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Dare un'opportunità per restare. Imparare a potare la vite, per esempio

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Dare un'opportunità per restare. Imparare a potare la vite, per esempio
Quello dell’immigrazione è un tema caldo, anzi caldissimo. Tra chi la osteggia e chi, invece, la reputa un’opportunità per il Paese, c'è anche l’ipocrisia di quelli che “e in fondo dai, parliamo sempre di Salvini, di immigrati e clandestini, ma in un campo rifugiati a noi non ci hanno visto mai”, come dice Brunori sas nella sua canzone “Secondo me” (a proposito, "A casa tutto bene" è un gran bel disco, eh).

Sembra ci sia bisogno di un cambio di rotta e il sociologo Stefano Allievi, autore del libro “Immigrazione. Cambiare tutto” (Laterza, 2018), nel provare a fare proprie le inquietudini di chi guarda all'immigrazione con paura, rabbia e ostilità, suggerisce appunto un radicale cambiamento di approccio, affinché si tratti “non più solo nutrimento e alloggio, ma soprattutto formazione, dall’insegnamento della lingua all’orientamento al lavoro”.

C’è chi si muove effettivamente in questa direzione, come le cooperative riunitesi nel Consorzio “Sale della Terra”*, con la guida e il supporto etico di Caritas Benevento, che hanno organizzato, tra le altre cose, un corso di formazione in campo viticolo e olivicolo, per contrastare la "perdita di competenze, in ambito agricolo, causato dall’abbandono del modello rurale delle scorse generazioni, che ha portato ad un invecchiamento, senza ricambio generazionale, della manodopera, capace di gestire il nostro comparto primario, che ad oggi non riesce a garantire una forza lavoro adeguata a soddisfare le richieste del territorio".

A guidare il gruppo - circa una dozzina tra migranti e persone con disabilità, di età tra i 25 e 40 anni, ospiti degli Sprar (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati) di quattro comuni delle province di Avellino e Benevento (Castelpoto, Chianche, Petruro Irpino e Roccabascerana) - un responsabile di Slow Food Benevento (Erasmo Timoteo) e l’agronomo Pasquale Addonizio. Circa 30 lezioni, che si stanno svolgendo presso alcune aziende vinicole tra Chianche (AV) e Torrecuso (BN), su viti di greco e di aglianico, allevate a guyot, spalliera e -nel caso dell’uva rossa sannita- anche “a raggiera”, e che termineranno nel prossimo mese di aprile, dopo alcuni incontri dedicati, invece, alla potatura degli olivi.

Non è questa la sola iniziativa del Consorzio, che da tempo sostiene progetti di artigianato, agricoltura sociale turismo sostenibile, con l’obiettivo di farsi “promotore di esempi concreti di agricoltura, artigianato e turismo sostenibile mediante la creazione di fattorie sociali e la realizzazione di laboratori, percorsi laboratoriali e pacchetti di turismo sostenibile, che vedano protagonisti giovani artigiani, persone con disabilità, migranti e detenuti”. Giusto a titolo di esempio, cito i laboratori di bomboniere e oggettistica, falegnameria e laboratorio tessile; oppure, in campo agricolo, la gestione di un pollaio, la produzione di marmellate e confetture.

Facilitare l’inserimento lavorativo di queste persone e dargli dunque un’opportunità per integrarsi e “restare”, anche nell’ottica di un progressivo ripopolamento delle zone rurali sempre più abbandonate. Ridare, insomma, significato alla parola “accoglienza”.

* la onlus, nata su impulso di quattro cooperative sociali (“Il Melograno”, “La Solidarietà”, “Delfini di Terra” e “Lentamente”), ne conta oggi ben 11.

[credits Ufficio Stampa Caritas/Sale della terra]

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