Cortona tra storia, enogastronomia ed arte senza tempo

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Cortona tra storia, enogastronomia ed arte senza tempo
Cortona, incastonata nella parte sud orientale della Toscana, è sicuramente uno dei borghi più belli di Italia e ciò lo si deve, oltre che per il suo bellissimo affaccio sulla Valdichiana con una magnifica vista mozzafiato di che spazia fino in Umbria, soprattutto per il suo unico connubio tra storia, arte ed enogastronomia.

Le origini di Cortona sono antichissime e addirittura leggendarie visto che si narra che fu fondata da Dardano, figlio di Giove e di Elettra, il fondatore di Troia, che secondo quello che scrive Virgilio (Eneide III, 167; VII, 209) sarebbe nato proprio da queste parti per poi dirigersi verso l’Asia. Dice un proverbio, seguendo la leggenda: “Cortona, mamma di Troia e nonna di Roma”. Si dice che Dardano combatteva sopra un colle che sovrasta la Val di Chiana e fu colpito da una lancia che gli portò via l’elmo, che non fu possibile ritrovare. Interrogato un indovino, disse che la Madre Terra aveva chiuso l’elmo nel suo seno, poiché voleva che là dov’era stato perduto, sorgesse una città turrita, la quale sarebbe stata impenetrabile e forte come l’elmo di Dardano. Allora l’eroe costruì le mura della nuova città, che ebbe il suo centro proprio là dove aveva perduto l’elmo. La città ebbe nome “Corito”, elmo, da cui è derivato poi il nome di Cortona.

Abbandonando le narrazioni leggendarie, la fondazione di Cortona risale ai secoli dello splendore della civiltà etrusca, quando anche le città dell’interno avevano una precisa funzione nel contesto civile, militare e religioso. Secondo Livio, Cortona era addirittura una delle dodici Lucumonìe dello stato etrusco: e della importanza che aveva sono imponente testimonianza le mura e le tombe dei dintorni, oltre gli oggetti di raffinato e gustoso artigianato in bronzo ed in terracotta rinvenuti nell’ambito della città. Cortona tornerà a far parlare di sé nel Medioevo con personaggi ed espressioni artistiche e religiose di grande suggestione e prestigio, quindi con le imponenti figure di Luca Signorelli, Pietro da Cortona, Francesco Laparelli, per continuare, fino ai nostri giorni, con Gino Severini. Dal punto di vista vitivinicolo Cortona ha storicamente avuto un rapporto sempre molto profondo col vino. Plinio il Giovane, infatti, parla di un pregiato vino bianco cortonese di nome Etesiaca, il buongustaio papa rinascimentale, Paolo III, amava fare grandi provviste del prodotto di questi vigneti, mentre Giosue Carducci trovava spesso la sua ispirazione poetica solo di fronte ad un bariletto dello "stupendo vino" di Cortona che oggi è tutelata da specifica DOC che ricade nella provincia d’Arezzo e comprende i terreni vocati alla qualità di parte del territorio amministrativo del comune di Cortona.

Oggi gli ettari interessati dalla produzione della Doc sono oltre 300 e, in media, si producono ogni anno circa un milione di bottiglie di Cortona Doc, divise nelle tre tipologie Bianco, Rosso e Vin Santo, dove la parte del leone la fanno i vini prodotti con uve sangiovese, merlot e, soprattutto, syrah. Proprio quest’ultimo, ormai da anni, è il vitigno principe del territorio tanto che oggi l’80 per cento circa della produzione Doc fa proprio riferimento a questo vitigno dalle origini incerte che si pensa sia arrivato per la prima volta in Toscana nei primi del Nocecento grazie al Conte di Montecarlo di Lucca di ritorno da un viaggio in Francia anche se le prime testimonianze recenti di syrah utilizzato a Cortona per produrre vini di qualità risale agli anni Sessanta del secolo scorso, quando alcune aziende private, trovandone traccia nei propri vigneti, decisero di coltivarlo e prima ancora di sviluppare delle indagini intorno alla sua origine genomica.


La tradizione gastronomica cortonese

Il grande vino del territorio non sarebbe nulla senza una importante tradizione gastronomica che nel cortonese ha origine etruschi e risente delle abitudini alimentari dei contadini della Valdichiana. Tra le specialità di Cortona da non perdere spiccano i crostini, fette di pane raffermo che si trasformano in gustosi antipasti, ad esempio con l’aggiunta del cavolo nero. Lo stesso “pane del giorno prima” può essere sapientemente sfruttato per preparare delle bruschette con olio extravergine di oliva locale, oppure come base per la panzanella.

Tra i primi piatti spiccano ovviamete le minestre, in particolar modo quelle preparate con delle verdure fresche, anche se i re della tavola cortonese restano i pici, piatto diffuso in tutta la Toscana ma originario della Valdichiana e della Val d’Orcia. Si tratta di un tipo di pasta preparata a mano, a base di acqua e farina, attraverso un procedimento chiamato appunto “appiciatura”. I pici ben si sposano con i sughi a base di carne Chianina o di “nana” (cioè di anatra). Altri tipi di condimenti sono a base di briciole di pane o con salsa di pomodoro e Aglione della Valdichiana IGP.

Alcune specialità gastronomiche cortonesi risentono dell’abitudine secolare di andare a caccia per i boschi della Valdichiana per cui spazio a secondi piatti a base di cinghiale anche se interessanti sono le pietanze che prendono origine dalle carni degli animali da cortile, come i conigli, i polli e l’ocio ovvero il papero la cui carne veniva cucinata prevalentemente all’inizio dell’estate, periodo in cui si effettuava la battitura del grano, per essere offerto al termine del lavoro ai contadini impegnati in questa operazione. Oltre che essere cucinato al forno, l’ocio dà vita a gustosi sughi per condire i maccheroni, pasta fatta a mano molto simile alle tagliatelle.

Tra i dolci della tradizione imperdibili sono il castagnaccio, le frittelle di riso e la ciaramiglia, preparata durante il periodo pasquale.


Cortona e cultura



Cortona, da un punto di vista culturale, è un borgo che riserva delle straordinarie sorprese avendo all’interno e fuori le mura medievali un patrimonio culturale unico al mondo. Secondo il sito TuriCortona.it Tra le cose da visitare c’è la centralissima Piazza della Repubblica si possono ammirare il Palazzo del Capitano del Popolo e il Palazzo Comunale del XIV secolo con la caratteristica Torre Campanaria eretta nel Cinquecento e simbolo di Cortona. Nella comunicante Piazza Signorelli si trovano il Palazzo Casali (XVI sec) e il neoclassico Teatro Signorelli, mentre in Piazza Garibaldi c'è un panorama unico sulla Val di Chiana.

Per conoscere il passato della città, poi, non mancano le esposizioni museali con reperti e opere artistiche di ogni epoca. Anche il turista frettoloso non potrà evitare di visitare il MAEC, ossia il Museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona con esposizioni di artefatti di origine antica appartenenti alle popolazioni che segnarono la storia di Cortona nei primi secoli del I millennio. Una dei reperti più rari della popolazione etrusca e scoperto solamente nel 1992 è la cosiddetta Tabula Cortonensis: una tavola in bronzo su cui sono scritte 40 righe in alfabeto etrusco (332 su una faccia e 8 sull’altra), datata intorno al II secolo a.C. Gli studiosi sono combattuti sull’assegnazione della funzione di questa tavola; alcuni dicono che era un atto notarile di compravendita, altri invece preferiscono l’ipotesi di un atto di arbitrato riguardante una proprietà. Altro importante luogo cortonese è il Museo Diocesano, situato giusto di fronte al Duomo, nell’ex Chiesa del Gesù, al cui interno si possono trovare capolavori come la Comunione degli Apostoli di Luca Signorelli e un quadro del famoso Beato Angelico, l’Annunciazione. Tra i gioielli del museo il sarcofago romano raffigurante il Combattimento tra Dioniso e le Amazzoni, databile al II secolo d.C. Poco distante dal Museo Diocesano troviamo il Duomo di Cortona, la più importante chiesa cittadina, al cui interno è conservato un ricco patrimonio storico-artistico tra cui l’Adorazione dei Pastori, opera di Pietro da Cortona, che sovrasta l’altare Capulli.

Ultimo consiglio: se siete in auto a 5 Km da Cortona potete trovare un suggestivo luogo “del silenzio” ovvero l’Eremo “Le Celle”, insediamento francescano fondato nel 1211 dal santo stesso che vi ritornò nel 1226 prima di morire e dove, probabilmente, dettò il suo testamento. Il complesso, costruito a cavallo di una stretta valle, è abitato da una fraternità di 7 frati che continuano nel tempo l'esperienza di preghiera ereditata da San Francesco e, oggi come ieri, rappresenta un luogo di preghiera e contemplazione dove visitare in silenzio la celletta abitata dal santo e l’oratorio dei suo primi compagni.
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