I fagioli nel deserto e l'Unità d'Italia. Cannavacciuolo è il nuovo Bud Spencer?

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I fagioli nel deserto e l'Unità d'Italia. Cannavacciuolo è il nuovo Bud Spencer?
E’ lui che gli ha detto di incendiare le frittate! 

Quando Bimbo e Trinità si siedono ai tavoli del ristorante di lusso in Continuavano a Chiamarlo Trinità, sfoggiando la consueta gestualità ruvida e simpatica, non solo non si accontentano delle porzioni lilliput offerte dallo Chef di Sala, ma estraggono la pistola quando il sommelier stappa lo spumante rumorosamente, fino ad alzare le mani quando lo stesso tenta di sfumare le crêpe con il liquore.




Seguito del parimenti fortunato Lo chiamamavano Trinità, il film è del 1971: il periodo del boom economico che porta un arricchimento notevole e diffuso in ampi settori dello Stivale, ma una crescita culturale decisamente più circoscritta ad alcune fasce della borghesia prevalentemente dei grandi centri del nord Italia.

Bimbo e Trinità sono le due facce di quell’Italia che ce l’ha fatta senza studiare, o forse dell’italianità senza tempo: rispettivamente il burbero dal cuore d’oro e l’adorabile figlio di buona donna.

Nel mondo reale la Novelle Cuisine muove i primi passi Oltralpe e arriva di sponda anche in terra italica, con opposte fortune: da un lato rivoluziona la ristorazione, qui da noi viene inizialmente ripudiata.
Il regista Enzo Barboni con il nostro film non fa altro che spernacchiarla, in modo esilerante.

La scena di Bimbo e Trinità al ristorante di lusso non è altro che la reazione dell’Italia neo arricchita, ma ancora bonaria, all’arrivo della Novelle Cuisine.

[Gualtiero Marchesi in via Bonvesin pochi anni dopo fu costretto a chiudere: il destino dei rivoluzionari.]


Fagioli & cazzottoni

Un discorso analogo si può fare per i celebri fagioli che Bud Spencer nei film si cucina spesso nel deserto: nostalgia degli italiani per una cucina semplice e sostanziosa in un periodo di profondi mutamenti politici e sociali.

Bud ha anche un'altra caratteristica: un cazzotto pronto e liberatorio, attraverso il quale mena un sacco di gente nei film. Ai cazzotti vengono alternati proverbiali ceffoni e manrovesci a destra e a manca. Nessun 'cattivo' ci lascia mai le penne: Bud picchia perché lo deve fare, lo fa sempre senza rabbia né cattiveria, né divertimento personale.

[Ma solo perché non può affidarsi alle istituzioni.]

Anzi nei suoi gesti, nelle sue pacche, soprattutto quelle tra capo e collo, c'è sempre un qualcosa di bonario. Se ci pensiamo un attimo, quelle pacche tra capo e collo continuiamo a vederle ancora oggi, in luoghi differenti. 

#Differenti?


Antonino Cannavacciuolo e l'Unità d'Italia

Antonino Cannavacciuolo è uno dei maggiori chef italiani in circolazione. Grande e grosso, dallo sguardo bonario, Cannavacciuolo è campano (viene da Vico Equense) come Bud Spencer (che era di Napoli). Quando riprende i suoi collaboratori, anche Cannavacciuolo elargisce (anch'egli bonariamente) sostanziose pacche.

L'impressione è che lo Chef imiti (inconsciamente?) l'attore napoletano.

Su Youtube c’è anche un video compilation dei suoi schiaffi.




Ma passiamo ai piatti.
A detta dei maggiori osservatori
, quella di Cannavacciuolo è una cucina che unisce nord e sud Italia. Dunque una cucina dagli esiti involontariamente, ma inesorabilmente, 'politici'.

Scrive Gianfranco Marrone che “da Vico Equense, un paese del Napoletano dov’è nato e cresciuto, dopo lunghe peregrinazioni s’è installato in Piemonte, sul lago d’Orta: e lì ha letteralmente reinventato la cucina italiana, fornendole quell’unità profonda di sapori e di saperi che, si sa, le è sempre mancata. I suoi ingredienti di riferimento (quelli che, come si disquisiva da Fazio, “ti parlano”) sono il pomodoro, i molluschi, la bottarga, il pesce, da una parte, ma anche le lumache, i tartufi, il riso e le carni, dall’altro.

Le materie prime d’origine si mescolano a quelle d’adozione.

Sospettiamo insomma che Cannavacciuolo, al di fuori d’ogni enfasi, sia sulla via di realizzare ai fornelli quel che Artusi ha fatto a parole: ossia, molto semplicemente, una cucina italiana che non sia la sommatoria più o meno casuale di cucine regionali (come negli stereotipi turistici).”


Una funzione ‘politica’, dunque, quella del grande Chef campano, di unire il Paese in un periodo, quello attuale, nel quale il Paese è disunito come non mai.

A pensarci un attimo, una funzione non molto diversa da quella del suo celebre conterraneo, che con quei fagioli cotti nel deserto, in fondo, voleva solo reagire al boom dell’industrializzazione.


[Immagine di copertina: Foxlife]

Canessa Luca, Villa Crespi, Passione Gourmet, 06 giugno 2016
Lanari Massimo, Fagioli alla Bud Spencer, La Cucina Italiana, 22 settembre 2015
Marrone Gianfranco, Cannavacciuolo e l'Unità d'Italia, Doppiozero, 17 marzo 2016
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