World Tripe Day

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World Tripe Day
Dal finestrino dell'aereo si vedeva il mare sconfinato, per ora nessuna traccia dell'Isola. Sapone sbuffò e premette il pulsante per chiamare lo steward. Nessuna risposta. Chiamò ancora. Si presentò un inserviente nuovo. Altissimo, con la barbetta a punta e un papillon amaranto sulla divisa azzurra.
- Desidera signore?
- Uno spuntino. Un panino con la trippa, un po' di caviale, qualsiasi cosa.
(da “Spiriti” di Stefano Benni)


Pochi cibi al mondo sono calunniati o insultati come la trippa. Nessun’altra tipologia di carne è vittima di un così radicato pregiudizio, che la relega spesso nel cantuccio degli alimenti di scarsa qualità. Si mangiano fegato, altre interiora e lingua senza essere – beh, quasi senza essere – guardati con un’espressione schifata.

Tra estimatori di trippa, quasi fosse un comfort food, e i suoi detrattori, che la considerano pietanza con consistenza e olezzo insopportabili, l’hanno spuntata i primi: esiste infatti la Giornata Mondiale della trippa, si celebra il 24 ottobre, giornoin cui i trippa-lovers condividono gaudiosi i loro piatti sui social.

La seclta della data fa riferimento a un testo preciso, quello presente nei diari di Samuel Pepys, coltissimo politico inglese e bibliofilo appassionato (la sua collezione è integralmente conservata presso la Pepys library presso il Magdalene College di Cambridge. I suoi diari sono un importante resoconto della vita inglese della seconda metà del Seicento, e comprendono, oltre alla descrizione trasparente della sua vita privata (amori, lavoro, battibecchi familiari e passioni assolutamente epicuree in primis il vino), alcune interessanti descrizioni storiche dell’epoca, dalla grande peste del 1665 all’incendio di Londra del 1666 per citarne alcuni.

Di seguito il testo originale del 24 ottobre 1662, in cui la senape incontra la trippa:

[…] So home and dined there with my wife upon a most excellent dish of tripes of my own directing, covered with mustard, as I have heretofore seen them done at my Lord Crew’s, of which I made a very great meal, and sent for a glass of wine for myself, […]

Cambiando registro, ma non secolo, e spostandoci nella Napoli popolare,
troviamo una raccolta di sonetti dal titolo "La tiorba a taccone", di un autore dalla controversa identità, il cui pseudonimo era Felippo Sgruttendio de Scafato. La trippa trascende l’ambito alimentare e diventa escamotage amoroso per una serenata popolare per la bella trippaiola che gli aveva rubato il cuore.

A la bella trippaiola
zoè, che benneva trippa
Zeza tù me si fatta trippaiola,
E binne trippa ianca e tennerella,
Sulo pe deuentare mariola,
Cà danno trippa, arruobbe coratella.[…]


Alla bella trippaiola
cioè, che vendeva trippa
Zeza, mi ti sei fatta trippaiola
e vendi trippa bianca e tenerella
solo per diventare una mariuola ché,
dando trippa, rubi coratella. […]


In Francia, una testimonianza del sedicesimo secolo, riporta la ricetta tramandata dal monaco Sidoine Benoit dell'abbazia aux Hommes: la trippa alla moda di Caen. Questo piatto a lunghissima cottura è per i francesi una istituzione nazionale, con tanto di concorso dedicato alla migliore realizzazione.

Altre testimonianze storiche italiane citano la “trippa alla sbira” consumata dai doganieri nelle bettole e nelle osterie dell’angiporto di Genova e dai secondini delle carceri sotterranee di Palazzo Ducale. Non possiamo dimenticare la busecca milanese (trippa, fagiolo, passata al pomodoro) che veniva consumata tradizionalmente la Vigilia di Natale e diventata poi ricetta peculiare per ogni famiglia lombarda.

Una testimonianza divertente, da leggere ne “La cucina futurista” di Marinetti e Fillìa, riferisce di un "Pranzo di scapolo" in cui viene proposta la “Vivanda – ritratto dell’amico bruno” in cui il volto era composto dalla pasta frolla delle gote, dalle pupille di liquirizia, da baffi e capelli di cioccolato, tutto adagiato su un letto di trippa in brodo. La trippa (e la liquirizia!) si doveva consumare in una sala decorata da aeropitture realizzate da alcuni artisti futuristi (specificati nel testo, come parte importante di una posologia!) e la pietanza doveva essere tassativamente servita in “tinnuli piatti orlati di campanelli” per evitare il silenzio che potrebbe avvolgere una cena solitaria, un silenzio "carico di pensiero meditante che ammorba e impiomba le vivande".

Da secondo piatto (o piatto unico) alla versione insaccata, la trippa piemontese prodotta nella zona di Moncalieri prende il nome di “Tripa ‘d Muncalè” (che altro non è che un salame realizzato con parti di stomaci bovini, ovini, caprini e suini). A questa è dedicata un’intera fiera, la Fiera Nazionale della Trippa di Moncalieri che si svolge ogni fine settembre. Il pentolone posto al centro dell’Ex Foro Boario diventa la meta una lunga fila di persone in attesa di assaggiare la trippa “tradizionale” e il sopracitato salume.

L'hashtag da utilizzare (prevalentemente su twitter) per curiosare in rete sull'argomento è #worldtripeday !


[Foto di copertina: illustrazione di Lucien Boucher]
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