanno e non chiedono), di cambiare il modo di raccontare il loro lavoro e la fame del pubblico di conoscere l’innovazione e i grandi temi dell’alimentazione, dell’ambiente e del contenuto dei loro piatti.

“Portare il dibattito scientifico di alto livello a contatto diretto con i cittadini si è rivelata una scommessa vincente. In un tempo nel quale tutto si sfiora e quasi nulla si approfondisce, in un tempo di bufale, riuscire ad affrontare temi complessi con linguaggi accessibili a tutti è un atto di generosità e un fatto rivoluzionario” ha dichiarato il sindaco di Mantova Mattia Palazzi alla chiusura del Festival quando sono state confermate le 16.000 presenze. 16.000 persone di tutti i tipi hanno sfidato un tempo inclemente e sono saltate da un evento all’altro. E non pensiate che in giro per Mantova ci fossimo solo noi, nerd della scienza e del cibo, studenti di agraria e ricercatori narranti, non siamo così tanti! Ho visto famiglie, nonni e nipoti, tante scolaresche, giovani e pensionati che sono venuti a Mantova (o che sono venuti in centro, per quelli di Mantova) per imparare e approfondire, scoprendo che la cultura scientifica può essere non solo coinvolgente (del resto è la natura che ci circonda) ma anche divertente.

Un resoconto esaustivo non è facile da fare.
C’è stato il racconto del menù degli astronauti su una stazione spaziale di Luca Parmitano @astroluca e ci sono state la biorobotica, il Plantoide che esplora i terreni comportandosi come la radice delle piante di Barbara Mazzolai dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova (il richiamo a Frankestein non era casuale) e le ricerche di Laura Gasco dell’Università di Torino che sta approfondendo l’uso degli insetti e dei loro allevamenti nel Food ma soprattutto nel Feed (del resto cosa ci sarebbe di strano se si potessero alimentare i polli e i pesci di allevamento con delle larve?). Si è parlato di informazione con Giordano Masini nelle rassegne stampa del mattino curate da Strade del Cibo e del modo distorto, allarmistico e dannoso con cui spesso i temi dell’agricoltura e dell’alimentazione sono trattati dai media e dai social media, diventando controversie e talvolta anche casi di cronaca giudiziaria, dal caso della cancerogenicità delle carni rosse, alle indicazioni anti-alcol del Ministro (anzi della Ministra) della salute britannico, fino alla vicenda infelicemente emblematica della Xylella degli olivi salentini.

La sfida delle biotecnologie è stata tra gli argomenti centrali del Festival: dall’inaugurazione nella quale Maurizio Martina incalzato da Marco Cattaneo, direttore di Le Scienze e di National Geografic Italia, ha dato prova di sé nell’accerchiare il problema ed evitare la parola OGM (e dilla Ministro, non si rischia l’infrazione CE se la si pronuncia!), ha confermato l’apertura del Governo e anche la volontà dell’Italia di avere un ruolo di traino nell'alimentare una sana discussione sulle nuove tecniche di CRISPR e di Genome Editing (abbiamo perso un treno attacchiamoci almeno al prossimo).

Cos’è il CRISPR?
A parlarne a Mantova e a spiegarne caratteristiche e potenzialità è stata Nina Fedorof, una della più importanti genetiste a livello mondiale, due volte consulente scientifica della Segreteria di Stato della Casa Bianca (se ve lo state chiedendo, no il nostro Premier non credo abbia un consulente scientifico e questo spiega effettivamente tante cose) che ha definito la sfida delle biotecnologie un passaggio epocale per l’agricoltura, dopo quelli della rivoluzione agricola avvenuta nella preistoria e della rivoluzione verde del XX secolo, la via per rendere l’agricoltura più sostenibile e per affrontare i cambiamenti climatici e la crescita dei consumi mondiali. CRISPR (molto più difficile da dire di OGM ma che il nostro Ministro ha già imparato a pronunciare, il che promette bene) è una tecnica di miglioramento del DNA molto precisa che consente di trasferire o correggere anche un solo gene (ad esempio quello per la resistenza a una malattia) senza modificare altre porzioni di genoma e lasciando di conseguenza intatto tutto il resto nell’espressione e delle caratteristiche di una pianta o di una varietà. Nina Fedorof ... che ha riempito un teatro e che alla richiesta di Matteo Lasagna di inviare un suggerimento a Maurizio Martina gli manda a dire di “Guardare alla scienza, guardare alla scienza DA VICINO”.

Di miglioramento genetico e resistenza alle malattie della vite ne ha parlato anche Michele Morgante dell’Università di Udine e magari di questo, che ci interessa più da vicino, ne parleremo poi più approfonditamente su questi schermi.

Ma c’è stato anche Ford Denison, docente di Ecologia dell’Università del Minnesota, che ha sottolineato la necessità di studiare i processi evolutivi legati all’introduzione di nuove tecniche e varietà, anche OGM ma non solo, negli ambienti agricoli: “L’utilizzo di organismi geneticamente modificati non è da escludere a priori, ma bisogna assicurarsi che le soluzioni siano sostenibili a lungo termine. Bisogna tener conto non solo di come gli organismi cambiano nel tempo, ma anche di come l’ambiente in cui vivono evolve, anche a causa dei cambiamenti climatici.” ha detto anche lui a un teatro stracolmo.

Non una visione a senso unico quindi, anche punti di vista diversi purché sostenuti da rigore scientifico. Non un rincorrere le tesi antiscientifiche che dilagano e che nel caso dell’agricoltura e dell’alimentazione sono molte, per alimentare il calderone dei flame, ma un modo diretto e trasparente di presentare le cose come stanno, con anche i loro limiti e le loro criticità. Insomma una sola cosa è mancata del tutto al Mantova Food & Science Festival ed è stata la superficialità. Anzi mi correggo due: la superficialità e il sole.
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