Piemondina: un nuovo marchio per il riso piemontese (mentre a FICO si sono scordati il riso piemontese)

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Piemondina: un nuovo marchio per il riso piemontese (mentre a FICO si sono scordati il riso piemontese)
Si chiama Piemondina, vuole essere il marchio che promuove il riso piemontese di qualità negli scaffali delle grandi catene alimentari e l’assessore regionale piemontese Giorgio Ferrero lo ha presentato in anteprima sabato 18 novembre a Vercelli.

I supermercati e centri commerciali che aderiranno all’iniziativa potranno usare il marchio all’interno dei loro locali per evidenziare le aree che ospitano riso piemontese. Non si tratta infatti di qualcosa che va ad aggiungersi all’etichetta dei singoli prodotti: una scelta di questo tipo avrebbe comportato ulteriori oneri ai produttori.

Il nuovo marchio andrà invece a fare compagnia a quello già presentato nella primavera del 2016 tutto dedicato al latte piemontese e i suoi derivati: Piemunto. Ad un anno di distanza la Regione Piemonte ha dichiarato che “nei 100 punti vendita piemontesi Carrefour, primo gruppo che ha aderito all'iniziativa seguito poi da Coop, Crai e Bennet, i 170 prodotti a marchio Piemunto hanno registro un incremento di vendite del 10% con picchi del 46%”. L’esperimento dello scorso anno pare quindi aver funzionato, spingendo la Regione ad ampliare la proposta al settore del riso.

Come valorizzare il prodotto locale a livello nazionale e incentivare quindi gli agricoltori ad investirvi se neppure chi vive nelle terre di produzione pone attenzione alle scelte di consumo? Da tempo capita di sentire all’interno dei convegni e degli incontri pubblici come sarebbe utile che i produttori sfruttassero di più anche l’unica DOP italiana dedicata al riso, la DOP Riso di Baraggia Biellese e Vercellese, ma la fatica a mettere sul piatto della bilancia vantaggi e costi derivanti dal rispetto del disciplinare ha fatto sì che in pochi ancora siano entrati nella DOP.

Oggi, complice la crisi che sta attraversando il settore, ecco che l’attenzione su tutto ciò che può migliorare il posizionamento di prodotto pare accendere l’interesse dei coltivatori.

Che occorra un riposizionamento del brand territoriale nell’immaginario nazionale è evidente.
A segnalarlo è anche il modo in cui ancora oggi, ad una settimana dall’inaugurazione, sia presentato il tema riso all’interno del sito di FICO:

“Lombardia e Veneto sono vocate per il riso: Riso del Delta del Po IGP, Riso di Baraggia Biellese, Vercellese DOP e Riso Vialone Nano IGP. La Sicilia per la produzione di frumento e la Puglia per il grano duro.”

Così si trova scritto nelle pagine del portale di quello che si propone come "il più grande parco agroalimentare del mondo". Dov’è finito il Piemonte? Possiamo davvero parlare di un semplice errore di distrazione?

Proprio mentre il Ministero delle politiche agricole annuncia la firma di due decreti interministeriali per l’obbligatorietà dell’origine dei prodotti in etichetta per pasta e riso (in particolare, si legge, per il riso il provvedimento prevede che sull'etichetta devono essere indicati paese di coltivazione del riso, di lavorazione e confezionamento) ecco che forse non farebbe poi male rivalutare la geografia, ormai quasi abbandonata tra le materie scolastiche.
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