I vini della Turchia, con interviste a Burcak Desombre e Dimitar Dimov

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I vini della Turchia, con interviste a Burcak Desombre e Dimitar Dimov
La Turchia è il più grande produttore di vino tra i Paesi musulmani, anche se tra gli ettari coltivati a vite, solo una piccola parte viene destinata alla produzione del vino, la maggior parte delle uve prodotte vengono consumate fresche, una buona quota è destinata anche alla produzione di raki, distillato tradizionale turco simile alla grappa.

L'dierna Turchia vanta una delle più antiche tradizioni vinicole al mondo: la vite viene coltivata su queste terre di antiche civiltà da oltre 6000 anni. La vicinanza con il territorio caucasico (la Turchia confina con la Georgia e con l’Armenia) fa rientrare la zona della Turchia Orientale e l’altopiano dell’Anatolia Centrale tra quelle zone zone mistiche dove nasce la cultura e la coltura della vite e del vino, la tradizione di vinificare in cocci di terracotta è diffusa in Turchia Orientale dai tempi più remoti.

Il Paese, data la sua lunga tradizione viticola vanta un ampio numero di vitigni autoctoni, a livello di terroir ci sono diverse zone vocate per la viticoltura, una menzione speciale merita il terroir della zona di Capadocia: altopiano di circa 1400 metri con terreni tufacei e vulcanici dove la vite cresce ancora franca di piede. La storia moderna del vino turco include importanti investimenti nel settore a partire da fine anni novanta con l’avvio della costruzione di moderne e ambizione aziende, attrezzate con tecnologia all’avanguardia e l’arrivo dei consulenti internazionali Michel Roland, Stephane Derenoncourt e compagnia bella.

La maggior parte delle aziende vitivinicole sono concentrate nella parte occidentale della Turchia, con la regione settentrionale della Tracia (confinante con la Bulgaria e la Grecia) al primo posto per quanto riguarda la produzione di vino ed il numero di aziende presenti sul territorio. Il vino prodotto viene realizzato sopratutto sul mercato locale, la Turchia pur essendo un Paese musulmano, gode di uno stile di vita liberale e occidentale (Istanbul e la zona costiera in particolare) con marcate differenze culturali tra la aperta ed evoluta Turchia Occidentale e la arcaica e conservativa Turchia Orientale.


Prima e dopo il 2013


Il periodo florido per l’industria del vino turco si interrompe bruscamente nel 2013 con l’introduzione di nuove leggi sulle bevande alcoliche (il vino viene considerato alla pari con tutte le altre bevande contenenti alcohol, i superalcolici e la birra). A partire dal 2013 viene proibita ogni forma di pubblicità e promozione del consumo di alcol, i giornali dedicati al vino esistenti prima di questo momento vengono chiusi, i siti delle aziende vinicole cominciano ad essere monitorati e censurati, creando grandi difficoltà ai produttori turchi. La vendita del vino nei supermercati (in Turchia ci sono diverse catene di supermercati aperti 24 ore su 24) viene proibita dopo le ore 22:00.

L’accesso alle pagine Instagram e Facebook di alcune delle aziende vinicole più importanti viene negato se si cerca di accederci da un IP proveniente dalla Turchia. La tassazione sulla importazione del vino viene aumentata notevolmente. Tutte queste repressioni e limitazioni frenano lo sviluppo del settore vino turco, i produttori e i professionisti del settore hanno cercato rimedio alla situazione negli ultimi anni rivolgendo lo sguardo anche verso i mercati internazionali.

Incontriamo due personaggi dell’ industria del vino in Turchia che ci raccontano della realtà locale da due punti di vista diversi. Burcak Desombre di Istanbul che opera nel campo della comunicazione del vino, organizza eventi e degustazioni ed è inoltre organizzatrice dell’unico concorso del vino in Turchia, Trace Wine Contest e Dimitar Dimov, enologo di Suvla, una delle cantina più rispettare e conosciute nel Paese.

Suvla (www.suvla.com), situata sulla Penisola di Gallipoli in Turchia Occidentale, coltiva in regime biologico 90 ettari di vigneto, oltre alla produzione del vino del loro progetto fa parte la produzione di olio di oliva, olive fresche e conserve di pomodoro sempre biologiche, fino a qualche anno fa le conserve di pomodoro bio di Suvla venivano vendute anche presso Eataly. Ecco cosa si raccontano Burcak e Dimitar della realtà in Turchia, quell’intrigante Paese occidentale e orientale allo stesso tempo, europeo e asiatico che non smette mai di sorprendere ed emozionare..


Burcak, quanto vino si produce attualmente in Turchia?


Secondo i dati che abbiamo a disposizione, nel 2017 sono stati prodotti 62 milioni di litri, nel 2016, la produzione era ridotta a soli 49 milioni , mentre nel 2015 era di 61 milioni di litri.


E quanto vino viene importato invece annualmente?


Nel 2017 per esempio sono stati importati 2 milioni di litri, come vedi una quota molto ridotta rispetto alla produzione nazionale.


E per quanto riguarda le tasse di importazione, come è la situazione? So che in Turchia le tasse sono piuttosto penalizzanti.


Si, le tasse sul vino, e sulle bevande alcoliche in generale, sono decisamente alte. Per esempio sui vini fermi provenienti dell’Unione Europea c’e la tassazione del 50% più 1 euro a bottiglia. Per i vini extra EU la tassazione è del 70% a meno che non ci siano degli accordi speciali a livello intergovernativo. La tassa sui vini spumanti è di circa 10 dollari a litro, essendo considerati un prodotto di lusso. È una tassa fissa, il che significa che uno Champagne ed un Prosecco vengono tassati alla stessa maniera. La tassazione è un po’ più bassa per i vini frizzanti. Per i superalcolici le tasse sono ancora più alte, circa 30 euro a litro. Anche prendere la licenza di importazione non è affatto facile e richiede molte pratiche burocratiche e permessi speciali dal ministero dell’agricoltura.


La legge del 2013 ha cambiato molte cose nel settore del vino in Turchia, vero?


Assolutamente. Dal 2013 non esistono più riviste dedicate al vino ed è proibito pubblicizzarlo. I produttori non possono mettere sui siti web photo delle bottiglie e note degustative, a meno che non siano in una sezione specifica riservata destinata solo ai professionisti del vino. Il linguaggio è anche monitorato, bisogna scegliere attentamente le parole, senza che le autorità possano accusare che ci sia promozione dei consumi di alcohol. É una situazione complicata che ha messo in difficoltà i produttori ed i professioni del vino turchi, che però è servita anche come stimolo per promuovere di più il vino turco all’estero ed incrementare l’esportazione.

Burcak Desombre


Da quanti anni lavori nel mondo del vino?


Ho iniziato la mia attività nel 2011. Mi sono occupata di diversi progetti, mi occupo tuttora di wine list per dei ristoranti a Istanbul, sono stata consulente anche al duty free dell’aeroporto di Istanbul, organizzo degustazioni, viaggi del vino per dei wine lovers turchi all’estero e viceversa. Da 3 anni organizzo Trace Wine Competition, attualmente l’unico concorso enologico in Turchia, partecipano solo aziende della regione vinicola della Tracia ( Turchia del Nord), i partecipanti sono 15 aziende che presentano 80 vini. I giudici sono solo Master of Wine di fama internazionale.


Hai difficoltà di svolgere la tua attività nel campo della comunicazione del vino per via della legislazione attualmente vigente nel Paese ?


Per non attirare troppo l’attenzione delle autorità, uso la scusa della promozione all’estero (sorride), cosa che rimane permessa e su cui non ci sono limitazioni.


Augurando a Burcak un grande in bocca al lupo per le sue attività, incontriamo il nostro secondo intervistato, Dimitar Dimov, enologo di Suvla, nato in Bulgaria e laureato in viticoltura e enologia a Montpellier, Francia.

Dimitar Dimov

Dimitar, da quanti anni lavori da Suvla?

Dal 2010, dall’inizio del progetto quando abbiamo attrezzato la cantina nello stabile di un ex fabbrica tessile e abbiamo fatta la prima vinificazione. I vigneti invece sono stati piantati a partire del 2003-2004.


Qual’é l’elemento che distingue di più il terroir ed il carattere dei vini di Suvla?


Direi il vento. Siamo su una penisola, ma essendo molto stretta è come se fossimo su un’isola,abbiamo vento praticamente costantemente.Ci troviamo in mezzo a due mari, il Mar Egeo da un lato ed il Mar di Marmara dall’altro. I terreni sono sedimentari, ricchi in calcio che proviene dalla sedimentazione dei microorganismi marini.


Raccontaci un po’ di più della filosofia di Suvla.


Si, il proprietario dell’azienda Selim Ellialti proviene dal settore informatico, è stato responsabile delle vendite per Microsoft per il Medio Oriente, Africa e l’Oceania. La nostra filosofia è quella di promuovere un lifestyle più naturale e bucolico, oltre all’azienda vinicola che lavora in regime biologico, produciamo anche olio di oliva, sesamo, pomodori, conserve di pomodoro, coltiviamo grani antichi, tutti biologici. Abbiamo anche 3 ristoranti di proprietà che lavorano con i nostri prodotti e i nostri vini, la produzione la realizziamo sopratutto sul mercato locale, puntando su un segmento medio-alto.


Di quanto è la produzione attualmente?


Nel corso degli anni siamo cresciuti ed oggi produciamo circa 2 milioni di bottiglie, per gli standard della Turchia siamo di dimensione medio-grande, ma come brand siamo molto forti, uno dei più conosciuti del Paese.


La vendemmia da voi è manuale?


Si, pur avendo 90 ettari di vigneti di proprietà la vendemmia da noi è ancora fatta unicamente a mano. In vigna lavoriamo in regime biologico, escludendo quindi l’uso di pesticidi, anche in cantina cerco di preservare il più possibile le caratteristiche originarie delle uve.


Oltre ai vitigni internazionali, a Suvla lavori anche con alcuni vitigni autoctoni turchi. Raccontaci della tua esperienza con i vitigni locali, quali sono quelli in cui vedi maggior potenziale e che reputi più interessanti e qualitativi?


Si, abbiamo piantati un’ ampia gamma di vitigni diversi, i bianchi includono Chardonnay, Sauvignon Blanc, Roussanne e Marsanne, i rossi- Cabernet Sauvignon, Merlot, Syrah, Cabernet Franc, Grenache, Petit Verdot e Pinot Noir. Dei vitigni autoctoni lavoro con il Kinali Yapincak e Karasakiz, unici per la regione della Tracia e con il Öküzgözü e Bogazkere.

Tra i vitigni rossi locali trovo particolarmente interessante il Karasakiz, che ha origini molto antiche, è diffuso nel territorio attorno alla mitica Troia, e potrebbe essere il vitigno di cui si facevano i leggendari vini troiani e che bevevano gli eroi Achille et Ettore ( sorride). Da dei vini profumati e complessi con note distintive di resina, amarena, spezie-origano e chiodi di garofano in particolare . Ha una buona acidità ed è molto versatile come vitigno, noi lo vinifichiamo in versione spumante, rose, rosso fermo e passito. Non ha una particolare tannicitá ed è piuttosto scarico di colore, lo uso anche per assemblarlo con altri vitigni, Petit Verdot per esempio.

Suvla vineyards

Dei bianchi autoctoni invece mi piace molto il Kinali Yapincak, che da delle uve molto saporite buone anche per la consumazione diretta. Ha la buccia spessa il che rende i vini piuttosto fenolici e rustici. È molto ben adattato al clima secco e caldo di questa zona della Turchia, lo vendemmiamo a metà settembre con alcohol di circa 12%, mentre sullo Chardonnay, nonostante lo si vendemmia fine agosto, capita spesso di superare i 14%. Come aromaticità ha un suo carattere distintivo con note di pesca bianca, pietra focaia, mantiene una buona acidità ed un finale sapido.

I vini di Suvla sono tra i più premiati della Turchia, con oltre 300 medaglie a diversi concorsi internazionali e locali.Attualmente non sono presenti sul mercato italiano.
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