Cosi' vicini cosi' lontani. Merenda e aperitivo

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Cosi' vicini cosi' lontani. Merenda e aperitivo
Nel celebre Déjeuner sur l'herbe di Manet, che potete ammirare qui sopra, una delle due donne è totalmente nuda, a esaltare la dimensione intima della merenda.
La merenda è il momento di consumo del cibo che, in linea di massima, non rientra nei tempi canonici del pranzo e della cena, collocandosi più spesso, come momento a sé stante, in tempi diversi della giornata.

Merenda, dal latino omonimo ‘merenda’, cosa da meritarsi, premio alla fine del lavoro o dello studio. Apparentemente marginale, e certamente da porre in secondo piano da un punto di vista squisitamente calorico rispetto al pranzo e alla cena, in realtà la merenda può essere vista come apologia dell'origine rurale del cibo.

Non solo.
Se infatti il cibo è, per dirla con Barthes, il principale delimitatore di comunità, è nella merenda che la comunità di consumatori viene perimetrata in modo più definita, come illustrato magnificamente da Manet.

Un potente potere significante dunque, che viaggiando su una linea temporale fluida (il suo consumo è molto variabile nella giornata), disarciona il consumo dai luoghi canonici (non necessariamente la casa, ma anche il giardino, la montagna, il lago, il mare ecc…), salvandone il significato valoriale, pur se modificato (non più premio da meritare, ma oggetto dovuto).
In tutto questo la merenda resta come oggetto che toglie la fame e ricongiunge l’uomo alla Natura e all’intimità con l’altro sesso.

- Che vergogna mangiare. L’aperitivo come mitologia piccoloborghese -

E l’aperitivo?
Il termine aperitivo deriva dal latino ‘aperire’, aprire lo stomaco per il pasto che sarà consumato a breve. Destinato in epoca Romana agli inappetenti, alla fine del Settecento il termine cambiò completamente significato grazie a Antonio Benedetto Carpano, che creò un vino su misura pre pasto: il vermouth.

Dopo Duecento anni il termine ha subìto un ulteriore slittamento semantico, anche se lieve.
L’aperitivo di oggi non apre più al pasto principale, ma è diventato un pasto in miniatura, e viene consumato esclusivamente nel bar.

Nell’aperitivo il mangiare perde totalmente la dimensione oggettuale e ne acquisisce una – di nuovo Barthes - esclusivamente circostanziale.
L’aperitivo apre a un universo di significati totalmente diverso dalla merenda.

Anzitutto l’aperitivo non è premio, poi è ancorato ad un momento della giornata ben preciso.
Soprattutto chi lo consuma non lo fa perché ha fame, ma lo fa per evitare che gliene venga di più.

Quasi un tentativo di esorcizzare l’enorme valore simbolico e il ruolo di soddisfattore di un bisogno primario del cibo, mai del tutto accettato dalla piccola borghesia come oggetto culturale, in quanto prodotto di origine rurale.

- Sorbara & Martini -

Un mondo di significazioni profondamente diverso dunque, che si riflette anche nei vini.

Il vino da merenda rimanda ad una rete di significati di
> soddisfazione, pienezza, spontaneità.

Per questo è spontaneo ed è giocato sulle sensazioni che vi rimandano, come l’acidità (> vita, dinamicità, ecc...) o le note di lieviti (> trasformazione di origine non umana ma naturale). Nella merenda il vino è accettato in sé, per questo non necessariamente si giova di una esecuzione tecnica inappuntabile.

Il vino da aperitivo è l’esatto contrario, e rimanda ai significati di
> necessità, penuria, costruzione.

Il vino da aperitivo è il prodotto di una costruzione di cantina, deve riuscire a saziare con piccole quantità, per questo è spesso alcolico e molto profumato, e – figlio della piccola borghesia cittadina – presenta sempre o quasi una esecuzione tecnica ineccepibile e una sovraconfezione
(> lavoro umano di modifica prevale sulla Natura, superiorità dello stile di vita cittadino su quello della campagna, ecc...).

Il vino da aperitivo non è insomma accettato in sé, ma solo per sé, nella misura in cui si è lasciato piegare dalla tecnica (si pensi ai natali parafarmaceutici del vermouth ad es.).

Quasi un tentativo di cancellarne la dimensione rurale.

Nella foto: Édouard Manet – Le Déjeuner sur l'herbe, Musée d’Orsay Parigi
[immagine https://fr.wikipedia.org/wiki/Le_D%C3%A9jeuner_sur_l%27herbe]

Barthes Roland, Miti d'oggi, Einaudi, Torino, 1989

Marrone Gianfranco, Dalla merenda alla merendina

Montanari Massimo, Gastrosofia cibo tra sostanza e circostanza

Perullo Nicola, Per un'estetica del cibo

Pierallini Giada, Roland Barthes, la semiologia come critica sociale

Warde, A.;L. Martens, Eating Out. Social Differentiation, Consumption and Pleasure, Cambridge University Press, Cambridge, 2001



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