Cambiamento climatico e viticoltura: la risposta arriverà dalla genetica, intervista ad Attilio Scienza

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Cambiamento climatico e viticoltura: la risposta arriverà dalla genetica, intervista ad Attilio Scienza
Durante il recente viaggio in Russia ho avuto il piacere di conoscere Professor Attilio Scienza, con cui eravamo insieme in giuria al Concorso del Miglior Vino Russo. Attilio Scienza è un nome che credo non abbia bisogno di presentazioni, essendo uno dei più grandi luminari in Italia nel campo viticolo e ampelografico. Segue l'intervista che il Professor Scienza mi ha gentilmente concesso su uno degli argomenti più dolenti in questo momento per la viticoltura italiana, e non solo: il cambiamento climatico.


Il cambiamento climatico è un fenomeno globale, ma le sue conseguenze sono diverse nelle diverse zone del pianeta, giusto

Esattamente. Il cambiamento climatico è un atteggiamento delle condizioni metereologiche che non è generalizzabile. Nel mondo ci sono ambienti che sono rimasti indifferenti al cambio climatico, ed altri che ne sono stati più colpiti. L'emisfero australe ad esempio ha avuto meno effetti rispetto a quello settentrionale. Bisogna anche ricordarsi che il cambiamento climatico dovuto all'innalzamento della concentrazione di anidride carbonica modifica non solo le temperature dell'atmosfera ma anche quelle degli oceani. Tali innalzamenti termici provocano cambiamenti consistenti delle grandi correnti marine , come El Niño per esempio, una corrente fredda che si sta progressivamente riscaldando e determina dei fenomeni atmosferici molto violenti come gli uragani. Il cambiamento climatico ha effetti e intensità molto diverse nelle diverse parti del mondo, e certamente l'Europa è stata una delle zone più colpite. 


É tutta colpa delle attività dell'uomo il riscaldamento del clima?

Sicuramente l'uomo ne è responsabile in buona parte. Ma siamo anche in un momento di una fortissima attività solare che determina cambiamenti climatici. Essa ha conseguenze sull'alzamento progressivo della temperatura, la temperatura media in venti anni è aumentata di 1,5 gradi. Questo può apparire poca cosa, ma in realtà ha conseguenze molto gravi sia sulla vegetazione che sulla vita degli animali. 


Che effetti ha l'innalzamento delle temperature sulla viticoltura? 

L'innalzamento delle temperature impatta principalmente due fasi fisiologiche della vite, quella di pre-germogliamento e quella di maturazione con il risultato di un sfasamento delle fasi fisiologiche più o meno pronunciato. Durante l’annata 2017 in Italia, i fenomeni vegetativi e riproduttivi della vite hanno registrato un anticipo di circa 15-20 giorni rispetto alla media. Questo ha provocato un anticipo del germogliamento ed è bastato l’arrivo di aria fredda dall'Artico nella prima metà di aprile per determinare i gravi danni della gelata, trovando la viti in piena vegetazione.

Altro effetto dell'innalzamento delle temperature sulla vite è quello dell'anticipo della maturazione che avviene in una fase molto delicata per la sintesi di composti polifenolici ed aromatici. Questi sono composti derivanti dall’adattamento della pianta al cambiare delle stagioni e delle temperature. Il meccanismo è il seguente: la pianta produce composti polifenolici e aromatici per difendersi dall' eccesso di radiazione e di temperatura; questo comporta di conseguenza delle variazioni importanti nella composizione dell'uva e poi del vino. I vini prodotti in questi anni sono molto diversi di quelli di 15 anni fa e assomigliano sempre di più a quelli prodotti in aree molto calde come l'Australia o il Sud della California.


Il riscaldamento globale è anche legato all'incremento della siccità. Che conseguenze ha questo sulla viticoltura? 

La questione è assai complessa. Il problema non sta tanto nella mancanza d'acqua ma nella sua distribuzione nell’arco del tempo. In effetti negli ultimi anni è cambiato sia il tipo che la frequenza delle piogge. Oggi sono sempre più frequenti piogge a carattere torrentizio, che scaricano grandi quantità di acqua in periodi talmente brevi che l'acqua non riesce ad essere assorbita dal suolo scorrendo via sulla superficie. In questo modo il terreno non riesce a “dissetarsi” adeguatamente, nonostante la pioggia. Purtroppo non esiste un modo di lavorare il terreno affinché assorba meglio e questo significa che il suolo non ha modo di accumulare riserve d'acqua durante l’inverno per far fronte alle esigenze vegetative di primavera e d'estate. Esiste sempre l'alternativa dell'irrigazione, che però è una pratica molto costosa e difficilmente realizzabile per la viticultura in pendio.


Che rimedi ha a disposizione il viticoltore per adattarsi al cambiamento climatico? 

In generale, prima di tutto dobbiamo continuare con i comportamenti virtuosi atti a ridurre le emissioni di C02 nell’atmosfera. Per quanto riguarda la viticoltura, a medio- breve periodo abbiamo due strategie, a livello agronomico e a livello enologico.

A livello agronomico bisogna imparare a condurre una viticultura secondo i principi della aridocoltura. L'esperienza di Paesi come la Spagna per esempio che affronta queste problematiche da molto tempo può esserci molto utile. È un concetto che può essere facilmente compreso al Sud ma non altrettanto al Nord. Bisognerebbe che anche al Nord si cominciassero ad usare varietà e portainnesti tipici delle regioni meridionali. Varietà a maturazione tardiva e capaci di mantenere un alto livello di acidi organici e portainnesti dotati di una maggiore capacità di trasporto di acqua. Servirà anche cambiare tipologia dei sesti d'impianto, lasciando più spazio a disposizione delle viti. I tempi degli impianti fitti sono finiti

Si passerà inoltre a forme di allevamento più basse, e non servirà più avere pareti fogliari di 1 m2 per chilo di uva. Oggi basterebbe la metà . Cambierà anche la gestione della chioma, è importante che essa sia capace di proteggere i grappoli da bruciature del sole quando cominciano ad invaiare. Saranno poi necessarie lavorazioni frequenti del suolo per evitare l’evaporazione e la perdita dell'acqua per capillarità, rompendo proprio i canali capillari del terreno tramite cui l'acqua risale in superficie. 


E per chi pratica viticoltura biologica? 

Saranno tempi difficili. La viticoltura biologica di per sé è più adatta ad ambienti temperati e freddi. I sovesci hanno un consumo di acqua troppo forte e a mio avviso sarebbe meglio praticare l'inerbimento perenne utilizzando le graminacee che portano cellulosa e maggior sostanza organica nel terreno.


Altre cose che cambieranno in viticoltura? 

Le concimazioni fogliari per esempio avranno più importanza rispetto al passato. L’azoto è fondamentale per le piante, ma se l’assorbimento dal terreno sarà limitato a causa della scarsità di acqua, sarà necessario irrorarlo direttamente sulle foglie. Il potassio non verrà più utilizzato perché aumenta il pH. Sará invece importante praticare lavorazioni superficiali del terreno, perché il potassio viene assorbito proprio negli strati superficiali delle radici. Un'altro aspetto importante sarà il monitoraggio della maturazione dell’uva: prima i tempi erano più dilatati ed i tempi di reazione più lunghi, ora ci vuole grande tempestività. Bastano pochissimi giorni per rovinare la vendemmia, se si perde il momento giusto. Il monitoraggio della maturazione è fondamentale. 


Che cosa cambierà in cantina invece? 

Il cambio climatico metterà in evidenza le capacità dell'enologo e servirà sempre più avere un enologo permanente, non un consulente. L’enologo dovrà letteralmente dormire in cantina. Prima era diverso, meno critico, l'enologia era più statica, invece oggi occorre monitorare costantemente ogni vasca e agire tempestivamente.  Si useranno di più tecniche come le macerazioni a freddo per esempio e le macerazioni diventeranno più delicate.  Con il cambiamento climatico la pianta avrà sempre più difficoltà a polimerizzare i tannini. Quindi si rischia che cambi proprio il gusto dei vini, che avranno un tannino più verde ed amaro. Cambierà anche la modalità di affinamento dei vini. Essendo i vini più alcolici rispetto al passato, l'alcol estrarrebbe troppi aromi dai contenitori in legno, in particolare dalle barrique. Si dovranno quindi valutare altri tipi di contenitori o tempi e modalità di affinamento diversi da quelli praticati in passato. 


Come saranno quindi condotti i vigneti del futuro? 

La conduzione corretta dei vigneti del futuro si baserà su due fattori, previsione e tempestività di azione. I fenomeni sono così rapidi che bisogna avere gli strumenti che consentono di prevedere in anticipo quello che accadrà. Lo stress idrico, la comparsa di una malattia, la maturazione, sono fenomeni che il viticoltore non può aspettare che accadano, deve agire prima. Prevedere e reagire tempestivamente, le parole d'ordine.

Si useranno sempre di più le nuove tecnologie, come ad esempio quelle derivanti dall’uso dei satelliti e di modelli matematici predittivi basati su paramenti ambientali precisi e locali basati sui singoli vigneti dove si opera. Funziona praticamente così: il satellite passa sopra il vigneto due volte alla settimana rivelando dati quali l'umidità del suolo, delle foglie, i livelli di fotosintesi e di maturazione. Questi dati poi vengono conservati in cloud, ed elaborati da modelli predittivi sempre più accurati. È una gestione modellistica dei dati, da previsione, che simula l'evento. Esiste già un progetto operativo dell’Università di Milano, in Italia siamo i primi a farlo, ne potrà beneficiare anche il piccolo produttore, perché i costi non sono proibitivi.


Abbiamo parlato fino ad ora delle azioni che i viticoltori possono intrapendere a breve termine. Cosa si può fare invece a medio-lungo termine, quali sono le possibili soluzioni? 

A medio lungo periodo la soluzione ce la darà la genetica: incroci tra varietà per creare dei vitigni maggiormente adatti a climi caldi e molto luminosi L'uomo ha infatti sempre avuto necessità di adattarsi al clima e la nostra civiltà ha attraversato periodi di grandi freddi e caldi. Nel passato o si delocalizzava la viticoltura, a seconda dell’evento climatico, cosa che non era facile allora e non lo è nemmeno oggi. Oppure si sceglievano varietà che meglio si adattavano al clima cambiato. L'uomo allora non faceva incroci perché non ne era capace, faceva selezioni e sceglieva e moltiplicava le piante che reagivano meglio.

La genetica è una scienza recente, nata alla fine dell'Ottocento, anche se le sue teorie cominciano ad essere applicate solo dopo la Prima Guerra Mondiale. Ha una storia breve e questo incute un po di paura. Non si insegna a scuola o si insegna male e quindi non abbiamo la percezione del grande sviluppo che può portare la genetica, nel campo della viticoltura e non solo. La genetica può essere applicata sia su varietà che su portainnesti, incrociando geni di diverse varietà. 

All’università di Milano abbiamo creato la serie M di portainnesti, quattro portainnesti pensati per superare la crisi climatica ambientale, con necessità idriche notevolmente inferiori e da quest’anno disponibili all'acquisto da Rauscedo. La ricerca continua e sono convinto che questi portainnesti in futuro avranno una sempre maggior importanza e diffusione.


Perché secondo Lei la gente ha spesso paura della genetica? 

É legittimo avere paura di una cosa che non si conosce. I ricercatori devono spiegare che non c'è nulla di misterioso in quello che fanno, devono imparare a comunicare in modo semplice e rassicurante. La genetica innovativa in viticoltura, non è OGM, non è un'operazione transgenica, ma cisgenica. Ciò significa che è possibile modificare alcuni geni all’interno della vite senza introdurre geni provenienti da altre famiglie estranee per introdurre caratteristiche desiderate, come la resistenza totale alle malattie e la maggior tolleranza agli stress idrici.

Con il genoma editing e con la cisgenetica quando si fa un incrocio, si aggiungono o tolgono solo i geni responsabili per ciò che si cerca di ottenere -la resistenza alla malattie e allo stress ambientale - senza toccare altri geni e senza alterare null’altro. Prima di 10 anni non credo che inizierà la commercializzazione di questo tipo di piante modificate.


Un ringraziamento speciale a Attilio Scienza per averci concesso questa intervista.
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