Lione last minute, 10 cose da fare in città quando non hai prenotato

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Lione last minute, 10 cose da fare in città quando non hai prenotato
Capoluogo della regione dell’Auvergne – o più precisamente, Auvergne Rhône-Alpes – e terza città francese dopo Parigi e Marsiglia, Lione è una meta turistica forse secondaria ma da non sottovalutare affatto per più di una ragione.

Città di origine gallica e poi romana, nei secoli è stata importante per diversi motivi: come centro tessile, fulcro del commercio della seta e della sua lavorazione ad opera dei canuts, i "tessitori di seta" protagonisti delle prime rivolte sociali contro le condizioni di lavoro e lo sfruttamento creati dalla rivoluzione industriale, tra il 1831 e il 1834; per la resistenza a un lungo assedio durante la Rivoluzione Francese (quando la città prese le parti dei Girondini contro la Convenzione) prima, e ai Nazisti poi, trovandosi nel territorio della Repubblica di Vichy che fino al 1942 rimase fuori dalle zone occupate; per essere stata la sede delle Officine Lumière create dal fotografo Antoine Lumière, da cui uscivano le lastre di vetro che avrebbero spianato la strada alla stampa fotografica e poi alle varie sperimentazioni dei figli Auguste e Louis, cui si deve l’invenzione del cinematografo – nel 1895 – e di una serie di altri brevetti le cui applicazioni spaziano dalla fotografia alla medicina.

Quaertiere Monplaisir, verso il museo del cinema

Ma, per gli amanti dell’enogastronomia, Lione è soprattutto legata ad altre due cose: a un tiro di schioppo dai vigneti della Valle del Rodano – il fiume che attraversa la città, nel punto di confluenza con la Saona – e dai suoi crus più pregiati come Côte-Rôtie, Condrieu, Châteauneuf-du-Pape, Côtes-du-Rhône, è pure la città di Paul Bocuse, uno dei “padri fondatori” della Nouvelle Cuisine e tra i più grandi cuochi di Francia di tutti i tempi. Nato più precisamente nel 1926 a Collonges-au-Mont-d'Or – comune poco distante da Lione dove c’è ancora il suo celebre ristorante L’Auberge du Pont, noto anche con il suo nome tout court, tre stelle dal 1965 – Bocuse è senz’altro tra le personalità più celebri della città, dove oggi conta almeno 6 indirizzi (l’ultimo, Le Comptoir de L’Est, risale al 2016, anno in cui lo chef ha compiuto 90 anni) cui si aggiungono quelli sparsi per il mondo, più lInstitut Paul Bocuse  aperto sempre a Lione nel 1990, prestigiosa scuola di cucina, ristorazione e hotellerie.

Il giardino di luci a Place Bellecour, Fete des Lumieres 2017

Insomma, un viaggio a Lione, considerata la capitale gastronomica della Francia, ha senza dubbio molti aspetti interessanti a cominciare da quelli prettamente mangerecci; e niente paura, le calorie accumulate si bruciano facilmente grazie al sali-scendi continuo dovuto alla conformazione della città che alterna la parte pianeggiante sviluppata lungo il corso del Rodano e all’incrocio con la Saona – tra cui la penisola della Presqu'île, formata appunto dai due fiumi, e la zona del Vieux Lion, che hanno valso alla città l’ingresso nel Patrimonio Mondiale Unesco dal 1999 – e le zone collinari come la Fourvière (dove si sviluppò il primo insediamento romano, come testimoniano i resti dell’antico teatro) e della Croix-Rousse, che fu invece il centro della lavorazione della seta. Oggi vale la pena di arrampicarsi fin qua anche per trovare alcuni dei ristoranti e dei locali più interessanti della città.



Ma se, come noi, siete così sprovveduti da arrivare in città senza aver prenotato il vostro tavolo con largo anticipo – per di più in occasione della Fête des Lumieres, la manifestazione che ogni anno nei giorni intorno all’8 dicembre illumina le piazze e i palazzi della città con spettacolari proiezioni e installazioni a base di luci e suoni – dovrete rinunciare alle tavole più blasonate. Ecco allora qualche idea per godersi comunque la città e non restare a stomaco vuoto e bocca asciutta.


1. Visitare l’Institut Lumière (e inventarsi protagonista del remake del “premier film”)

Institut Lumiere

Situato nel quartiere di Monplaisir, un po’ periferico ma facilmente raggiungibile con la metro, e vicino a un grazioso mercato all’aperto, l’Institut Lumière comprende la bella casa di famiglia – una villa di fine ‘800 che oggi accoglie l’interessante Museo del Cinema, per ripercorrere le tappe della nascita e dello sviluppo del cinematografo e le tante attività dei fratelli – e gli spazi delle antiche Officine Lumière che ospitano rassegne, mostre, concerti e l’annuale Festival cinematografico che richiama registi e divi da tutto il mondo. Se vi sentite inspirati, potrete mettere anche voi in scena (e riprendere con il cellulare) il celebre “premier film”, il breve documentario che immortala l'uscita degli operai dalle officine Lumière (La Sortie de l'usine Lumière) proiettato il 28 dicembre 1895, insieme ad altri 9 brevi film, in occasione del primo spettacolo pubblico di cinematografo al Salon indien du Grand Café a Parigi. Dovrete però confrontarvi, oltre che con l’originale, con i remake d’autore firmati da Tarantino, Almodovar e Scorsese e proiettati in una delle sale del Museo.


2. Fare shopping gastronomico a Les Halles de Lyon Paul Boucuse

Les Halles des Lyon

Al nume tutelare della cucina francese, la città di Lione ha dedicato il suo più grande spazio gastronomico, Les Halles de Lyon. Incrocio tra mercato, centro commerciale e food hall a due passi dalla stazione di Part-Dieux, ospita 48 banchi tra botteghe – che propongono tutte le glorie gastronomiche regionali e nazionali, dai formaggi alle ostriche crude, dai macarons a ogni tipo di salume e prodotto a base d’anatra – enoteche, bouchon (ristoranti tipici) e ristorantini dove fermarsi a mangiare con tutta calma tra un acquisto e l’altro.


3. Assaggiare l’andouillette de Le Comptoir du Vin


Ambiente rustico e caldo, perennemente affollato, ottima scelta di vini, cucina robusta e saporita e un padrone di casa un po’ burbero – soprattutto con gli avventori casuali – ma decisamente dotato di grande personalità. Questo bouchon sulla collina della Croix-Russe merita decisamente una sosta, soprattutto per assaggiare la mitica andouillette, sorta di salsiccia di interiora di maiale o – secondo la tradizione lionese – di vitello. Il locale non accetta prenotazioni, dunque mettete in conto un po’ di attesa (o anche di venire mandati via dal titolare, se non gli state troppo simpatici).


4. Infilarsi nei traboules del Vieux Lyon




Città fredda e ventosa, costruita tra pianura e collina, la parte antica di Lione è caratterizzata dai traboules: collegamenti pedonali che, attraversando scale e cortili interni dei palazzi, permettevano ai canuts e ai loro carichi di andare da una via all’altra in breve tempo e in parte riparati dalle intemperie, spesso evitandosi lunghe salite e discese (e anche di trovare scampo alle repressioni durante le rivolte ottocentesche). Oggi ci si può infilare in portoni e cancelli della Presqu’ile, del Vieux Lyon e della Croix-Rousse – alcuni segnalati con delle targhe o su apposite mappe online, altri da trovare provando a bussare o seguendo qualche abitante bendisposto – per scoprire questo lato affascinante e un po’ nascosto della città, e anche per abbreviare un po’ il tragitto.


5. Fare le scale della Cour des Voraces


Nella zona della Croix-Rousse, la cosiddetta Corte dei Voraci – scenografico traboule caratterizzato da una bella scala monumentale che mette in collegamento place Colbert (civico 9) con  la montée de Saint-Sébastien (civico 14) e rue Imbert-Colomès (civico 29) fu uno dei luoghi chiave della rivolta del 1831. I Voraces erano infatti i membri di una società operaia di tessitori che diede il via e animò la protesta dei canuts.


6. Bere un aperitivo sul Rodano, alla peniche Le Sirius


Le peniche sono le tipiche imbarcazioni ormeggiate lungo il Rodano, chiatte da trasporto fluviale che servivano per trasportare le merci via fiume. Oggi la maggior parte ospita bar e locali “stanziali” dove venire a bere qualcosa – dai vini locali alle birre – per l’aperitivo, il dopocena o per le animate serate con concerti e Dj-set. Ormeggiato sulla sponda verso la stazione di Part-Dieu, Le Sirius è uno dei locali più amati per la sua programmazione e l’offerta di birre belghe e rum aromatizzati, ma soprattutto per l’ambiente molto particolare, decisamente da vedere.


7. Mangiarsi le mani per non aver prenotato un tavolo al Café Sillon con 6 mesi d’anticipo


Lo chef Mathieu Rostaing-Tayard è il patron-ideatore di questo bistrot accogliente e moderno in zona Saxe-Gambetta che propone una cucina coraggiosa e originale, contaminata il giusto – lo chef ha lavorato in giro per il mondo, dall’Oriente alla Francescana di Bottura – senza diventare velleitaria e senza perdere di sostanza, accompagnata da ottime bottiglie di vignerons dalla chiara impronta “naturale”. Il tutto a prezzi accessibili: dai 16 i 25 euro a pranzo, dai 41 ai 48 euro a cena per due antipasti, due piatti e due dessert a scelta.
Peccato che trovare un tavolo libero sia una missione quasi impossibile!


8. Cenare da Balthaz’Art


Sclta di ripiego, questo grazioso ristorante “bistronomico” dall’atmosfera vintage nel quartiere della Croix-Rousse – diviso in due locali separati ma altrettanto suggestivi e con la cucina in comune – è stata davvero una bella sorpresa. Anche se il servizio è un po’ lento, i piatti di Frédéric d’Ambrosio sono un riuscito mix di sapori e suggestioni, come la zuppa orientale di verdure con merguez speziate, yogurt e harissa, lo stufato di vitello con funghi e cipolle, la famosa tartare “moresca” (un po’ troppo speziata), il maiale con salsa al chorizo. Ampia scelta di vini a prezzi ragionevoli, come quelli dei piatti e del menu: 29 euro per antipasto, piatto e dolce o formaggio, 34 per il menu completo.


9. Bere una birra al Dikkenek Café


Se il vino vi dovesse aver stufato, questo è il posto giusto per il bicchiere della staffa a base di birra artigianale: sono circa 90 le referenze di questo bar à bières della Croix-Rousse  - tra spina e bottiglie – con ampio spazio per la produzione belga e per quella locale, ma anche oltre. L’ambiente è informale come ci si aspetta da un locale del genere, c’è anche qualcosa da stuzzicare per accompagnare le birre.


10. Finire la serata ballando al Bec de Jazz


Affollato, chiassoso, fumoso e maleodorante, caotico, con un’offerta di beverage discutibile: il Bec de Jazz è esattamente come dovrebbe essere ogni posto di questo genere, in ogni città del mondo. Un locale “malfamato” dove non si viene per bere o peggio ancora per degustare, men che meno per chiacchierare, ma per scatenarsi e ballare a ritmo di swing, jazz, rock e quello che capita. Uno dei peggiori bar di Lione, ma un salto va fatto.


[Tutte le foto - vedi anche album collegato - sono di Marco Barberis aka tartahc]
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