Le Cinque Terre tra natura, trekking e vini

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Le Cinque Terre tra natura, trekking e vini
«Vedete quelle macchie più scure tra le vigne? Sono rovi e alberi, stanno prendendo il posto delle viti. Tenere i vigneti costa troppa fatica, i giovani se ne vanno o fanno altro e tra qualche anno potrebbe non essercene più nemmeno uno». Il signor Arturo, a cui avevamo chiesto indicazioni sul sentiero da imboccare per andare da Manarola a Corniglia, si lascia andare a un po’ di malinconia non prima di averci squadrate dubbioso circa le nostre possibilità di arrivare vive a destinazione. «La strada è lunga e anche un po’ sconnessa. Sicure che non volete prendere il bus che arriva almeno a Volastra, a metà strada?».

Come dargli torto, in un caso e nell’altro. Noi non siamo certo l’emblema dell’allenamento, con le facce cittadine e l’equipaggiamento un po’ rimediato; e come sia stato – e sia ancora – possibile coltivare vigne e ulivi sulle terrazze a picco sul mare delle Cinque Terre è qualcosa che va oltre l’immaginazione; soprattutto quando ci si arrampica fin qui per le scale e i sentieri che s’inerpicano sui terreni a strapiombo, sudando e maledicendosi per l’improvvida decisione; salvo poi rimangiarsi tutto una volta arrivati in cima, da dove si gode il panorama sull’incantevole borgo marinaro, la costa sottostante e i terrazzamenti che, nonostante l’abbandono, sono ancora per gran parte coltivati a vigna. O si arriva, distrutti ma felici, a scorgere fra le foglie di vite il borgo di Corniglia arroccato su di un’altura a picco sul mare.

14 km di costa frastagliata e bellissima in cui le spiagge accessibili da terra son una rarità, tre comuni – Monterosso al Mare, Vernazza e Riomaggiore – e le due frazioni di Corniglia e Manarola, cinque stazioni dove, tra un treno e l’altro per spostarsi tra i paesi e per arrivare qui da Genova o La Spezia, fermarsi a godersi il tramonto o il panorama sul mare, o perfino per un aperitivo al baretto interno. Queste sono le Cinque Terre, dal 1997 parte del Patrimonio dell'umanità UNESCO per “l'armoniosa interazione stabilitasi tra l'uomo e la natura per realizzare un paesaggio di qualità eccezionale”.

Qui (in questo caso a Riomaggiore) per fortuna nascono ancora piccoli, grandi capolavori come lo Sciacchetrà di Heydi Bonanini dell’azienda Possa o l’Altrove di Walter de Batté, uvaggio di bosco, vermentino, rossese bianco, marsanne e roussanne macerati sulle bucce. Certo, ci sono i carrelli elettrici per raggiungere le vigne e portare l’uva in cantina, ma questo poco leva alla fatica di un lavoro immane, appena alleggerito dalla recente introduzione del sistema di allevamento a spalliera che almeno rende più facile la vendemmia. Allo Sciacchetrà, prezioso vino dolce locale, è dedicato perfino lo Sciacchetrail, una gara di corsa tra i sentieri del vino – 47 km con un dislivello di 2600 m – con partenza e arrivo a Monterosso.

Il vino è da sempre la maggiore ricchezza, non la pesca come ci si potrebbe immaginare. Basti pensare che a Manarola la costa è talmente rocciosa e spigolosa che non c’è spazio nemmeno per un porticciolo vero e proprio e le barche vengono calate in mare, e poi issate a terra al rientro, con un argano. Solo a Monterosso – dove c’è anche l’unica vera spiaggia, sul lungomare di Fegina delimitato dalla pittoresca Torre Aurora, da un lato, e dalla singolare statua di Nettuno, dall’altra – l’economia locale è da sempre legata anche alla pesca delle squisite alici. Per il resto, l’altra grande risorsa di questa terra difficile ma bellissima è il turismo: i tantissimi visitatori – stranieri, soprattutto – che affollano piazzette e stradine delle Cinque Terre, punteggiate dai versi di Montale, sono provvidenziali per le tasche degli abitanti ma mettono a rischio il mantenimento di questi luoghi, sia materialmente (tanto che le autorità locali cercano di regolarlo con divieti di accesso alle automobili mentre è falsa la notizia del “numero chiuso” su treni e sentieri) sia culturalmente.


Alici sottolio al Belvedere


Così finisce che Riomaggiore, potenzialmente la più suggestiva tra le Cinque Terre con il suo borgo costruito in pendenza e il dedalo di viuzze che ricorda un souk arabo, risulta la meno autentica, letteralmente invasa da lingue di tutto il mondo, e perfino trovare una granita fatta con il succo dei profumati limoni locali e non con i preparati diventa un’impresa.


Riomaggiore vista dal mare


Le cose sono un po’ diverse nelle altre località, ognuna delle quali mantiene un suo carattere particolare e sapori ancora genuini. A Manarola, per esempio, il cui aspetto “da presepe” è sottolineato nelle sere d’inverno dalle sagome illuminate di pastori e angeli realizzate lungo le terrazze vitate dal signor Mario Andreoli, si possono mangiare le squisite alici con i peperoni e un ottimo piatto di pasta al pesto – quello tradizionale, con patate e fagiolini – alla Trattoria dal Billy, sulla terrazza arroccata nella parte alta del borgo. A Volastra, quattro case a metà strada tra Manarola e Corniglia, ci si può ritemprare dalle fatiche della camminata con una fantastica spremuta di arance e limoni al bar Gli Ulivi, che è anche un ristorante con cucina tipica di pesce. Qui trovate anche la cantina di Luciano Capellini con i suoi meravigliosi Cinque Terre Doc.


Manarola vista dall'alto


Il grazioso borgo di Corniglia – l’unico paese delle Cinque Terre che non ha sbocco sul mare, arroccato su un costone a picco – accoglie nel suo piccolo centro storico una serie di indirizzi validi: dalla caratteristica osteria A Cantina de Mananan, dove concedersi un ricco e valido antipasto di pesce e un piatto di testaroli al pesto – con tanto di raccomandazioni a beneficio dei turisti, scritte sulla tovaglietta, su cosa non fare: dall’aggiunta del formaggio sui piatti di pesce a quella del pepe sul pesto – alla Gelateria Corniglia o alla Gelateria da Alberto, dove fermarsi per un gelato o per una buona granita di limoni.


Corniglia vista dai vigneti



A Vernazza la sosta gastronomica porta un po’ fuori rotta, con una buona colazione o merenda – magari dopo aver visitato la suggestiva chiesa medievale di Santa Margerita di Antiochia, affacciata sul porticciolo naturale e rimaneggiata più volte nel corso dei secoli, o il bel castello – alla pasticceria Il Pirata delle Cinque Terre, con specialità siciliane, dalle granite ai cannoli. 

Monterosso, la più grande e facilmente accessibile delle località delle Cinque Terre – ma non per questo la meno autentica e gradevole – offre una vasta scelta di sistemazioni comode e confortevoli, belle passeggiate e indirizzi golosi. Tra le prime, il raffinato B&B Bellambra  o il più spartano ma accogliente affittacamere Il Timone. Tra gli ultimi, c’è davvero l’imbarazzo della scelta: per colazione si può scegliere tra l’atmosfera autentica e le buone paste e torte artigianali della storica Pasticceria Laura o la proposta decisamente più internazionale della Wonderland Bakery, con muffin, cornetti e focacce (ma senza caffè), fino al rito del tradizionale e inusuale abbinamento tra focaccia bianca e cappuccino al Midi Bar, sulla piazza Garibaldi. Quasi di fronte, affacciato sulla spiaggia del paese vecchio, il ristorante Belvedere propone una cucina schietta e genuina, con porzioni (fin troppo) abbondanti e preparazioni tipiche, inclusi gli ottimi muscoli (cozze) e la famosa “anfora”, una zuppa di pesce cotta in un’anfora di creta, solo su prenotazione.

D’obbligo fermarsi alla fornita Enoteca Internazionale per assaggiare qualche buon vino locale, magari approfittando della proposta di degustazione guidata di diverse etichette. Bisogna arrivare dall’altra parte del lungomare, invece, nel paese nuovo, per assaggiare l’ottima cucina di pesce da Miky: nel ristorante vero e proprio, con proposte elaborate e prezzi più alti, o nella graziosa Cantina di Miky, locale più informale dove godersi in tutta tranquillità la squisita panissa fritta, il delizioso bagnun di alici (in rosso) e l’acciugata, saporito primo piatto in cui gli spaghetti alla chitarra fatti in casa con farine locali sono conditi con acciughe fresche di Monterosso, capperi, olive taggiasche, pinoli e pomodorini.


Sentieri tra i vigneti tra Manarola e Corniglia


Riguardo alle passeggiate, invece, dipende dalla voglia e anche un po’ dall’allenamento. Il convento dei Frati Cappuccini e la chiesa di San Francesco, a metà tra il borgo vecchio e quello nuovo, richiedono pochi scalini. Più impegnativa ma molto bella la passeggiata al Santuario Nostra Signora di Soviore, da cui si gode un magnifico panorama sul mare e dove è possibile anche pernottare.


Il porticciolo di Vernazza


Se poi si ha voglia di camminare, e gambe e scarpe buone, si può scegliere d’imboccare il Sentiero Azzurro che porta a Vernazza, introdotto da una lunga serie di gradini, oppure andare dalla parte opposta, verso Levanto: ci si arrampica sul promontorio di Punta Mesco, fino al pittoresco eremo di Sant’Antonio al Mesco che regala un panorama unico, e si scavalla al di fuori del territorio delle Cinque Terre fino a raggiungere la graziosa cittadina marinara, con la lunga spiaggia attrezzata e i tanti bar e negozietti. Da non perdere l’assaggio dei gattafin – sorta di grossi, sottili ravioli ripiene di erbe e formaggio, fritti -  alla trattoria Da Tapulin.


Vista da Punta Mesco, Monterosso


Poi, se si hanno ancora fiato e voglia, si possono noleggiare le bici e percorrere la bellissima ciclabile realizzata lungo le strette e fresche gallerie della ex ferrovia. Tra un affaccio sul mare e un bagno in spiaggia – bellissima quella di Porto Pidocchio, a dispetto del nome – si arriva a Bonassola e poi a Framura, minuscola frazione di cui è difficile persino individuare il centro. Qui, se si è in vena, ci si può fermare per una bella cena all’Agave, romantico ristorante affacciato sul porticciolo. In quel caso, però, meglio rinunciare alla bici e affidarsi al treno, che permette anche di concedersi un bicchiere in più considerato che Marco Rezzano, il patron, ha messo insieme una tra le più ricercate e complete proposte di vino ligure che si possano trovare in tutta la Liguria.


Qui il mio album fotografico completo del giro alle Cinque Terre
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