Cucina in tv: non stiamo esagerando?

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Cucina in tv: non stiamo esagerando?
Carlo Cracco perde una stella Michelin e sui social, al bar, dalla parrucchiera esplode il “Se uno invece di fare il proprio lavoro non fa altro che stare in televisione…”
Inutile provare ad accennare al fatto che forse altri elementi intervengono nelle scelte di chi assegna certi riconoscimenti o chiedere agli aspiranti giudici cosa ne pensano della cucina di Carlo Cracco. Inutile peraltro far comprendere il fatto che sì, le trasmissioni si possono registrare e no, non sono in diretta neppure le nuove stagioni.

Il chiacchiericcio generale sembra sapere tutto – senza aver assaggiato niente. Se a qualcuno fosse sfuggita qualche puntata di Hell’s Kitchen o Masterchef, per farsi un’idea su Carlo Cracco sembra bastare un rapido zapping tra le reti mini generaliste, dove non mancheranno repliche di passate edizioni dell’uno o dell’altro a rinfrescare la memoria su capesante crude e polli stopposi.
Per diventare nuovi critici enogastronomici (anche se di vino - avete notato? - non si parla mai) basta davvero poco.

“Ma la conosci per caso l’osteria tal dei tali della tua città? Si mangia bene!”
“Sì, ti ho invitato un sacco di volte a provarla… stavi per caso guardando la tv?”

Capiterà a tanti questa telefonata standard ogni volta che viene rimessa in onda una puntata di 4 ristoranti, il format condotto da Alessandro Borghese, su un locale della propria città. Se mentre aspettate gli antipasti in un locale sentite qualche tavolata di giovani commensali vicini a voi commentare a son di numeri location, menù, servizio e scontrino, sì, la colpa è sempre di Borghese.
Li vedete guardare per 2 minuti valutando la presenza d'olio nel piatto appena servito? Ecco che è in corso la simulazione di un frammento di Cucine da Incubo di Antonino Cannavacciuolo, ora in tv anche con un format dedicato alla pesca ‘O mare mio.

«Però da quando facciamo tanti programmi la gente ha imparato a mangiare» dice lo chef «controlla le scadenze, cerca di capire da dove arrivano gli ingredienti. Abbiamo fatto aprire gli occhi a chi va a fare la spesa.» 
Così ha dichiarato Cannavacciuolo in questi giorni su La Repubblica.
Sarà vero?

Uno studio recente
 prodotto da due ricercatrici australiane ha evidenziato come lo spreco di cibo in tv venga mostrato soltanto in quanto spreco economico e fallimento personale e non come problema più ampio. L’indagine è stata svolta a partire dall’analisi di Cucine da Incubo con Gordon Ramsey e induce a riflettere come l’idea di cibo buono e cibo cattivo da eliminare, secondo le regole della ristorazione, non sia del tutto educativa nei confronti del pubblico televisivo. Davvero una capasanta troppo rosolata la dobbiamo far finire nell’immondizia?
È questo l’imparare a mangiare o a cucinare?

Confermare le parole di Cannavacciuolo risulta pertanto al momento difficile. Che siano le vendite associate agli sponsor a dargli ragione?

Se la presenza dei cuochi in TV pareva sovrabbondante ai tempi in cui solo Antonella Clerici e La Prova del Cuoco sfidavano tra loro fornelli diversi, oggi i format sono esplosi riempiendo in maniera totale i palinsesti nostrani nella loro versione italiana, canadese, statunitense, australiana, senior, junior, VIP.

Per quanto l’audience di reti come Cielo, La7, Tv8, Nove, sia insignificante rispetto ai canali tradizionali, ecco che la capacità di penetrare alcune fette di pubblico c’è eccome. Non dimentichiamo infatti che quasi tutto passa prima dalle televisioni a pagamento che ormai hanno conquistato una fetta di mercato importante. Le repliche continue in fasce orarie diverse della consistente produzione televisiva dedicata a chef, pasticceri, apprendisti cuochi e ristoranti ci mette oggi a disposizione un palinsesto capace di riempire, a volerlo analizzare, le nostre giornate.

I fornelli sono un appuntamento quotidiano anche su TV2000, dove Don Domenico De Stradis insegna la cucina semplice a Quel che passa al convento, per non dimenticare gli ormai classici Cotto e Mangiato su Mediaset e I Menù di Benedetta su La7. E per chi non possiede la televisione c’è pur sempre Netflix, dove le serie dedicate ai grandi chef non mancano.

Tra telenovelas, serie poliziesche e talk show dedicati alla politica è comprensibile che si crei una fetta di pubblico alla ricerca di qualcos’altro. E quel qualcos’altro trova nella cucina un filone tematico rilassante sempre presente, qualcosa di leggero da condividere coi colleghi il giorno dopo sapendo di riuscire a restare lontano dalle polemiche che tutto il resto comporta. Tanto più quando magari si abita vicino a qualche zonda da dove arriva qualche concorrente. Guai trovarsi impreparati di fronte ai complimenti per qualche compaesana tra i finalisti di Top Chef.

Serve tutto ciò davvero ad aiutarci a mangiare meglio o anche solo a scegliere meglio dove mangiare? Non sappiamo poi quanto davvero quel pubblico si metta all’opera a sua volta o si trascini al più vicino All you can eat senza alcun senso critico rispetto a quello che si ritrova nel piatto.

Se questo tipo di televisione fosse davvero così educativa ne potremmo magari valutare gli effetti nei commenti dei locali su Tripadvisor o tra le pagine Facebook, ma i segnali incoraggianti ancora non si vedono.

L'influenza concreta legata alla tanta cucina in tv la rappresentano forse al massimo le planetarie che abbandonano l'angolo vicino ai fornelli e ritornano tra i loro imballaggi, pronte per essere vendute di seconda mano, regalate alla nuora, alla figlia, alla nipote di turno.

In fondo forse gli chef aiutano la televisione a fare ciò che ha sempre cercato di fare: sognare. Che è ben altra cosa dal fare. Anzi. Sognare di mangiare piatti spettacolari, sognare di saper preparare risotti al dente e torte multipiano, sognare di saper scolpire con la pasta di zucchero un castello fatato e di saper riconoscere la perfetta maionese. Sognare: perché, come sa chi ha provato a passare al fare, il blocco rispetto ai sapori non appresi si manifesta tutto.

Le piazze delle città si riempiono ad ogni evento legato allo street food: e non importa se la carne degli arrosticini è dura, se l'aria s'impregna d'olio fritto di pessima qualità, se le mosche assalgono le griglie del "tipico asado argentino". Ma con 10 € ci si può sentire per un momento Chef Rubio. Sarà la digestione semmai a giudicare la qualità di quel lampredotto che a ben pensarci puzzava un po'.

Così che in mezzo a centinaia di studenti del liceo che sognano di diventare futuri youtuber ecco che può capitare quello che ti fa assaggiare un giorno una fetta di torta con la ricetta di Ernest Knam imparata guardando Bake Off Italia su Real Time e racconta:

“Quest’estate per il mio compleanno i miei amici mi portano a Milano per sentire che gusto dovrebbe avere davvero.”


E non gli importa un granché se la sua torta è già deliziosa. La sua candidatura alla prossima stagione del programma non è stata accettata. Eppure non si è mai perso neppure una puntata!

Non ci sono risposte facili al suo chiedersi “Cos’avrò sbagliato?” 
Non basta uno sguardo pieno di tenerezza a fargli capire "Tu? Niente."
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