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#19 Commenti

  • Azienda Agricola L'Arcera - Organic Wine

    Azienda Agricola L'Arcera - Organic Wine

    Giacomo Cesari c'è

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    #1
  • Alessandra Biondi Bartolini

    Alessandra Biondi Bartolini

    Nella foto si certo e nel gruppo anche, non c'era purtroppo quando sono andata a trovarli, è per questo che non "parla" nell'intervista.

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    #2
  • Lorenzo Conci

    Lorenzo Conci

    L’articolo è sicuramente interessante come sono interessanti tutte le esposizioni di punti di vista non superficiali.
    Come ben sappiamo però , ragionando “pirandellianamente”, qualsiasi tesi può essere rivoltata e offrire considerazioni di segno se non opposto, almeno diverso.
    Per questo sarebbe bello fossero seguite da un’ intervista ad uno dei padri dei vini naturali, penso ad esempio a Josko Gravner o ad Angiolino Maule.

    Non per astratti motivi di par-condicio, ma per poter offrire strumenti il più possibile adeguati, esaustivi non lo saranno mai, al fine che chi legge possa elaborare una propria opinione il meno possibile condizionata.

    Faccio un esempio:
    Laura Zuddas, nel virgolettato, senza fare nomi, parla di una persona, si presume un vignaiolo, che, se ne deduce, “pontifica” senza cognizione di causa.
    Immagino sia accaduto realmente, ma portare ad esempio un fatto come questo, nel contesto della discussione,banalizza una polemica che si basa invece su considerazioni, e tesi ben più complesse e meriterebbe si evitassero cadute di stile da ambo le parti.
    Chiunque potrebbe citare, senza farne i nomi, qualche enologo, che parlava a sproposito o che appunto pontificava sulla superiorità della “moderna scienza enologica”. Allo stesso modo sarebbe un esercizio inopportuno che non servirebbe a chiarire dove e perchè nasce la contrapposizione tra “enologia naturale” ed ”enologie scientifica”.

    Nell’articolo si cita anche Michel Rolland, l’enologo moderno per antonomasia,
    l’enologia fatta pragmatismo. Chi ha avuto modo di vedere il filmato “Mondovino” di Jonathan Nossiter, può capacitarsi di quanto possano essere contrastanti le opinioni nei confronti dei più illustri rappresentanti di una scuola di pensiero se adeguatamente messe a confronto con tesi opposte.

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    #3
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    In fase di editing facevo presente ad Alessandra che probabilmente si è tralasciato un aspetto fondamentale. Al 90%, l'enologo è quasi sempre un consulente e raramente anche un vignaiolo, viceversa, soprattutto per quanto riguarda il mondo dei vini naturali, il vignaiolo non è quasi mai un enologo, con tutte le derive positive e negative che ne possono seguire. Da un lato un approccio sicuramente più aperto e vincolato da paradigmi, dall'altro maggiori rischi e qualche volta anche diffusa imperizia. Come ho avuto modo di scrivere qualche giorno fa in un post diverso dove venivano affrontati quelli che a mio avviso sono i tre principali problemi del mondo dei vini naturali, si diceva esplicitamente che in effetti ciò che contraddistingue i naturali buoni da quelli meno buoni è che i più buoni in genere sono fatti da vignaioli "col manico". Avere manico in vitivinicoltura vuol dire avere conoscenza, sensibilità, tecnica, se l'enologo la studia sui libri e poi l'applica nella pratica, il vignaiolo è più un interprete e un pragmatico autodidatta che impara dai propri errori sul campo, sicuramente con minori basi accademiche ma qualche volta con maggiore contatto con una visione olistica e di "sentimento" diciamo del vino.
    C'è del buono e dell'utile in entrambe le situazioni comunque a mio modo di vedere.

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    #4
  • Alessandra Biondi Bartolini

    Alessandra Biondi Bartolini

    Certamente tutti i punti di vista sono ben accetti e personalmente non credo nemmeno che esistano due enologie, la scienza spiega i vini indipendentemente che siano naturali o meno. L'enologia, i processi, le trasformazioni spiegate dall'enologia sono esattamente le stesse, indipendentemente poi da come si tratti la materia prima e da chi la tratti. Poi rispondo alle tue obiezioni al pezzo, per quanto riguarda il racconto di Laura ti dirò che è stato per il rispetto e anche l'interesse che lei stessa riporta per il mondo dei vini naturali perc ui non ha voluto citare o rendere riconoscibile la situazione. E hai ragione ci sono anche enologi pontificanti, non lo nego mica. Però ti assicuro che gli attacchi che racconta Laura sono frequenti. Per quanto riguarda Michel Rolland non credo che una persona possa essere giudicata per come è stata presentata in un film documentario nel quale l'intenzione del regista era quella di disegnare l'enologia moderna come male assoluto. Avendolo conosciuto personalmente (non parlo perchè ho visto un film) senza volerlo assolutamente metterlo su un altare quello che ti dico è quello che ho scritto, è una persona pragmatica, di grande esperienza, che conosce il suo lavoro e che se gli chiedi cosa ne pensa dei vini degli altri risponde che non è il suo lavoro parlare o fare filosofia. Gli enologi questo fanno, lavorano e aiutano la gente a fare i vini che chiedono.

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    #5
  • Alessandra Biondi Bartolini

    Alessandra Biondi Bartolini

    Filippo, spero che ti rispondano loro, credo davvero che ci siano anche molti vignaioli che collaborano felicemente con i loro consulenti enologi, avendo trovato sinergia e condivisione del modo di vedere la produzione.

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    #6
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Si, quello è il mercato di mezzo. Il più importante probabilmente, fatto da tantissimi bravi artigiani che di quando in quando fanno uso del consulente, specialmente in annate più difficili. Mi riferivo al mondo dei naturali in senso stretto, solitamente caratterizzato da persone dall'ego piuttosto marcato e che generalmente tendono a fare tutto da sé, nel bene e nel male.

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    #7
  • Alessandra Biondi Bartolini

    Alessandra Biondi Bartolini

    Esatto, è quello che sostiene Pagli, nessun problema (può rappresentare anche uno stimolo a 'ripensarsi') per quelli che vedono il vino come argomento di pensiero, destinato a una rispettabilissima nicchia di loro estimatori, il rischio è che su un mercato che probabilmente non andrà oltre la nicchia non si avventurino aziende un po' più grandi. Non mi sembra che sia particolarmente lungimirante fare vino naturale perchè sembra una nuova opportunità di mercato.

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    #8
  • Alessandra Biondi Bartolini

    Alessandra Biondi Bartolini

    Dico rischio per loro, non per il mondo dei vini naturali, loro se entreranno dei competitor si arrangeranno ;)

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    #9
  • Lorenzo Conci

    Lorenzo Conci

    Non ho affermato che si debbano sposare le tesi di Nossiter, facevo solo notare come possano sussistere idee molto diverse di concepire idee e valutare le persone. Naturalmente io no ho avuto l'opportunita o la fortuna diconoscere personalmente personaggi di quel calibro, ma ho letto parecchio ad esempio di Josco Gravner. Trovo che si banalizzi molto parlando di vini naturali portando oltretutto esempi poco congrui. Come se io parlassi di "enologia scientifica" portando ad esempio vini da 50 centesimi venduti negli hard-discount.

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    #10
  • Alessandra Biondi Bartolini

    Alessandra Biondi Bartolini

    Non mi sembra che si sia banalizzato proprio niente, hai letto che "i vini natuarli puzzano e basta" per caso? o che "chi fa vini naturali è un talebano"? Qualcuno ha detto che tra chi fa vini naturali non ci siano persone di spessore o che non ci siano vini naturali di qualità? Niente di tutto questo. Si è parlato di rischi e di casi. Trovo molto più banale continuare a parlare di enologia scientifica e enologia naturale perdonami.

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    #11
  • Lorenzo Conci

    Lorenzo Conci

    Sono termini impropri ma virgolettati, tanto per distinguere. In quanto al banalizzare intendo dire che non basta ridurre, o quasi, il discorso dei vini naturali ad un problema di chimica si chimica no, più chimica o meno chimica visto che chi volesse cavillare direbbe che pure zolfo e rame sono chimica. Al netto di chi utilizza l'argomento, (tra i produttori) perchè di moda e offre e offre quote di mercato da sfruttare, la discussione, a mio avviso andrebbe spostata su un altro piano. Capisco che la categoria degli enologi, della quale per altro nessuno mette in discussione l'utilità ne la professionalità, si senta esclusa perchè come dice bene Filippo, il "vignaiolo naturale" tende a fare da se con i rischi del caso, e spesso con risultati opinabili.
    Mi piacerebbe che si dibattesse sull'argomento non tirando in ballo chi facilmente si presta a motivate critiche e, a volte anche a facili ironie,
    ma confrontandosi, o confrontando le proprie tesi con chi rappresenta quel mondo nella sua espressione più consapevole.Per questo ho detto mi piacerebbe seguisse un altrettanto puntuale discussione con un Gravner o un Maule.
    Nell'articolo si porta l'esempio dell'arte contrapponendo Botticelli a Fontana, dove Fontana, in qualche modo rappresenterebbe l'elite nobile della categoria Vini Naturali, sottintendendo chè la loro filosofia e i loro vini sarebbero compresi da pochi .
    Io non lo credo. Leggendo "Gravner - Coltivare il vino" mi è venuto alla mente più Botticelli che non Fontana.

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    #12
  • Lorenzo Biscontin - biscomarketing

    Lorenzo Biscontin - biscomarketing

    Negli ultimi anni ho guardato con stupore come la categoria degli enologi (dico "categoria" in senso positivo per la fortissima deontologia che li accomuna) si sono tenuti ai margini / sono stati marginalizzati delle tendenze che stanno caratterizzando e definendo il vino italiano negli ultimi cinque anni. Con uguale stupore guardo vignaioli inventare la ruota ed imparare per esperienza (trial and error) cose che la scienza conosce alla perfezione. Mi spiego meglio: la resistenza evidente della categoria a confrontarsi con un approccio meno tecnicistico alla produzione del vino l'ha costretta poi a rincorrere le tendenze del vino naturale / biologico / mano manipolato possibile. E' stato un peccato perchè la scienza tende ad essere sostituita sia da una parte che dall'altra. E la biochimica del vino delle ideologie se ne frega. Mi ricordo di aver discusso con un mio enologo se era il caso di "sporcare" un po' i vini (biologici) che facevamo perchè il fatto che fossero troppo "puliti" rischiava di ridurne la credibilità (poi abbiamo deciso di continuare a fare i vini come meglio potevamo). La deontologia dell'enologo un po' la conosco perchè somiglia in parte a quella del perito agrario: è la figura che nell'azienda viti-vinicola sa fare tutto quello che serve (anche perchè fino a un paio di decine di anni fa era probabilmente l'unico che aveva studiato oltre la scuola dell'obbligo). Evidentemente non può essere più così, però la categoria ha cercato (sta cercando) di resistere a quello che vede come un ridimensionamento. E' una battaglia di retroguardia, il cui risultato è avere perso terreno nel suo campo d'azione specifico. In tutti i convegni a cui ho assistito negli utlimi anni in cui si discuteva del settore del vino nel suo complesso, l'intervento dell'enologo era sostanzialmente basato su (banali) logiche di marketing: capire che vino voleva il mercato, quando non dire che vino voleva il mercato. E io ogni volta mi chiedevo "Se gli enologi si occupano di marketing, chi si occuperà di enologia?". E' finito che se sono occupati i vignaioli, in modo più o meno artigianale, ma con delle idee forti.

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    #13
  • Valentino Ciarla

    Valentino Ciarla

    perdonate se mi permetto...io credo che uno dei problemi più grandi in questo dibattito sia proprio il non voler dibattere, l' arroccarsi sulle proprie posizioni guardando dall' alto (cosi si pensa) "l' altro". E questo lo fanno molti miei colleghi non rispettando tutto ciò che è al di fuori del loro campo visivo, e lo fanno molti produttori e ancora più "critici", cercando di dipingere l' enologo (e spesso, con esso, tutto ciò che è Scienza) come "non naturale", "industriale", se non brutto e cattivo quantomeno privo di appeal. Sinceramente mi piacerebbe parlare di tutte le ragioni da una parte e dill' altra, ma temo che in questa sede si rischierebbe di annoiare o di non essere esaustivi, ci tengo però a dire, molto semplicemente, che tutti questi problemi su "enologo non enologo" li ha chi se li pone, personalmente cerco sempre di farci su una battuta, perché trovo invece interessantissimo confrontarmi apertamente in ogni situazione (non solo in ambito lavorativo). Onestamente pure la storia della "battaglia di retroguardia", con tutto il rispetto...la fai se ti senti in retroguardia , nella mia piccola e personalissima esperienza, ho la fortuna di collaborare anche con "insospettabili" piccoli vignaioli, compro e bevo un sacco di vini "non dell' enologo", leggo e studio di Biodinamica e...sono figlio e nipote di vignaioli. Dico tutto questo, vi prego di credere, non per presunzione o per far la figura di "quello bravo", semplicemente perché mi farebbe tanto piacere che, piuttosto che dividere il mondo in ENOLOGI E NON ENOLOGI, ci si prendesse la briga di conoscere le persone, donne ed uomini, scambiarci almeno due parole...prima di esser sicuri di cosa pensano. Ognuno di noi ha il suo modo di fare e di approcciarsi al lavoro ed ai rapporti umani, ci sono Enologi vignaioli ed enologi che non sanno cos'è una vigna, come ci sono enologi alti ed enologi bassi...proprio come ci sono vignaioli veri e capaci e vignaioli con le macchie finte sui pantaloni. Perdonate lo sfogo, non posso nemmeno farmi un bicchiere per calmarmi...che non sto tanto bene in questi giorni. E comunque...l' essere considerato sempre nella top five dei mali assoluti del mondo del vino, insieme a Barriques, Lieviti selezionati, Anidride solforosa e Merlot...non è poi così male.

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    #14
  • Filippo Ronco

    Filippo Ronco

    Ciao Valentino, grazie per il tuo intervento.
    Mi pare che da queste parti ci sia un livello di discussione abbastanza alto e lontano da quelle ideologie esasperate da una parte e tecnicismi assertivi dall'altra. C'è semplicemente la voglia di imparare, conoscere e confrontarsi. Da sempre Vinix da spazio ad ogni tipo di pensiero senza portare avanti una linea precisa - se non nelle proprie scelte commerciali ma sempre in modo coerente a questa idea di apertura di base - motivo è che su vinix per esempio trovi autentici simboli della biodinamica ma anche aziende più lontane dal concetto di vino naturale ma che stimiamo per la qualità dei propri vini e per l'impegno e l'attenzione che comunque mettenono nel proprio lavoro. E' lo stesso modo che abbiamo di gestire la parte dei contenuti dove oggi scrive Alessandra portando la voce dell'enologo, dove domani o ieri magari scrive Nicoletta Dicova portando quella di qualche grande naturista e dove di quando in quando intervengono altri con opinioni comunque sempre interessanti e spesso competenti.

    Quello che ci interessa qui è mantenere alta l'asticella e mi pare che con un duro lavoro dietro le quinte fatto soprattutto di selezione delle persone, questo obiettivo sia costantemente perseguito e forse in parte anche raggiunto.

    Troverai sempre un campo libero - soprattutto laico - dove esprimere le tue idee e dove confrontarti serenamente.

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    #15
  • Alessandra Biondi Bartolini

    Alessandra Biondi Bartolini

    Valentino, Filippo mi fate piangere...

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    #16
  • Valentino Ciarla

    Valentino Ciarla

    Grazie Filippo, apprezzo molto le tue parole, e..i tuoi fatti. Se mi son permesso di intervenire è proprio perché rispetto ed apprezzo Vini e tutto quel che c'è dietro. Lo "frequento" meno di quanto vorrei, solo perché...ho giornate da 24 ore soltanto, con 2 figli under 6 e...il lavoro di enologo.

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    #17
  • Luca Risso

    Luca Risso

    Non vedo nel rifiuto dell'enologia niente di diverso dal rifiuto dei fitofarmaci di sintesi a favore di altri più pericolosi ma ammessi, dal rifiuto dei vaccini, dal rifiuto di esperimenti di fisica come il Sox, dal rifiuto degli inceneritori per le ben peggiori discariche spesso controllate dalle mafie, dal rifiuto della chemioterapia. Un segno dei brutti tempi che stiamo attraversando e che credo non passeranno presto.

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    #18
  • Luca Risso

    Luca Risso

    Mi sono dimenticato naturalmente il rifiuto dell'olio di palma ma potrei continuare per un bel po'

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    #19

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