Terroir Lamole, il tetto del Chianti Classico

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Terroir Lamole, il tetto del Chianti Classico
Le colline di Lamole includono alcune delle zone più alte del Chianti Classico, con gran parte dei vigneti in una quota compresa tra i 500-650 metri. L’altitudine e la conseguente notevole escursione termica diurna è una delle caratteristiche primarie che contraddistingue il territorio di Lamole e che si traduce in vini di grande eleganza e finezza, con un’accentuata acidità e complessità aromatica. Dal punto di vista geologico le colline di Lamole sono in gran parte composte dal celebre macigno chiantigiano – un misto di rocce di albarese e galestro, con inserti scistosi e quarziferi, ricco in ferro e manganese e con una buona permeabilità. Tale struttura permette alla vite di esplorare il terreno in profondità assorbendo il ricco patrimonio minerale del suolo.

Anche paesaggisticamente questo territorio si contraddistingue dal resto del Chianti Classico in quanto più selvaggio e genuino, fatto di piccoli appezzamenti di vigne, spesso terrazzate e circondate da boschi e oliveti, e che possono rientrare a pieno titolo nella categoria della cosiddetta "viticultura eroica". L’antico borgo di Lamole, oggi abitato da poche centinaia di persone, è un luogo rimasto fuori dal tempo dal fascino irresistibile.


Un’eredità storica unica

La viticoltura nel territorio di Lamole ha radici antiche, le cui  prime testimonianze risalgono all’epoca romana. A partire dal periodo medievale il piccolo borgo gode di un proprio castello a conferma della sua importanza agricola. Famosa per la coltivazione del giaggiolo già nel '800 Lamole veniva considerata come una delle zone di viticultura più vocate della Toscana, la vera “culla” del Chianti Classico.

Le particolarità geormorfologiche del territorio, più montagnoso che collinare e le pendenze pronunciate dei vigneti ( da 30% a oltre 50%) , hanno fatto sì che si diffondesse la pratica del terrazzamento. Infatti la realizzazione dei terrazzamenti tramite muri a secco consentiva di rimettere in piano il terreno e renderlo adatto alla coltivazione. Essendo il territorio montagnoso della zona ricco di pietre, queste ultime venivano impiegate per costruire terrazze dalla larghezza di pochi metri, da cui probabilmente deriva anche il nome Lamole- "lamulae" in latino ovvero lingue di pietra, piccole lame.

Le antiche terrazze in pietra di Lamole, che caratterizzano il paesaggio di questo isolato e splendido angolo del Chianti fin dal ‘700 sono faticose da ripristinare e da gestire poiché richiedono una gran mole di lavoro manuale, ma costituiscono oggi un singolare paesaggio agricolo  di grande fascino e bellezza. In realtà bisognerebbe precisare che storicamente i terrazzamenti erano diffusi in gran parte delle zone collinari della Toscana, ma sono stati poi abbandonati gradualmente nel corso dei secoli.

Le terrazze di Lamole venivano tradizionalmente coltivate con viti ad alberello (detto "alberello lamolese") tuttora la forma di allevamento dei vigneti storici ed anche di alcuni nuovi impianti. L’effetto sul vino dell’alberello coltivato a terrazze è di una maggior corposità ed alcolicità – le pietre si riscaldano di giorno rilasciando calore di notte garantendo un’ottimale maturazione fenolica in questa zona alta e fresca. Inoltre nella coltivazione ad alberello l’uva si trova vicino a terra e questo fa sì che essa benefici maggiormente di questo calore irradiato e rilasciato di notte. Oltre all’eredità singolare delle terrazze e degli alberelli, Lamole ha anche una terza caratteristica importante e distintiva: un ricco patrimonio di vecchi vigneti e di vecchie varietà di Sangioveto, come viene chiamato il vitigno localmente, unici nel panorama viticolo toscano.

Lamole


Paesaggio rurale storico d’Italia

Lamole e le sue antiche terrazze in pietra hanno recentemente ottenuto anche un altro importante riconoscimento: è stato riconosciuto dal Ministero delle Politiche Agricole come territorio rurale storico d’Italia entrando a far parte di un tesoro nazionale di grande rilievo ambientale e culturale. Come testimonia Susanna Grassi, viticoltrice de "I Fabbri" e presidente dell’ Associazione di Viticultori Profumi di Lamole, "abbiamo raggiunto un traguardo molto importante per il quale ci siamo tutti impegnati, la rete attivata dall’amministrazione comunale e dall’associazione dei viticultori è stata fondamentale per il lavoro di squadra. Il riconoscimento valorizza da un lato le pratiche agricole storiche e tradizionali, tra cui le coltivazioni promiscue e le viti ad alberello, dall’altro riconosce e premia il lavoro di restauro e ripristino delle vigne terrazzate di Lamole e Casole. La qualifica rende onore ad uno straordinario angolo del Chianti e della Toscana".



"Lamole si caratterizza per i terrazzamenti conservati, ritrovati e talvolta recuperati sulla base delle stesse tecniche e metodologie di realizzazione del passato" aggiunge Paolo Sottani, sindaco di Lamole "una peculiarità che ha rappresentato anche una notevole difficoltà sul fronte produttivo e agricolo. Dagli anni cinquanta fino agli anni settanta la zona di Lamole è stata una delle area chiantigiane in cui il fenomeno dell’abbandono delle campagne si è verificato maggiormente, per questo va riconosciuto il merito a chi si è impegnato a conservare il territorio così bene fino ad oggi. Altre aree del territorio toscano caratterizzate dalla presenza di terrazzamenti sono scomparse negli anni, sostituite dal bosco":


I protagonisti del territorio

Ciò che rende piuttosto unico il territorio di Lamole rispetto al resto del Chianti Classico è anche il fattore umano- a differenza dal resto del Chianti infatti, Lamole non è stata invasa da investitori stranieri - le aziende presenti sul territorio (poche, una decina) sono legate a questi luoghi da generazioni e ad eccezione di Lamole di Lamole, del gruppo Santa Margherita, sono tutte a gestione famigliare e dalle dimensioni contenute.

Tra le aziende storiche del territorio spicca Fattoria di Lamole, la più antica, di proprietà della famiglia Socci fin dal lontano 1071. Un legame indissolubile con il territorio, che come raccontano gli archivi di famiglia ha radici molto lontane. Nel 1600 gli antenati dell’attuale proprietario Paolo Socci sono stati Gonfalonieri della "Lega di Val di Greve", successivamente alle fine dell’ottocento Giovanni Socci, notaio di professione, amplifica la proprietà familiare fino alle sue attuali dimensioni, suo figlio Carlo ( 1882-1952) notaio anche lui, si dedica alla ricostruzione dei vigneti distrutti dalla fillossera aiutato da Livio Piccini ed è uno dei fondatori del Consorzio del Chianti Classico. Sotto la conduzione di Giorgio Socci ( 1919-1969) Fattoria di Lamole vive un periodo fiorente e viene premiata nel 1956 come prima tra le grandi aziende specializzate della Toscana. A partire dal 2003 la proprietà è in mano a Paolo Socci, figlio di Giorgio che con passione e determinazione continua il percorso intrapreso dai suoi avi.

Sono stati svolti importanti lavori di recupero dei terrazzamenti, di cui sono stati recuperati 7 km di muri a secco, ma ciò che distingue l’azienda ancora di più è il prezioso patrimonio di vigneti franchi di piede che contengono il genoma dell’antico Sangioveto di Lamole, conosciuto ed apprezzato fin dal 1400. Il vino "Le Viti di Livio" una vera perla enoica, di cui si fanno poche centinaia di bottiglie all’anno, è dedicato a Livio Piccini, fattore dell’azienda arrivato a Lamole nel 1934 e che ha trascorso tutta la sua vita dedicandosi a Lamole e ai suoi antichi vigneti. Livio ha personalmente effettuato il prelievo delle gemme da viti sopravvissute alla fillossera che a partire dal 1974 sono state reimpiantate a piede franco. Convinto che il portainnesto americano tradisse e oscurasse in qualche modo le caratteristiche singolari del Sangioveto di Lamole, considerato tra i vini più pregiati in Toscana, grazie a Livio oggi Fattoria di Lamole ha conservato il genoma originario di questo prezioso e raro vitigno storico.

Altra azienda di spicco della zona è I Fabbri, gestita a partire dal 2000 da Susanna Grassi. La famiglia Grassi è legata al territorio di Lamole da secoli, fin dal lontano 1620. Un terroir d’eccezione, le antiche terrazze di Lamole a circa 650 metri, nove ettari di vigneto gestiti in regime biologico, uno stile di vinificazione tradizionale che dona vini di grande finezza ed eleganza e di notevole profondità e complessità aromatica.

Podere Castellinuzza è un’altra bellissima realtà artigianale del territorio lamolese: piccola azienda a gestione famigliare, proprietà di Paolo Coccia, un vero vignaiolo che aiutato dalle figlie Antonella, Serena e Martina coltiva personalmente pochi ettari di vigna, con diverse piante centenarie, facendo vini di rara genuinità, sincerità e bellezza.

Le Masse di Lamole, esistente dal 1880 é un’altra piccola azienda a conduzione famigliare proprietà della famiglia Socci da generazioni (dal 1998 é gestita da Annamaria Socci). I due vini prodotti dell’azienda sono delle autentiche e genuine interpretazioni del meglio che questo terroir unico possa offrire nel bicchiere.

Anche le altre aziende lamolesi sono di dimensioni contenute e presenti sul posto da generazioni, ad eccezione come già detto di Lamole di Lamole del Gruppo Santa Margherita (acquistata dal Gruppo negli anni novanta) e di Jurij Fiore e figlia, recentemente creata e di proprietà di Jurij Fiore, figlio dell’enologo Vittorio Fiore che ha voluto nel 2017 creare a Lamole la sua personale "chicca"- una piccola azienda di meno di due ettari da gestire insieme alla figlia. Ad eccezione di questi due "stranieri" i protagonisti della storia del vino di Lamole sono tutti legati a questo territorio da tempi lontani, una situazione più unica che rara nel Chianti Classico.


La Borgogna del Chianti

Lamole dona una delle interpretazioni più distintive, complesse ed eleganti del nobile vitigno Sangiovese dovute alle caratteristiche uniche del territorio già analizzate (l'altitudine, le importanti escursioni termiche, il patrimonio di vecchi cloni e varietà, i terrazzamenti, gli alberelli, il terroir di galestro ed alberese) che gli hanno valso il soprannome di "Borgogna del Chianti".

Di grande finezza e eleganza, i vini di Lamole si contraddistinguono per le marcate note floreali (giaggiolo, lavanda), balsamiche e resinose, la fresca acidità e la loro leggendaria grazia e snellezza. Paragonandoli alla Borgogna non possiamo non menzionare forse il più noto "grand cru" di Lamole: Vigna Grospoli di Fattoria di Lamole.

Vigna Grospoli è una vigna terrazzata di circa un ettaro piantata ad alberello con Sangioveto di Lamole, l’effetto dei terrazzamenti a pietra sul vino come spiega Paolo Socci è quello di "assorbire il calore di giorno e rilasciarlo durante le fresche notti. La fotosintesi si sviluppa quindi in modo diverso esaltando nel vino l’intensità, la freschezza e la purezza dei profumi. Il terreno è un misto di arenaria, sabbia, galestro e argilla, la densità d’impianto è di 7200 piante".

Prodotto in poche migliaia di bottiglie il cru Vigna Grospoli rappresenta la quintessenza del terroir di Lamole. Da un vino di commuovente bellezza, grazia e profondità in cui le note floreali di giaggiolo, glicine e lavanda si intrecciano a quelle balsamiche, unite ad un’allusione di muschio e terra. Uno dei più grandi vini toscani, senza ombra di dubbio.

Un'ulteriore conferma della grande qualità collettiva dei vini di Lamole è l’alta concentrazione di vini del rango "gran selezione" tra i produttori lamolesi: La Gran Selezione 2011 di I Fabbri per esempio è stato uno degli assaggi che più mi hanno colpito alla ultima edizione dell’Anteprima del Chianti.

Un ringraziamento agli amici produttori di Lamole per la loro tenacia e passione nel preservare questo angolo del Chianti, unico e speciale.
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