Sauternes Château Haut-Monteils, poca spesa, molta resa

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Sauternes Château Haut-Monteils, poca spesa, molta resa
Quando l'aspirante enofilo inizia il suo percorso di avvicinamento al mondo del vino, inteso come mondo di conoscenza e consapevolezza, tra le prime piacevoli scoperte, trova posto una tra le più comuni "false verità" riguardanti i cosiddetti "luoghi comuni" sul vino; degustando quest'ottimo Chauteau Haut-Monteils (Preignac - Grand Reserve 2011) mi è venuta in mente una delle più frequenti errate credenze comunemente condivise dagli inesperti bevitori: "Un vino costoso è sicuramente un vino buono".

Sicuramente il costo di mercato di un vino si innalza in maniera direttamente proporzionale al tempo, alla cura e all'attenzione che il viticoltore prima, e il winemaker successivamente, dedicano alla creazione del prodotto finale, avvalendosi di tecniche costose, materiali di prima qualità e affidandosi all'esperienza di consulenti ed esperti enologi a garanzia del miglior esito ottenibile relativamente alle condizioni di crescita, climatiche, di maturazione e di stato del terreno. Quindi, confutando a metà l'opinabile credenza, possiamo affermare che, sebbene raramente degusteremo un pessimo vino costoso, più spesso di quanto sia ragionevole ritenere, ci imbatteremo in ottimi vini dal prezzo decisamente abbordabile.

Questo noioso preambolo si adatta perfettamente alla mia odierna esperienza di degustazione riguardante un "economico" Sauternes bordolese appartenente ad una delle cinque principali denominazioni riconosciute nella Bordeaux (dipartimento della Gironda), la Preignac.

Ho acquistato questo Chàteau Haut-Monteils, nella speranza che Robert Parker non legga mai questo post, in un supermercato romano, accontentandomi di una mini bordolese da 375 ml., ad un prezzo che non raggiunge le due cifre. Uno splendido aspetto dorato tendente all'ambra e una consistenza delicatamente oleosa (magnifica esaltazione del glicerolo) mi ha aperto la strada verso il superamento di un certo fisiologico scetticismo iniziale (snobismo di rito). E' stata sufficiente una lieve roteazione del bicchiere per iniziare ad ammirare la lenta, anzi lentissima discesa dei famigerati archetti che quasi con arroganza annunciavano un'importante struttura alcolica (13%). Con coraggio ho portato il bicchiere al naso per pochissimi secondi (per buona pace dei miei insegnanti), ho roteato leggermente il bicchiere, notando con piacere la pesantezza del liquido e la sua precoce frenata, e infine ho annusato a lungo gli odori diretti del vino. Il suo bouquet era completo: miele, albicocca, agrumi. vaniglia e quel lieve sentore di arrosto (ròti) e di muschio. La "nobile muffa" si era delicatamente impadronita dell'uva semillòn senza privarla della giusta dolcezza che rende questo vino un eccellente compagno di meditazione.
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