Passando per le forche caudine, alla scoperta della Falanghina del Sannio

inserito da
Passando per le forche caudine, alla scoperta della Falanghina del Sannio
Dopo il capoluogo, Montesarchio è il comune più popolato della provincia di Benevento e si trova in mezzo a due parchi regionali: da un lato, il Taburno-Camposauro, dall’altro quello del Partenio.

Nei pressi dell’antica Caudium, nel 321 a.C., i Sanniti Caudini sconfissero le legioni romane, costrette a passare sotto il “giogo” (la c.d. "battaglia delle Forche Caudine"). Simboli odierni della città sono il Castello e la Torre medievali, che dominano il borgo dall’alto e che mai avevo visitato prima della scorsa settimana, benché io viva a poche decine di chilometri di distanza.

La Torre, divenuta poi un carcere borbonico, è di nuovo aperta al pubblico dal 2015. Delle 11 celle esistenti, 3 sono oggi visitabili e, tra queste, vi è quella ove sarebbe stato rinchiuso Carlo Poerio, verosimilmente individuata grazie alle sue lettere, in cui faceva riferimento al panorama che si poteva scorgere dalla finestra nei pressi del suo luogo di carcerazione.

Nel Castello ha sede, invece, il Museo Archeologico Nazionale del Sannio Caudino, ove sono esposti alcuni dei più importanti ritrovamenti storici della zona, tra cui il cratere di Assteas (dal nome del ceramologo di Paestum che lo realizzò), un vaso destinato ad essere utilizzato nei simposi funebri per mescolare il vino ad acqua e spezie. Rinvenuto negli anni Ottanta e venduto sul mercato nero per circa un milione di lire ed un maialino, il cratere - sulla cui parte anteriore è raffigurato il ratto di Europa per mano di Zeus - è stato poi acquistato dal Getty Museum di Malibu, in California, per oltre 380 mila dollari ed ha infine fatto rientro in Italia al termine di una complessa attività di indagine, partita dal rinvenimento di un selfie-ricordo del tombarolo che lo aveva riportato alla luce a Sant'Agata dei Goti.

Appunto dalla vecchia Sannicula, bandiera arancione del Touring Club Italiano, parte il nostro mini itinerario alla scoperta della Falanghina del Sannio.

Prima tappa nelle storiche cantine della famiglia Mustilli.
L’ingegnere Leonardo Mustilli, scomparso ad ottobre dello scorso anno (2017), è stato il primo ad aver imbottigliato in purezza l'uva bianca autoctona più diffusa in Campania; al timone dell'azienda ci sono oggi le due figlie, Paola e Anna Chiara. Due le versioni di Falanghina del Sannio, entrambe imbottigliate con l'indicazione della sottozona Sant'Agata dei Goti e vinificate solo in acciaio: sottile e di buona eleganza il millesimo 2016 della -per così dire- "base" (50mila bottiglie, €10 sull'e-shop aziendale); più complesso e strutturato il millesimo 2015 del cru Vigna Segreta (3mila bottiglie, €18) che resta circa 10 mesi sur lies.

Spostandoci nella sottozona Taburno, a Montesarchio c'è Masseria Frattasi, che produce 3 diverse interpretazioni di Falanghina del Sannio. Tralasciando il Bonea, prodotto soltanto con le uve raccolte nel comune omonimo, ho assaggiato direttamente in azienda la Falanghina del Sannio Taburno 2017, dal sorso pieno, ma comunque slanciato (€10 sull'ecommerce aziendale), e la Falanghina del Sannio Donna Laura 2016 (€24, deriva il nome da quello di battesimo della nonna del proprietario Pasquale Clemente), decisamente più ricca, in parte per via dell'epoca di raccolta delle uve (novembre inoltrato), in parte per il passaggio in legno (6 mesi di barrique), ben più centrato rispetto a quello che ricordavo.

Poco distante, a Bonea, si trova invece l’azienda Votino, la cui produzione si aggira intorno alle 40 mila bottiglie l'anno. La Falanghina del Sannio Cocceius 2017 (circa €6 in azienda) è un'interpretazione che riesce a preservare i tratti tipici anche in un millesimo complicato, per via delle temperature torride estive, con un sorso di immediata piacevolezza, ma mai in debito di spinta acido-minerale.

Se poi vi venisse voglia di sperimentare l'abbinamento della Falanghina del Sannio con la pizza, il consiglio è di passare a Il Segreto di Pulcinella (Montesarchio, via Benevento 36/C). Giuseppe Bove, che si inserisce nel filone delle pizze "a canotto", ha trasformato il piccolo forno con asporto in una pizzeria confortevole con circa 30 coperti, che è stata recentemente inaugurata. Buona la scelta dei vini del territorio, con qualche concessione alle birre artigianali tra Sannio, Irpinia e Casertano. Prezzi popolari, ma grande attenzione all’impasto (alta idratazione e lunga maturazione) e al topping: da manuale la classica margherita (che costa appena €3,50), leggera e gustosa, perfettamente digeribile. Ce ne sono da assaggiare, provare per credere!
  • condividi su Facebook
  • 1463
  • 0
  • 1

#0 Commenti

inserisci un commento