Il Pommard Vieilles Vignes 2015 di Joseph Voillot: grande Borgogna

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Il Pommard Vieilles Vignes 2015 di Joseph Voillot: grande Borgogna
Jean-Pierre Charlot lo incontriamo a Volnay, un paesino di 286 anime situato nel dipartimento della Côte-d'Or, un sabato di Luglio verso le 9.30 del mattino. Sebbene stia organizzando una festa a sorpresa per il compleanno della moglie, la sua generosità, virtù abbastanza rara tra i vigneron di Borgogna, non gli ha impedito di aprire le porte della sua cantina ad un manipolo di appassionati di vino italiani che a colazione, almeno per volta, hanno preferito il pinot noir al classico cornetto e cappuccino.

Jean-Pierre è un omone simpatico e corpulento, se non conoscessi il suo vero lavoro lo scambierei per un ex giocatore di rugby oppure per il fornaio di Volnay, invece è uno dei vigneron più preparati e tradizionali che conosco in Borgogna grazie anche ad un passato, questa volta reale, da courtier (broker di vino) e professore di enologia al Lycée Viticole di Beaune.

L’incontro con Joseph Voillot, avviene nei primi anni ’80 quando Jean-Pierre si innamora e sposa una delle sue tre figlie. Da allora, e fino a metà degli anni ‘90, gestiscono assieme il piccolo Domaine di famiglia che affonda le radici in Côte-d'Or da oltre cinque generazioni. Nel 1995, dopo aver capito che era tempo di andare in pensione, Voillot, che morirà nel 2014, decise di lasciare tutta la conduzione dell’azienda a suo genero Jean-Pierre che passo dopo passo nel corso degli anni ha introdotto piccoli ma sostanziali cambiamenti sia all’interno dei vigneti, con l’introduzione di una agricoltura più sostenibile per l’ambiente, sia all’interno della cantina dove, rispetto al passato, sono state introdotte le maggiori novità tra le quali la riduzione drastica della filtrazione, l’introduzione della macerazione prefermentativa e un minor impiego di legno nuovo in affinamento.

La cantina


Attualmente il Domaine Voillot si estende per circa 9 ettari suddivisi in 33 parcelle, ripartite all’interno dei comuni di Volnay, Pommard, Beaune e Meursault, dalle quali si producono ben 17 denominazioni differenti distinte in 4 denominazioni regionali, 3 denominazioni village e 11 denominazioni premier cru:


Appellations Regionale


Bourgogne Pinot Noir 2 ha 09 a 98 ca
Bourgogne Passetoutgrain 21 a 40 ca
Bourgogne Aligoté 18 a 58 ca
BGO 17 a 94 ca

Appellation Volnay

Volnay 1er cru “Les Fremiets” 1 ha 94 a 89 ca
Volnay 1er cru “Les Champans” 61 a 34 ca
Volnay 1er cru “Les Caillerets” 1 ha 07 a 10 ca
Volnay 1er cru “Le Village” 11 a 70 ca

Appellation Pommard

Pommard 1 ha 91 a 06 ca
Pommard 1er cru “Clos Micault” 13 a 98 ca
Pommard 1er cru “Les Pézerolles” 39 a 80 ca
Pommard 1er cru “Les Epenots” 17 a 69 ca
Pommard 1er cru “Les Rugiens” 25 a 46 ca

Appellation Beaune

Beaune 1er cru “Aux Coucherias” 23 a 48 ca
Appellation Mersault
Mersault “Les Chevalières” 15 a 20 ca
Mersault 1er cru “Les Cras” 13 a 95 ca


Mentre siamo ancora con la mente dispersa tra le varie appellations Jean-Pierre comincia a stappare qualche pinot nero. Con le sue manone ferme e decise toglie il tappo via via a tutti i 2015 ancora disponibili (quasi tutti Bourgogne o Village) tra i quali spicca uno dei miei preferiti ovvero il Pommard Vieilles Vignes.



Proveniente da vecchie vigne di oltre 50 anni pianate all’interno di quattro parcelle (Cras, Poisots, Saussilles e Vaumuriens) che si estendono per oltre un ettaro, questo pinot nero in purezza da sempre, almeno per me, rappresenta una sorta di porta di ingresso verso i grandi Pommard di Borgogna perché nel suo piccolo riassume perfettamente, senza approfondirle, tutte le caratteristiche di quel terroir che da sempre, ovvero fin dal Medioevo, è conosciuto per dar vita a vini ricchi, virili ma dall’animo estremamente sensibile tanto che lo stesso Victor Hugo, grande amante dei Pommard, li descriveva come essenze dove “la notte era in perenne combattimento col giorno”.

Ecco, fermerei qua il racconto di Jean-Pierre e dei suoi vini. Per il resto vi lascio alle parole di Armando Castagno e Frank Sauvey che, da fini conoscitori della Borgogna, hanno inquadrato prima e meglio di altri il fulgido universo Voillot.
“A partire dal 1995, la conduzione aziendale è nelle mani del genero Jean-Pierre Charlot […]. Jean-Pierre ha il polso fermo sul timone aziendale (e credeteci, non è il caso di sperimentare quanto fermo sia il suo polso a braccio di ferro), un talento ed una sensibilità eccezionali, per tacere del suo lato umano, che in tutta franchezza è stato per noi uno dei collanti principali che - ben più dei pur meravigliosi vini - ci ha tenuti in questi anni avvinti alla Borgogna
.” - Armando Castagno, “Volnay, eterne architetture”, Bibenda 37, giugno 2011 .

L’uomo è rispettato, nel paese di Volnay, certo, ma anche in tutta la Côte. Per la sua franchezza, prima di tutto. Non manca mai di segnalare un giovane che “ha iniziato”, o un vigneron sconosciuto che ha fatto progressi. Per lui, difendere una certa idea della Borgogna è altrettanto importante che (far) parlare della sua azienda. Rispettato, lo è anche per i suoi vini, e dai migliori tra i suoi pari. Vini carnali, liberi, con colori rubino, insiemi luminosi e ricchi di tutti gli elementi che servono per invecchiare con grazia. Le bottiglie che propone sposano una filosofia della vita piuttosto semplice: il vino è fatto per essere bevuto, in famiglia o con gli amici. Questo è il piacere che cerca di offrire, con vini accessibili, digesti, che si danno senza manierismi. E tanto peggio per quelli che cercano colori scuri, profumi troppo maturi o tannini sovraestratti per essere emozionati… Qui, non trovate materia eccessiva, solo tantissimo lavoro in vigna, e ‘una volta in cantina, è tutto finito’, come ama ripetere. […] L’affetto che porta ai vini delle “piccole annate” - talvolta condannati ancor prima di esser finiti - rivela l’attrazione per questa fluidità profumata così particolare di cui è capace il “nero”. Questa magia che persiste anche quando la materia è evanescente…[…]. Dietro a quel suo aspetto da boscaiolo brontolone, è un po’ di amicizia quella che ci versa insieme al suo vino. Meglio per noi. Approfittiamone. Sia dell’uomo sia dei suoi vini.” - Frank Sauvey, “Jean-Pierre Charlot l’hédoniste”, Le Rouge et le Blanc n° 91, inverno 2008-2009
 
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