Cose da fare (e non fare) a Lisbona

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Cose da fare (e non fare) a Lisbona
Mi ero illuso di fare chissà cosa con i bimbi al seguito e in appena 3 giorni a Lisbona a inizio febbraio e mi ero documentato qua e là prima della partenza (che poi è lì che inizia il viaggio, no!?) per capire quali fossero le cose irrinunciabili da fare/vedere/bere/mangiare, aiutandomi anche con il libro-guida di Fernando Pessoa (Lisbona. Quello che il turista deve vedere, Einaudi).

Avevo persino ripreso i libri dell'esame Ais per capirci qualcosa dei vini portoghesi, Porto e Madeira compresi. Peccato, poi, che io non abbia praticamente bevuto nulla, a parte un non meglio precisato vinho verde "della casa", provato nel ristorantino (Bacará, Campo Mártires da Pátria 25) a poca distanza dal nostro air bnb, in cima alla Calcada de Sant'Ana e un vinho tinto che mi ha fatto appunto trovare in casa il nostro host (Altano Douro Vinho Tinto 2015, Symington). Nemmeno una capatina a Vini Portugal, sotto i portici di Praça do Comércio, che pure avevo ipotizzato come ultima ancora di salvezza.

Sono riuscito, invece, a sorseggiare un paio di ginjinha nello storico posto dove sembra che il galiziano Espinheira raccolse la ricetta segreta di un frate dell'Igreja Sant'Antonio (A Gingjinha, Largo de Saõ Domingos). Il cicchetto, perché di questo si tratta, costa 1 euro e 40 centesimi, ciliegie incluse, e mi ha provocato discreto conforto al solo pensiero di dover scorrazzare con il passeggino per le strade lastricate e sconnesse del centro, tra Rossio (al secolo Praça de D. Pedro IV) e Praça da Figueira. Dopotutto, già Alberto Janes, uno dei più importanti compositori portoghesi di Fado, esortava appunto a bere ginginhas*, "perché è meglio dissetare il dolore". In un certo senso...

I Pasteis de Nata della Antiga Confeitaria de Belém (Rua de Belém, 86-88) sono famosi almeno quanto il Mosteiro dos Jerónimos, oggi patrimonio dell'Unesco, fondato nel 1501 per rendere omaggio a Vasco da Gama, dopo la scoperta della rotta delle Indie. Il passaggio è d'obbligo, ma occhio alla dipendenza da queste tartellette alla crema, spolverate di zucchero a velo o cannella, che troverete praticamente in ogni confeitaria della città. Altre degne di nota, all'esito di 3 giorni di colazioni e merende pomeridiane, sono quelle di Casa Brasileria (Rua Augusta, 267), che è cosa diversa dal celebre Caffè A Brasileira frequentato da Pessoa; troppo zuccherati, invece, i pasteis della Fábrica da Nata (Praça dos Restauradores, 62-68), non a caso, però, i preferiti dei bimbi.

Le sardine sono un altro simbolo della città, oltre che la normale condizione dei passeggeri a bordo degli affollati tram storici: il 28 (che va verso la , il Castelo de São Jorge, la Basílica da Estrela) e il 15 (direzione Belèm). Nel nostro caso è andata benone, anche perché abbiamo programmato il giro subito dopo pranzo, con la conseguenza di aver trovato posto a sedere, con i bimbi in braccio che hanno dormito tutto il tempo. A proposito di piccoli viaggiatori, l'Oceanário de Lisboa è imperdibile.

Se pensate a souvenir gastronomici, Rossio potrebbe fare al caso vostro, con alcuni negozietti niente male: la storica Conserveira de Lisboa (Rua dos Bacalhoeiros, 34), che vende solo pesce in scatola e la Manteigaria Silva (Rua Dom Antão De Almada, 1), dove potrete trovare appunto sardine (al naturale, affumicate...), ma anche formaggi, salumi, baccalà, ginginha e anche vino, con una bella selezione di Porto, ma non solo. Sempre a proposito di acquisti, ho sempre detestato fare acquisti ai duty-free degli aeroporti, ma quello di Lisbona credo rappresenti un'eccezione: ci trovate praticamente tutto quello che può intessarvi, a prezzi nemmeno troppo gonfiati.
 
Veniamo, infine, al pezzo forte gastronomico di Lisbona, non a caso cucinato in centomila modi diversi. A parte i pasteis de bacalhau, ho molto apprezzato il bacalhau á minhota (così chiamato dal nome della regione di origine), fritto in olio e cipolla con aceto, servito con patate a rondelle. Molto buono quello di O' Eurico (R. São Cristóvão, 3), ristorante tipico assai piccolo e semplice (come testimonia il nome, casa de pasto), che mi è stato consigliato da molti e che mi sento di suggerire a mia volta, con un'unica imprescindibile avvertenza: non andateci il primo giorno di vacanza. Ho capito che Amália Rodrigues cantava "cheira bem, cheira a Lisboa" (profuma di buono, profuma di Lisbona), però l'odore del bacalhau fritto è difficilmente gestibile nei restanti giorni da trascorrere nella capitale.

Nella foto, vista del Castelo de São Jorge dal terrazzo dell'Elevador de Santa Justa (il biglietto giornaliero dei mezzi pubblici consente l'accesso gratuito); ai suoi piedi, c'è Cork Shop Portugal (Rua de Santa Justa, 98), un negozietto con tanti oggetti in sughero (ricordate che il Portogallo è il maggior produttore mondiale?).

Recordações do calor e das saudades. O gosto que eu vou procurar esquecer numas ginginhas pois dar de beber à dir é o melhor já dizia a Mariquinhas.
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