Giacchè, da dove viene e dove va

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Giacchè, da dove viene e dove va
La Necropoli Etrusca della Banditaccia è stata la suggestiva cornice per l'evento organizzato da Casale Cento Corvi per la presentazione dello studio del DNA del vitigno denominato Giacchè, che è stato definitivamente identificato come un clone del Lambrusco Maestri (117).

Non deve meravigliare che tale vitigno, ad oggi diffuso soprattutto nelle aree dell'Emilia Romagna, si trovi nell'areale ceretano, anche in considerazione del fatto che gli antichi Etruschi coltivavano la Vitis vinifera sylvestris sin dall'VIII secolo a. C., prima ancora che i Greci e poi i Romani diffondessero in Italia la Vitis vinifera sativa.

Giacchè è il nome con cui i contadini di Cerveteri hanno da sempre identificato quel vitigno così diverso dagli altri tradizionalmente impiantati in zona, e che dava un vino "dal colore impenetrabile e dal sapore asprigno", un vino riservato alle grandi occasioni.

Già negli anni '90 la Famiglia Collacciani, con l'intento di salvaguardare e valorizzare questo storico vitigno che stava progressivamente scomparendo del territorio a favore di altri più produttivi, avvia un'attenta ricerca tra i vigneti del territorio ceretano e dopo alcuni anni di sperimentazione, giunge a selezionare 3 piante dalle caratteristiche migliori. Da questa selezione, nel 1998, nasce il primo innesto su un vecchio impianto di malvasia. Finalmente poi nel 2003 vede la luce la prima etichetta del Giacchè di Casale Cento Corvi.

Fino al 2005 il vino, in una fase ancora "sperimentale", vede l'apporto delle uve di provenienti da tutti e tre i cloni selezionati. Successivamente la selezione si restringe definitivamente ad un unico clone, che da vita a vini meno rustici e più balsamici.

Nel 2012, un primo netto cambio, con l'arrivo in cantina di Giorgia Collacciani, fresca di laurea in enologia. Ritorna la botte di castagno della tradizione contadina che si affianca così ai legni francesi, si adottano nuove metodologie di stabilizzazione tartarica, e gli zuccheri residui passano dai 5-8 g/l a meno di 2 g/l.
Costantino Collacciani in vigna
La voglia di innovazione e sperimentazione non si ferma a Casale Cento Corvi e nel 2013 si muovono i primi passi verso la biodinamica e le fermentazioni spontanee, in linea con la nuova filosofia dell'azienda che punta a rafforzare il legame con il territorio, anche attraverso la scelta di puntare sempre di più sui vitigni storici.
Una crescente sensibilità per l’ambiente porta verso una viticoltura responsabile con l’abbandono dei diserbanti chimici e la riscoperta di buone pratiche contadine come il sovescio. In cantina gli interventi sono ridotti all’indispensabile proprio per lasciare al vino la possibilità di raccontare un territorio unico come quello di Cerveteri, che unisce le caratteristiche del terreno vulcanico al respiro del mare, una terra di cui già gli Etruschi avevano capito la vocazione vitivinicola.

Il millesimo 2015 vede in bottiglia le uve del nuovo vigneto impiantato nel 2005, mentre le uve del vecchio impianto vengono destinate all'ennesima sperimentazione, una versione spumantizzata del Giacchè, che ragionevolmente troveremo disponibile il prossimo anno. 


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