Benevento, una città di serie A

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Benevento, una città di serie A
La promozione in A del Benevento è arrivata all’improvviso, perché i giallorossi, che mai erano stati in B prima della scorsa stagione, dopo un solo anno di cadetteria, un po’ per bravura loro e un po’ per demerito altrui, hanno fatto ciao ciao con la manina e sono volati nella massima serie. La cosa dovrebbe farmi felice, se non fosse che, nato e cresciuto nel Sannio, sono da sempre affetto dalla peggiore malattia che possa avere uno che è di Benevento: tifo Avellino, con la sola parziale attenuante delle origini irpine di mio papà.

Tra gli effetti più positivi dell’essere andati in A, secondo taluni, vi sarebbe che d'ora in avanti tutti (o quasi) sapranno finalmente collocare la vecchia Maleventum sulla cartina, arrivando persino a comprendere che Benevento non è "vicino Napoli" (come molti tra gli stessi beneventani, in questi anni, si sono affannati a predicare) e non soltanto geograficamente.

Staremo a vedere. Di sicuro, tralasciando i discorsi calcistici, la "mia" Benevento è un gran bella città e meriterebbe di essere visitata almeno una volta nella vita. Quello che vi suggerisco è un piccolo itinerario, assolutamente non definitivo, alla scoperta di quello che c'è di bello e di buono in città.


Vedere, innanzitutto


Le testimonianze storiche delle diverse dominazioni sulla città sono numerose.
Al periodo romano appartengono il Teatro Romano (risalente all'epoca di Adriano, tra il I e il II secolo d.C., poi ristrutturato da Caracalla) e, soprattutto, l’Arco di Traiano (nella foto, illuminato di giallorosso), costruito tra il 114 e 117 d.C. in onore dell’Imperatore Traiano.

La bellissima Chiesa di Santa Sofia, patrimonio Unesco dal giugno 2011, è invece uno dei monumenti più importanti del periodo longobardo (571-1077). Inaugurata nel 762 D.C., la chiesa ha pianta per metà circolare e per metà stellare e i due corridoi concentrici, creati da pilastri e colonne, vanno a formare un esagono centrale e un decagono esterno. A questo periodo storico risale anche la famosa leggenda delle streghe, in realtà una trasposizione popolare delle riunioni dei soldati longobardi attorno ad un albero di noce, in una località nei pressi di Benevento, durante le quali i militi tentavano di strappare dai rami, con morsi, le pelli di pecora che vi erano state appese.

Monumenti del lungo periodo pontificio (1007-1860) sono, invece, tra gli altri il Duomo e la Rocca dei Rettori, oggi sede della Provincia. Non mancano, infine, produzioni artistiche più recenti. Cito, per esempio, l'Hortus Conclusus, installazione firmata, tra gli altri, dal mio illustre concittadino Mimmo Paladino, realizzata in uno degli orti della Chiesa di San Domenico.


Mangiare


Via Annunziata scorre per buona parte parallelamente al corso principale della città. Poco dopo il Comune (l'attuale sindaco è l’ex ministro della Giustizia Clemente Mastella), al civico 152, c'è il ristorante Nunzia, dal nome della proprietaria. Da non perdere, quando disponibile, il baccalà nelle varie preparazioni (quella beneventana è cucina d'entroterra) e, tra i primi, il delizioso "scarpariello": spaghetti alla chitarra, pomodorini freschi, aglio, olio extravergine e parmigiano.

Rimedia, pur se solo in parte, all'odiosa penuria di una buona pizza in città, il giovane Andrea Lepore, da poco di casa a 08cento24. Studio degli impasti, attenzione alle materie prime e basso profilo per il giovanissimo Andrea. Si cena anche all'aperto, con vista privilegiata sull'Arco di Traiano e a due passi dal corso Garibaldi.


Bere
 

Corso Garibaldi, appunto, è anche via dello shopping e di passeggio. Più o meno a metà, nei pressi della Chiesa di San Bartolomeo, c'è Dionisio Bistrot. Dionisio Mignone è figlio d’arte; come già il papà prima di lui, è un bravo e attento selezionatore del meglio che può e sa offrire la provincia, vini compresi (alla mescita, c'è sempre qualche etichetta di Aglianico del Taburno o Falanghina del Sannio). Nel piatto, tra le altre cose, formaggi e salumi di pregio, italiani e francesi.

A pochi passi da piazzetta Vari, vero e proprio cuore pulsante della movida beneventana, c'è la Bottiglieria. Davide PicarielloGiovanna Serino e Elide Parente sono dietro al bancone a proporre bevute non scontate, non necessariamente dallo stivale italico, con particolare attenzione agli artigiani che fanno vini di territorio. Carta e mescita in continua evoluzione, a testimonianza di un incessante lavoro di ricerca. Qualche piatto dalla cucina, per accompagnare.

Nel quartiere Ponticelli, parte bassa della città, c'è invece il Gastro Bar Elisa, il posto ideale per fare due chiacchiere a qualsiasi ora, meglio se davanti ad un bicchiere. Luigi Marotti e sua moglie Oriana sono ripartiti dopo l'alluvione dell'ottobre 2015 e hanno arricchito la proposta di quello che era già tutt'insieme bar, bottega, enoteca, winebar. Ci manco da un po', ma vi si trova una delle selezioni di vini, birre, champagne e distillati più interessanti della città. Non solo: pasta, cioccolato, composte, formaggi.

Benevento è anche città di pasta, liquori e torrone. Impossibile non citare la Pasta Rummo (ricordate #saverummo dopo l'alluvione?), lo Strega della famiglia Alberti (prodotto dalla distillazione di oltre 70 erbe e spezie provenienti da ogni parte del mondo, dalla tipica colorazione giallo oro) e la "copeta" delle Fabbriche Riunite di Benevento, il tipico torrone bianco con base di miele e mandorle e nocciole, perfetto se gustato appena caldo di forno.

Insomma, qualche idea io ve l'ho data! ;)


[photo credit Sanniosport.it]
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