Enoteche, ristoranti: le esclusive servono davvero?

inserito da
Enoteche, ristoranti: le esclusive servono davvero?
Enotecari, osti e ristoratori hanno spesso il desiderio, per lo meno in Italia, di avere l’esclusiva nella vendita del vino. L’idea che un vino possa essere solamente venduto nel proprio locale sembra rappresentare un valore aggiunto. Rispetto ovviamente la scelta di ciascuno ma è un concetto che dentro di me fatico a comprendere fino in fondo. Eppure sicuramente la visione distorta sembra essere la mia dato che la percentuale di esercenti che chiedono l’esclusiva è molto alta. Ma siamo sicuri che la gente scelga un ristorante o un Wine Bar solo per il vino?

Un tempo le osterie venivano scelte per la qualità del vino, allora non esistevano etichette e la scelta ricadeva tra bianco rosso e prosecco, parlo per il Veneto.
Oggi le cose sono cambiate e il vino ha un nome un cognome e una zona di provenienza e un’immagine ben riconoscibile. La forma della bottiglia ed etichetta aiutano a riconoscerli in tempi brevi. Basterebbe cambiare il nome dell’etichetta per rendere felici gli osti ma questo non si può fare o forse si fa già, chissà.


Ma chiediamolo al consumatore


Per capirci meglio ho cambiato la prospettiva di analisi rivolgendomi dalla parte di chi il vino lo consuma. Mi sono preso la briga di girare la questione ad un po’ di conoscenti che ho incontrato nei locali da me frequentati in un arco temporale di circa novanta giorni, rivolgendomi a circa un centinaio di persone soprattutto nel Veneto, a casa mia. Un campione molto piccolo ma con un risultato molto interessante.

In prima battuta ho chiesto il nome di un vino a cui erano particolarmente affezionati e non tutti hanno risposto con sicurezza. Questo è già un segnale da non sottovalutare. Successivamente ho chiesto quanto contasse l’esclusività di proposta del vino in un locale e quanto potesse disturbare il fatto che lo stesso possa essere proposto da più locali nella stessa città. La risposta è stata quasi unanime nell’affermare che il fatto di trovare lo stesso vino in più locali fosse una cosa positiva ma soprattutto che avesse un valore secondario. Il locale viene scelto per altri motivi: gente, simpatia del gestore, qualità del cibo e benessere comunicato dal locale.

Un altro dato interessante emerso dalla mia piccola indagine è che il consumatore, che abbia un certo interesse del vino, viene mosso più dalla la stilistica del vignaiolo. In questo momento la spaccatura maggiore riguarda chi propone vino “naturale” e chi propone vino più conosciuto e diciamo meno rischioso. Quindi la grande differenza la fa il gestore con le sue scelte, poco importa se poi sono condivise con alti colleghi, non è li il punto. Me l’aspettavo, ma sembra che questa forbice si apra sempre di più. L’oste di turno ha un successo maggiore in base alla sua capacità di interagire con il cliente, alla sua capacità di trasferire un certo messaggio e anche alla capacità di rischiare e quindi non solo per l’esclusività del prodotto. Forse quel che cerca il consumatore è più una proposta coerente più che unica.
  • condividi su Facebook
  • 1157
  • 0
  • 3

#0 Commenti

inserisci un commento