Viva Viña Tondonia!

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Viva Viña Tondonia!
Italia e Spagna possiedono una grandissima tradizione vinicola, però in Italia si conosco poco i vini spagnoli e viceversa i nostri vini in Spagna. Non è qui il caso di mettersi ad analizzare le cause storiche e recenti della minor fama dei vini italiani e spagnoli rispetto ai francesi (chapeau), ma è sicuramente un peccato per gli appassionati di vino italiani e spagnoli che si perdono esperienze sicuramente interessanti ed in alcuni casi entusiasmanti.

La Rioja è un esempio di quello che intendo, perché pur essendo la regione vinicola spagnola più nota in termini qualitativi è scarsamente conosciuta anche da appassionati ed esperti. Soprattutto per quanto riguarda le cantine tradizionali. Dopo tante mie permanenze “ignoranti” in Spagna, io le ho scoperte pochi anni fa leggendo un articolo di Jay McInerney (quando voi mettete uno dei migliori romanzieri americani viventi a scrivere di vino, il termine “storytelling” assume subito un significato più chiaro”).

Come scrivera nel suo pezzo McInerney citando il responsabile dei vini di Sam’s Wine & Spirits, storico negozio di Chicago ormai chiuso, “I vecchi, classici Rioja sanno di quello che dovrebbero sapere i vecchi Borgogna, ma spesso non sanno più. E per un sacco di soldi in meno”. In particolare ero rimasto colpito dalla descrizione di Viña Tondonia: “Una di quelle segrete parole d’ordine usate dagli enostrippati (wine wonks in originale) per riconoscersi tra loro”. Sarà perché non sono un enostrippato? Fatto sta che al successivo viaggio in Spagna mi sono comprato una bottiglia (si trova anche al supermercato, dove normalmente costa più che in enoteca) e le parole di McInerney sono state confermate dai fatti.

Quindi, quando due settimane fa tornando dall’aver visitato un cliente a Vitoria (con una “t” sola in Spagna, non quella in provincia di Ragusa) mi sono accorto che l’autostrada passava per Haro, non ci ho pensato due volte: sono uscito e google maps mi ha portato fino alla cantina R. Lopez de Heredia Viña Tondonia S.A. (starò diventando un enostrippato?).

Se prima mi piaceva, adesso non posso fare a meno di dire “Viva Viña Tondonia”. Ecco i perché:

- Perché hanno una visione semplice dell’assortimento: possiedono quattro vigneti, quindi hanno 6 vini: Viña Tondonia bianco, rosso e rosato, Viña Bosconia, Viña Cubillo e Viña Gravonia.

- Perché il vino di cui producono più bottiglie, Viña Tondonia rosso con circa 250.000 all’anno, è anche il più pregiato semplicemente perché è il vigneto migliore ed anche quello con la maggior superfice.

- Perché hanno una percezione perenne del tempo: le annate in vendita oggi sono il 2008 di Vina Cubillo, il 2005 di Vina Bosconia, il 2005 di Vina Tondonia rosso, il 2004 di Vina Tondonia bianco e il 2007 di Viña Gravonia bianco.

- Perché i prezzi di vendita delle bottiglie in cantina sono:
Viña Cubillo 2008 12,50 euro,
Viña Bosconia 2005 20 euro,
Viña Tondonia rosso 25 euro.

- Perché se non vi piacciono i vini giovani potete sempre comprare le Grandi Riserve. In vendita adesso:
per Viña Tondonia rosso 1995,
per Viña Tondonia bianco 1996,
per Viña Tondonia rosato 2000,
per Viña Bosconia 1995.

- Perché, anche se hanno un centro visite disegnato dall’archistar Zaha Hadid, è una cantina e non un parco di divertimenti e quindi ci spiace, ma oggi abbiamo appena concluso la vendemmia e le visite sono sospese.

- Perché finita la degustazione normale, visto che gli spiace davvero che le visite siano sospese, ti dicono “Stamattina c’è stata una degustazione con una giornalista, quindi abbiamo degustato alcune annate vecchie. Se per lei non è un problema che siano state aperte questa mattina le può assaggiare …” e tirano fuori Viña Tondonia 1999, 1982 e 1981.

- Perché adesso ho davvero capito cosa intendeva dire Alberto con “i tempi del vino non sono i tempi dell’uomo”. L’unico vino che a me è sembrato davvero vicino alla maturità era il 1982 (per le descrizioni organolettiche dei vini, non sono io la persona adatta).

- Perché degustando chiedi “fa solo botte grande o anche un breve passaggio in barrique?” e loro pacifici “No, no, è affinato esclusivamente in barrique bordolesi di rovere americano (regione dei Monti Appalachi per la precisione)” E tu pensi che tutti questi anni a bere vino e non hai capito proprio niente ….

- … poi visiti la cantina, vedi le barriques e ti rincuori in tutti i sensi (il perché lo spiego qualche punto sotto).

- Perché vedi sul piazzale una signora appena uscita dalla cantina in tenuta da lavoro e chiedi “Mi sembra che sia la titolare, possibile?” – “Si certo”. Chiedi di farti una foto ricordo, incominci a parlare con Maria Josè Lopez de Heredia e dopo un po’ ti portano a visitare la cantina, che è vero che ci sono le fermentazioni in atto, “… ma tanto per uno solo”.

- Perché in cantina non esiste un solo attrezzo d’acciaio. E’ assolutamente tutto di legno, compresi delle specie di imbuti che si usano per travasare le barriques (mediamente due travasi all’anno per separare il vino dai sedimenti).

- Perché sono, ovviamente, di legno i tini di fermentazione da 60 a 240 hl in cui lasciano le incrostazioni che si formano naturalmente perché sono un habitat che protegge le spore dei lieviti indigeni. Così rimarranno lì dormienti, pronti per la vendemmia successiva.

- Perché la filtrazione del vino dopo la fermentazione la fanno inserendo una fascina di tralci secchi davanti al rubinetto del tino prima di caricare l’uva.

- Perché non usano lieviti selezionati acquistati da fuori, ma li hanno selezionati naturalmente nei tini in 140 anni di vendemmie.

- Perché i tini non li buttano via MAI, li riparano. Come i tini di assemblaggio da 640 ettolitri che risalgono alla fondazione della cantina.

- Le barriques, uguale. Delle 12.900 barriques in uso il 10% sono nuove (meno di 10 anni), il 50% di età media (10 anni) e l’altro 40% vecchie (oltre 10 anni).

- Perché non tolgono MAI le muffe che si formano sulle pareti di arenaria della cantina sotterranea, 10 metri di profondità, vari corridoi lunghi 200 metri e larghi circa 8 (il primo lungo 140 etri scavato … a mano), perché svolgono una funzione naturale di regolazione dell’umidità.

- … quindi tu stai lì con l’impressione che il soffitto e le pareti siano vivi e poi ti rendi conto che lo sono, considerando lo strato di qualche centimetro di muffa che li ricopre.

- Perché mentre fai la visita ti pregano di non fotografare il personale, che non gli fa piacere. Sono gente che lavora, mica animali di uno zoo safari (che poi anche gli animali degli zoo safari se potessero ...).

- Perché in cantina lavorano un falegname e due bottai. E lavorano parecchio visto che oltre ai tini ed alle barriques, Lopez de Heredia è una delle ultime, se non l’ultima, cantina a trasportare l’uva dal vigneto alla cantina usando le “comportas”, contenitori tronco-conici di legno di pioppo.

- Perché hanno un concetto semplice della qualità e della tradizione: continuano a fare il vino come lo faceva il bisnonno quando ha fondato la cantina nel 1887, convinti che sia ancora il modo migliore.


P.S. A corredo di questo post non trovate nessuna delle tante foto che ho fatto alla cantina per loro espressa richiesta. Ti lasciano fare le foto per tuo ricordo personale, ma ti pregano di non diffondere immagini diverse da quelle loro ufficiali (ognuno ha i propri principi e le proprie idiosincrasie, che poi sono un po’la stessa cosa). Se volete vedere un po’ di quello che ho raccontato, potete andare sul loro sito. Se siete in giro per il nord-est della Spagna il mio consiglio però è di andarci di persona.
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