Se a cena ti servono un Brunello 1968. Montalcino secondo Col d'Orcia

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Se a cena ti servono un Brunello 1968. Montalcino secondo Col d'Orcia
Si sente ripetere spesso che Montalcino, fino agli anni 60-70, non era considerata una delle mete enologiche più importanti d’Italia, forse nemmeno della Toscana, ma evidentemente qualcuno che già all’epoca ci credeva c’era. In effetti non sono tante le aziende che possono vantare millesimi di quel periodo, quindi se si ha la fortuna di assaggiare un Brunello degli anni Sessanta o Settanta è bene festeggiare. Se, poi, a presentarlo è lo stesso produttore in una cena realizzata da uno chef di talento come Roberto Rossi del Ristorante Silene, allora c’è di che essere felici. Questo l’approccio nel raccontare la cena “pre” Benvenuto Brunello di giovedì 15 febbraio nella tenuta Col d’Orcia, ospiti di Francesco Marone Cinzano e con l’opportunità di andare indietro di (quasi) 50 vendemmie.

Questi i vini in degustazione: Brunello di Montalcino 1968, 1978, 1988, 1998, Brunello di Montalcino Riserva “Poggio al Vento” 2008, Rosso di Montalcino 2010 e Moscadello di Montalcino “Pascena” 2013.

Una lunga storia, vissuta sempre nel vertice sud-ovest di Montalcino, insieme al fiume Orcia che attraversa la tenuta, giunta ormai alla considerevole quota di 140 ettari, dei quali ben 108 a Brunello. Sono poche le realtà ilcinesi capaci di uguali dimensioni e insieme uguale passato, anche per questo si può parlare di occasione più unica che rara per toccare da vicino l’evoluzione di quello che è, oggi, uno dei più grandi rossi italiani e del mondo.
La passione, per fortuna, rifugge la noia, ed ecco che al contrario di quanto ci si potrebbe aspettare, la sequenza dei vini è tutt’altro che scontata. Non si va dal più giovane al più affinato, nemmeno al contrario, ma si sperimentano per ogni portata due vini diversi, così da ricercare quelle sfumature che possono svelare le differenze di stagione insieme ovviamente all’evoluzione di un grande vino rosso. La cucina è affidata ad un bravo chef che ha potuto contare, anche, sulle forniture della tenuta, dalle verdure al coniglio e l’anatra.

Un viaggio enogastronomico nella tradizione e nei “primi” cinquanta anni del Brunello di Montalcino, dal quale raccogliere sorprendenti insegnamenti. L’equilibrio, mantenuto anche nelle annate più datate, è probabilmente la cifra distintiva che ci ha più colpito, insieme alla capacità di questo vino di rimanere vivo ed espressivo. Sarebbe interessante poter ragionare, a questo punto, di zonazione, valutando uguali millesimi di aziende poste in aree diverse di Montalcino ma la cosa non è semplice. In ogni caso, mentre speriamo di poter approfondire personalmente queste differenze in future occasioni, andiamo a raccontare la cena appena introdotta e i vari abbinamenti.

Con i “Raviolini di anatra nel suo brodetto leggero”, davvero delicati e gustosi, sono stati serviti il Rosso di Montalcino 2010 e il Brunello di Montalcino 1998. Due vini diversi per natura oltre che per età, molto intenso con note di frutta al naso il primo, fine al naso con sentori di piccoli frutti e alcuni terziari il secondo. Al palato il Rosso è corposo, con belle acidità e lunghezza, il Brunello sembra addirittura un po’ in chiusura, con l’acidità a prevalere. Nell’abbinamento prevale forse il Rosso di Montalcino 2010, proprio per questa sua persistenza che si sposa bene con la lunghezza gustativa del brodo leggero di anatra.

I “Paccheri al ragù espresso di coniglio e profumo di rosmarino” hanno rappresentato forse il vertice gustativo (personale), piatto superlativo senza necessità di strafare accompagnato dal Brunello di Montalcino 1988 e 1978. Un decennio di differenza percepito sulla freschezza, il 1988 è infatti ancora austero ma molto vivo, con note di tabacco e cuoio al naso e in bocca un corpo netto e deciso. Il 1978 sembra meno grintoso, ma questo non significa che sia meno equilibrato, anzi. In ogni caso l’abbinamento migliore sembra quello con il 1988, davvero buono come i paccheri.

Per il secondo, “Cervo arrosto con sformato vegetale e verdure in padella”, sono stati calati gli assi della serata, il Poggio al Vento (Brunello di Montalcino Riserva) 2008 e il Brunello di Montalcino 1968. Difficile qui parlare di abbinamenti e differenze, siamo in effetti all’opposto come vino nel bicchiere, viene ovviamente da approcciarsi con deferenza al 1968 mentre si può essere più sfrontati ed esigenti con il 2008. In entrambi i casi non si rimane scontenti, incredibile infatti come un vino di ormai quasi 50 anni sappia ancora dare sensazioni di freschezza in bocca, segnalo in particolare la bella acidità, la persistenza e l’equilibrio. Il Poggio al Vento è forse, al netto dell’interesse di un appassionato stimolato da tutti i vini presenti, l’assaggio migliore della serata: equilibrato e pieno, un naso fruttato molto profondo e coinvolgente, al palato è persistente, piacevole, ricco. L’abbinamento in questo caso è più facile, il Brunello 1968 tutto sommato si può dire giochi in un campionato a parte e con il cervo sembra rispondere meglio la Riserva 2008.

La conclusione, affidata alle “Torte da credenza e Petit four”, vede un bell’abbinamento con il Moscadello di Montalcino “Pascena” 2013, con note fresche di macchia mediterranea al naso, mentre in bocca la dolcezza non è stucchevole, anzi l’acidità e l’equilibrio complessivo lo rendono davvero una degna chiusura della cena. Almeno fino alle grappe.

Ma senza esagerare perché la mattina dopo iniziava Benvenuto Brunello 2018! (di cui raccontoqui in italianoqui in inglese).
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