Il Distretto del Vino di Qualità dell'Oltrepò Pavese

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Il Distretto del Vino di Qualità dell'Oltrepò Pavese
Quella del Distretto del Vino di Qualità d'Oltrepò è un’esperienza interessante ed innovativa di cui vale la pena raccontare la storia.

Anche se l’idea della sua costituzione fu sostenuta fin dal 2008 da un gruppo di aziende vinicole, il Distretto del Vino di Qualità dell’Oltrepò Pavese è stato creato dalla Regione Lombardia con legge regionale del 2014 con la formula del DAQ, distretto alimentare di qualità, cioè uno strumento associativo col fine di incoraggiare le piccole e medie imprese agricole a “fare sistema” per essere competitive nei mercati globalizzati e portare contemporaneamente beneficio al proprio territorio, attraendo turismo e risorse economiche.

 A differenza del Consorzio di Tutela Vini che rappresenta le tre categorie professionali del settore vinicolo e cioè i viticoltori, i vinificatori e gli imbottigliatori, il Distretto, che sta registrando un numero crescente di adesioni e attualmente conta ben 70 soci, raggruppa tipicamente viticoltori, cioè aziende agricole di piccole e medie dimensioni che gestiscono direttamente tutta la filiera, dalla vigna alla bottiglia.

Ci si potrebbe chiedere che bisogno c’era di questa nuova impostazione e regolamentazione dell’attività produttiva dell’Oltrepò, che è sempre stata terra da vino, non fosse altro che per il suo territorio che è attraversato dal 45° parallelo Nord, il famoso “parallelo del vino”, che percorre le zone più vocate alla viticoltura, come anche il Piemonte, la zona di Bordeaux e l’Oregon.

L’Oltrepò Pavese vitivinicolo vide, infatti, la sua nascita commerciale e produttiva già nell’800 e nel rinnovamento del mondo vinicolo dopo l’attacco della fillossera. Già nel 1884 la zona vantava ben 225 vitigni autoctoni, contro la dozzina attualmente presente, tra cui la Moradella e l’Uva di Mornico. Nel corso dei decenni la vite ha mantenuto il ruolo della coltura principale e già nei primi anni del ‘900 sono stati introdotti i criteri del vigneto specializzato, della razionalizzazione degli impianti e dei cloni, cercando di ottenere una produzione di qualità riconosciuta anche a livello internazionale.

Purtroppo, negli ultimi tempi, si è spesso diffusa la percezione di questo territorio come area caratterizzata prevalentemente dalla vendita di vini sfusi, di vini in bottiglia, economici o di uve destinate a essere vinificate in altri territori. Una percezione negativa, a dispetto dell’importanza dell’Oltrepò Pavese come regione vinicola storica e vocata. Ecco, quindi, la necessità di contribuire, attraverso lo strumento del Distretto, alla rivalutazione economica e di immagine dell’Oltrepò Pavese.

Era anche il tempo di abbandonare gli individualismi che hanno caratterizzato la storia dell’Oltrepò Pavese negli ultimi 30 anni ( e che, purtroppo nel mondo enologico, spesso, ancora sussistono in molti territori) e di mettere in comune il patrimonio di esperienza delle singole aziende in una cooperazione virtuosa e in una progettualità comune, condivisa e ben organizzata. Il fine ultimo è, ovviamente, quello di migliorare la qualità media dei vini dell’Oltrepò Pavese e di collaborare per l’ammodernamento delle aziende, con conseguente aumento della competitività dei vini del territorio e della valorizzazione dell’indotto, legato alla viticoltura.

Per raggiungere questi obiettivi il Distretto ha operato e opera, quindi, come agente di coesione ma, anche, come diffusore delle informazioni tecniche tra i soci, nonché come centro di elaborazione di indirizzi strategici di marketing.
Le iniziative di promozione sul mercato interno ed estero sono state organizzate col marchio locale Distretto del Vino di Qualità al fine di promuovere l’intera area quale zona tipica di produzione di vini di qualità.

Si è deciso pertanto di concentrare l’attenzione sui vitigni tradizionali di Oltrepò: la Croatina, l’uva autoctona per eccellenza dalla quale nasce la Bonarda, il vino più noto e diffuso del territorio; il Pinot Nero, dal quale si ottengono vini di ottima qualità come il Metodo Classico e il Pinot Nero vinificato in rosso, ma anche il Barbera, il Riesling e il Moscato, tutti vitigni con i quali si copre l’84% dell’intera superficie viticola dell’Oltrepò.
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