Prosecco DOC per il 2018 ne abbiamo?

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Prosecco DOC per il 2018 ne abbiamo?
Premessa (doverosa).
Prima di tutto è giusto chiarire che io non ce l’ho con nessuno. Ne con il Consorzio del Prosecco DOC, né con il Centro Interdipartimentale per la Ricerca in Viticoltura ed Enologia (CIRVE) dell’Università degli Studi di Padova, a cui il Consorzio affidato le analisi economiche del comparto.
A me quello che interessa è individuare con precisione le questioni (chiamateli pure “problemi” se volete) che interessano lo sviluppo ed il funzionamento del comparto del Prosecco, o per meglio dire, dei Prosecchi perché sul mercato il Prosecco è un marchio unico che produttivamente si articola in due DOCG (Conegliano-Valdobbiadene ed Asolo) ed una DOC.
Mi interessa non perché io abbia una forma di fissazione psichica (anche se Filippo Ronco lo sospetta), ma perché io in questo comparto ci lavoro come consulente sia di vendite che di marketing. Io di Prosecco ci vivo e vorrei viverci ancora per un po’ di anni.
Ecco perché sono attento, e da qualche anno preoccupato, osservatore delle sue vicende.
L’intento quindi come sempre non è polemico, ma analitico e l’obiettivo è di dare un contributo circostanziato di riflessione per correggere e rimuovere quei fattori che limitano lo sviluppo ed il consolidamento di quello che è diventato uno dei vini più importanti a livello mondiale.
La speranza è sempre quella di avere un impatto positivo e rimarco l’assoluta apertura al confronto, dibattito, discussione (chiamatelo come vi pare).
Ultima avvertenza per gli addetti ai lavori: al fine di rendere (più) comprensibile questo post anche a coloro i quali non si operano nel comparto del prosecco, ho ritenuto corretto spiegarne alcuni aspetti strutturali. Se siete prosecchisti professionisti a qualsiasi titolo e non volete annoiarvi potente andare direttamente al paragrafo “Il mio aggiornaento alla stia del Consorzio e relative considerazioni".
E adesso andiamo a incominciare.

Di cosa stiamo parlando.
Le quotazioni del vino sfuso atto a produrre Prosecco DOC della vendemmia 2017 stanno raggiungendo livelli siderali: gli ultimi prezzi di cui si parla sono intorno ai 2,65 euro/litro, quando solo quattro anni fa le quotazioni erano intorno ad 1,20 euro/litro.
Questa impennata dei prezzi rispetto all’anno scorso era iniziata già con i prezzi delle uve durante la vendemmia, si è trasferita poi al prezzo del vino ad ha continuato a crescere fino ad oggi.
Il motivo sostanzialmente è che la gran parte degli operatori del mercato del Prosecco si sono convinti che non ci sarà vino a sufficienza per soddisfare la domanda da qui alla vendemmia 2018.
A fronte di questa tensione di mercato, il Consorzio ha realizzato una stima della produzione 2017 (i dati ufficiali si sapranno solamente ad inizio gennaio) e dei consumi 2017-2018.
In base a questa stima risulta esserci disponibilità di Prosecco DOC sufficiente a coprire gli imbottigliamenti fino ad ottobre 2018, quando sarà pronto il vino della nuova vendemmia.
Malgrado questa previsione (pubblicata anche sul n. 39/2017 del Corriere Vinicolo) avrebbe dovuto portare un effetto calmierante sui prezzi del vino sfuso, questi stanno invece continuando a crescere.
In buona sostanza il mercato non ha creduto alla previsione del Consorzio e continua convinto del rischio di carenza di Prosecco DOC da qui alla prossima vendemmia.
Di conseguenza il mercato del vino sfuso atto a produrre Prosecco DOC è praticamentebloccato sia perché le quantità offerte sono limitate e sia perché il prezzo richiesto e considerato troppo alto dai potenziali compratori (spumantizzatori) rispetto ai prezzi a cui pensano di poter vendere il vino imbottigliato.
Si tratta di una situazione dovuta a tentativi di speculazioni di prezzo oppure rispecchia una reale situazione di disequilibrio/tensione tra l’offerta e la domanda di Prosecco DOC?
Lo scopo di questo post è approfondire ulteriormente l’analisi effettuata dal Consorzio per rispondere a questa domanda.

Lo scenario attuale.
Il comparto del Prosecco DOC è soggetto ad una situazione di tensione tra offerta e domanda iniziata dalla vendemmia 2014. Nell’anno solare 2015 c’è stata carenza di prodotto, per cui il prosecco è finito prima che fosse disponibile quello della vendemmia 2015, mentre negli anni solari 2016 e 2017 l’equilibrio è stato raggiunto solamente ricorrendo alla riserva vendemmiale. Questo significa utilizzare anche il vino ottenuto dal 20% di produzione in eccesso rispetto al valore massimo fissato dal disciplinare. I numeri permettono di spiegarmi più chiaramente: la produzione ad ettaro massima prevista dal disciplinare della DOC è di 180 q.li. Se producono fino a 216 q.li di uva/ha i primi 180 q.li possono essere utilizzati per produrre Prosecco DOC mentre gli altri diventeranno vino bianco IGT. Se produco oltre 216 q.li/ha TUTTA l’uva deve essere utilizzata per produrre vino bianco IGT. La considerazione sottostante è che fino a 216 q.li/ha la qualità dell’uva è adeguata a produrre Prosecco DOC, mentre superato questo valore la qualità dell’uva si abbassa sotto la soglia qualitativa minima.
La logica è che è necessario lasciare una certa flessibilità per potersi adattare alla naturale variabilità delle produzioni agricole, come appunto la coltivazione della vite.
Questo principio e questo meccanismo si ritrova nei disciplinari di tutte le DOC e DOCG italiane ed il fatto che io personalmente lo consideri una stortura gestionale senza un vero fondamento tecnico non è più che un aneddoto.
In annate eccezionali, quali sono state considerate le vendemmie 2015 e 2016, è possibile utilizzare questa riserva vendemmiale per la produzione del vino DOC. Va sottolineato come sia espressamente previsto che si tratti di una misura eccezionale, non adottabile per troppi anni consecutivi.
Nel 2017 quindi già si sapeva che era praticamente impossibile che venisse concessa; dopodichè la scarsa produzione della vendemmia di quest’anno ha risolto il problema alla radice, visto che i vigneti hanno prodotto mediamente una quantità di uva inferiore al massimo previsto dal disciplinare. Detto in altre parole, con una produzione media effettiva stimata di 160 q.li di uva/ha anche se fosse stato autorizzato l’utilizzo della riserva vendemmiale, l’uva non ci sarebbe stata comunque.
Va ricordato che il continuo aumento del prezzo del vino sfuso base spumante verificatosi dalla vendemmia 2014 in avanti, è stato trasferito lungo la filiera solo in parte.
In larga misura è stato assorbito dalle cantine di spumantizzazione ed imbottigliamento e dagli operatori della distribuzione, comprimendo i propri margini unitari e recuperando il guadagno complessivo grazie all’aumento del numero di bottiglie vendute (guadagno meno su ogni bottiglia, ma vendo più bottiglie e quindi, in parte, recupero nella copertura dei costi fissi). Nel caso delle catene di distribuzione che si fanno produrre Prosecco con il proprio marchio entra in gioco anche l’importanza che il prosecco ha assunto per attirare i consumatori nel punto vendita e quindi nel sostenere le vendute complessive del supermercato, ma qui entriamo in un altro ambito che ci porterebbe fuori dall’argomento di questo post.
In sintesi, nel corso delle ultime 4 vendemmie c’è stato un trasferimento di valore aggiunto dalla fase di spumantizzazione ed imbottigliamento a quella agricola di produzione dell’uva e del vino base.

La previsione di mercato per l’annata vendemmiale 2017/2018 elaborata dal Consorzio. (Nota: la fonte di tutti i numeri utilizzati è la relazione del Consorzio pubblicata sul numero 36/2017 del Corriere Vinicolo).
I dati su cui si basa la previsione elaborata dal Consorzio sono i seguenti:
- Andamento effettivo degli imbottigliamenti nel primo semestre 2017: +7% rispetto al 2016.
- Previsione dell’andamento degli imbottigliamenti nel secondo semestre 2017: +7% rispetto al 2016.
- Previsione dell’andamento imbottigliamenti nel 2018: +6,5% rispetto al 2017
- Produzione stimata di Prosecco DOC per la vendemmia 2017: 3.108.323 hl. Questo numero si ottiene moltiplicando la produzione media di 160 q.li/ha stimata per gli ettari presenti quest’anno nel circuito del Prosecco DOC, dei superi provenienti dalle DOCG e dell’utilizzo dei vitigni supplementari nella misura del 12%.
- Giacenza di Prosecco DOC a settembre 2017: 927.230 hl (nota: dalla pubblicazione sul Corriere Vinicolo non mi è chiaro se questo valore sia effettivo oppure stimato).
- Disponibilità complessiva di Prosecco DOC fino alla nuova vendemmia: 4.035.552 hl.
Stimando il volume degli imbottigliamenti da settembre 2017 ad ottobre 2018 applicando gli andamenti previsti di cui sopra, risulta che la disponibilità permette di coprire la domanda fino a circa metà ottobre.

Il mio aggiornamento alla stima del Consorzio e relative considerazioni.
A quanto pare l’andamento degli imbottigliamenti nel periodo gennaio-ottobre 2017 è stato di circa il +9% rispetto allo stesso periodo del 2016. Mi scuso per la vaghezza con cui presente questo dato; è una cosa che chi mi legge sa che faccio molto raramente (per non dire mai). Purtroppo però Valoritalia non pubblica più sul suo sito i dati degli imbottigliamenti e quindi non dispongo del dato ufficiale. Ho però incrociati diverse fonti, tutte fidate, e quindi mi sento di aggiornare l’analisi del Consorzio in base a questo numero. Nel caso in cui il dato effettivo fosse diverso, sarò ben felice di saperlo e di rivedere i miei conteggi.
Considerando quindi corretta questa informazione e confrontandola con il dato effettivo del 7% del primo semestre, significa che il trend del periodo luglio-ottobre è stato del +11,5% (Nota: per non appesantire la lettura, evito di dettagliare tutti i passaggi aritmetici).
Se questa tendenza continuasse anche per novembre e dicembre, l’anno 2017 si chiuderebbe complessivamente con un +9,25% sul 2016.
Questo significa un consumo nel 2017 di circa 40.000 hl in più rispetto alla stima del Consorzio, ovvero una riduzione della disponibilità che vale circa 2 giorni degli imbottigliamenti previsti per ottobre 2018.
Sottolineo che questa non è una stima, ma la proiezione dell’effetto di una cosa che è già successa.
Inoltre, durante questo mese di novembre diverse cantine rilevano una ulteriore accelerazione degli ordini rispetto al trend dei mesi precedenti.
Questo può essere dovuto ad una effettiva accelerazione delle vendite ai consumatori finali e/o previsione di ulteriori incrementi di vendita in occasione del Natale, oppure ad una strategia da parte dei clienti che hanno già ricevuto la comunicazione degli aumenti di prezzo per il 2018 e cercano di aumentare le proprie giacenze di magazzino ai prezzi attuali (più bassi).
Nel primo caso il risultato sarà una diminuzione netta della disponibilità di Prosecco DOC fino alla prossima vendemmia rispetto alla previsione del Consorzio e aggiornata da me.
Nel secondo invece la previsione rimane valida in quanto si tratta di un semplice anticipo di ordini che si sarebbero fatti nei prossimi mesi.
In assenza di elementi che permettano di valutare se, e quanto, ci si trovi nell’uno o nell’altro caso, evito di inserire questo elemento nell’analisi. Però è giusto aggiungerlo alle incognite presenti nello scenario, che elenco più sotto.
Questo per quanto riguarda l’offerta. E dal lato della domanda?
Non vedo particolari elementi che portino a modificare la previsione del Consorzio di un 2018 con consumi in crescita del 6,5% rispetto al 2017.
Nel valutare la situazione credo sia invece più interessante fare il ragionamento inverso e chiedersi quale dovrebbe essere l’incremento degli imbottigliamenti nel 2018 per arrivare al mese di ottobre con giacenze di vino pari a zero. La risposta è che l’incremento degli imbottigliamenti gennaio-settembre 2018 dovrebbe essere del +15,5% rispetto al 2017. Percentuale mi pare estremamente improbabile si realizzi.
Quindi la previsione del Consorzio per cui la diponibilità COMPLESSIVA di Prosecco DOC permette di arrivare ad imbottigliare fino a metà ottobre 2018 è sostanzialmente corretta e descrive una situazione di estrema tensione tra offerta e domanda.

Proprio per questo dubito che si sbloccherà il mercato. Ecco perché:

1. Innanzittuto il mercato di un bene fisico ha dei vincoli operativi per cui non tutto il prodotto disponibile può essere scambiato. La distribuzione del prodotto nelle cantine non è omogenea: c’è chi ne ha per arrivare a metà novembre e chi invece lo finirà già a settembre.
Inoltre non tutte le giacenze sono i comodi lotti da 300 hl, perfetti per riempire una cisterna di trasporto. Ne avanzeranno 100 hl là, 65 hl qui, ecc… Una frammentazione logisticamente impossibile, o antieconomica, da raccogliere. Non si tratta di teoria: è un’esperienza che abbiamo già visto e vissuto quando il comparto è andato in tensione e carenza negli anni passati.

2. Le incognite da qui ad ottobre 2018 sono numerose, sia a livello di singola cantina che di comparto complessivo. Elenco qui di seguito quelle principali che i vengono in mente:
- E se le vendite crescessero di più del 6,5% previsto?
- E se le MIE vendite come cantina crescessero più del 6,5%?
- Come sarà la vendemmia 2018?
- E se prendessi una grandinata?
Tutte queste incognite aumentano il rischio e quindi fanno alzare il prezzo del vino sfuso richiesto per prendersi questo rischio.

3. Soprattutto, l’equilibrio molto stretto tra offerta e domanda rende poco interessante la vendita del vino sfuso per chi ne ha disponibilità. Oramai tutte le cantine che vendono vino sfuso sono anche spumantizzatori ed imbottigliatori in misura rilevante. Portare vicino a zero le giacenze di vino nelle autoclavi vendendo la poco disponibilità residua rispetto agli impegni già presi con i clienti significa mettere sotto pressione tutta l’organizzazione produttiva della cantina.
Non ne vale la pena per realizzare vendite che equivalgono, forse (vedi incognite), a poche di settimane di imbottigliamento.
Oppure ne vale la pena solo a prezzi molto alti, impossibili per i potenziali compratori.

4. Infine perché le cantine guardano (o dovrebbero guardare) almeno anche all’annata vendemmiale 2018/19.
Nell’ipotesi ottimisticamente estrema che la media di produzione per ettaro della vendemmia 2019 raggiunga il massimo di 180 q.li previsti dal disciplinare, si può prevedere che la disponibilità di Prosecco DOC giacenza settembre 2018 + produzione vendemmia 2018 sarà circa pari ai 4.000.000 di hl disponibili quest’anno.
Disponibilità sufficiente a soddisfare la domanda 2018/2019 solo nella malaugurata ipotesi che si fermasse la crescita dei consumi.

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