Abruzzo Naturale

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Abruzzo Naturale
Nato nel 2011 dalla collaborazione tra giovani aquilani rientrati nel capoluogo abruzzese dopo il terremoto Naturale è il Salone del Vino Artigianale oggi curato da Paolo Quaglia, Luca Paolo Virgilio e Benedetta Mastri con l’obiettivo di promuovere un territorio bellissimo e sfortunato anche attraverso la valorizzazione del patrimonio gastronomico e lo stimolo all’incontro, al confronto e alla convivialità che esso offre. Nato a Navelli e dallo scorso anno ospitato nel convento di San Giovanni a Capestrano – bel borgo della montagna aquilana dove fu rinvenuta la famosa statua del Guerriero di Capestrano, importante testimonianza d’arte Italica oggi conservata al Museo Archeologico Nazionale d’Abruzzo a Chieti – è arrivato alla settima edizione, che quest’anno si è tenuta dal 12 al 13 maggio.

Ormai le manifestazioni del genere abbondano in tutta Italia, e spesso finiscono per essere un ritrovo itinerante di produttori e frequentatori abituali e un po’ stanchi. Ma l’evento abruzzese ha dalla sua alcune peculiarità.

Innanzitutto la sede, in senso ampio e più ristretto: questa è forse una delle zone più belle e meno note d’Abruzzo, circondata dalle vette aspre del Gran Sasso, dei monti della Laga e della Majella ma fatta di vallate e dolci colline che in questo periodo dell’anno sono di un verde brillante inframezzato dal rosso dei papaveri e dal rosa intenso dei fiori di lenticchia, uno dei prodotti tipici locali. E poi, appunto, i tanti borghi montani che – in gran parte abbandonati nel Dopoguerra, lasciati da chi doveva andare a cercare fortuna altrove – hanno conservato intatto o quasi il loro fascino che oggi si rivela spesso un formidabile “plus” turistico: da Santo Stefano di Sessanio, paese famoso per le lenticchie che è rinato grazie all’operazione di albergo diffuso di charme di Sextantio, alla suggestiva rocca di Calascio, che fece da set al fortunato film Ladyhawke, o a Castel del Monte – con la sua pianta stretta e lunga e i cunicoli e gli archi che permettono di attraversare il paese al riparo dal freddo – dove nasce il buonissimo pecorino Presidio Slow Food.

Ma pure il convento stesso, con un piccolo chiostro romantico, un cortile interno dove concedersi qualche attimo di pausa al sole tra un assaggio e l’altro e i corridoi del piano superiore, su cui si aprono le celle dei monaci, che hanno ospitato i laboratori d’assaggio condotti da Sandro Sangiorgi, Armando Castagno e Gae Saccoccio.

Come ha scritto una persona guardando le foto che ho condiviso su Facebook: “una manifestazione che sa di gita in campagna”. Commento azzeccatissimo e da intendere in modo assolutamente positivo, che coglie appieno lo spirito stesso dell’iniziativa come descritto dagli organizzatori: un “incontro tra persone, una festa che accoglie tutti, stimolo alla riflessione sulla cultura alimentare e del consumo dei nostri giorni”, un “tributo alla figura del vignaiolo contadino, custode degli equilibri naturali e produttore del cibo che ci nutre piacere della riscoperta di tradizioni, gusti e saperi”.

Abruzzo Naturale

La differenza principale infatti la fanno, come sempre, le persone: dai vignaioli ai visitatori. 
Tantissimi giovani tra questi ultimi, curiosi e liberi, desiderosi di comprendere e assaggiare più che criticare e sbevazzare, ma pure tra i primi. E tanti, anche – a cominciare dai curatori della manifestazione che sono viticoltori e agricoltori in prima persona – quelli che hanno deciso di tornare alla terra (e a questa terra) dopo esperienze professionali completamente diverse in Italia e all’estero, per ritrovare una dimensione più in sintonia con il proprio animo e per scommettere sul futuro dell’Abruzzo e dell’agricoltura in generale.

Come ad esempio Giuseppe Simigliani, giovane ingegnere che ha deciso di tornare a Ripa Teatina, in provincia di Chieti, per aprire L.Ab. Liquoreria Abruzzese, laboratorio di liquori artigianali affacciato sul monte Camicia – una delle vette del massiccio del Gran Sasso – dove produce ottimi rosoli e digestivi che uniscono la tradizione abruzzese a un approccio “creativo”. Dall’Animarena, ratafia classico con amarene e Montepulciano d’Abruzzo DOC, fino alla Genziana 40 giorni (realizzata tradizionalmente  facendo macerare le radici di genziana nel vino bianco o rosso per almeno 40 giorni) o al buonissimo Genzianotto, infusione in  alcool di radici di genziana e mosto cotto dal sorprendente equilibrio tra dolce e amaro.

Girare per i banchi di Naturale è stata infatti l’occasione per “perlustrare” questa zona d’Abruzzo attraverso i suoi prodotti, enologici e gastronomici, e poi anche per mettersi in macchina e andare a conoscerne da vicino qualcun altro.

12 i produttori di vino dalla regione: da Presidium  – che qui ha presentato in anteprima il Luci 2016, un Trebbiano d’Abruzzo Superiore – a Feudo D’Ugni, la micro-azienda di Cristiana Galasso che dimostra tutta la variabile bellezza di uve e fermentazioni, come nel D’Ugni – blend di Trebbiano e Malvasia – sempre diverso e sempre affascinante, o a Rabasco, che a Pianella produce, tra gli altri, l’ottimo Montepulciano D'abruzzo D.O.C. Damigiana, affinato appunto in damigiana.

Cristiana Galasso

Dall’unica etichetta – il Tauma, un interessante Cerasuolo – dell’azienda Pettinella, due ettari di vigne tra il mare e la montagna, due “vigne gemelle” (Tauma vuol dire gemello in aramaico) che contano lo stesso numero di piante e dall’unione delle cui uve nasce il vino, alla grande tenuta De Fermo, a Loreto Aprutino. Azienda storica e innovativa, dalle sue vigne – tra le più antiche documentate in Abruzzo – si può vedere il calderone del Gran Sasso (il ghiacciaio più a sud d’Europa, o meglio quel che ne resta) e il mare, caso quasi unico in Italia.

Appartenente fin dal ‘700 alla famiglia De Fermo, l’azienda ha conosciuto la svolta negli anni 2000 grazie a Stefano Papetti, il marito di Eloisa che, insieme alla sorella Lucrezia, oggi è titolare dell’azienda agricola dove si coltivano anche cereali e legumi “secondo natura”. Viticoltore appassionato e con un senso profondo dell’”etica agricola” senza estremismi, Papetti ha deciso di scommettere sul recupero di una viticoltura antica che in questo caso significa ad esempio l’impianto ad alberello – come avveniva nelle campagne abruzzesi prima che, negli anni ’40, si diffondesse la pergola –, l’attenta selezione massale dei cloni locali di Montepulciano ma anche la produzione di un (ottimo) Chardonnay, il Launegild (launegildo, termine forense che si riferisce a un antico istituto del diritto longobardo e rimanda alla precedente professione di Stefano). Oggi considerato “fuori moda”, qui è arrivato nel lontano 1926 prima che si diffondesse nei vigneti di tutta Italia e la versione che ne fa oggi De Fermo non fa certo rimpiangere la particella dedicata a quest’uva. O anche il Prologo, Montepulciano d’Abruzzo di stampo tradizionale ma non rustico in cui tutto il carattere irruento di questo vitigno sembra aver trovato la sua dimensione, domato solo dal tempo e non dall’impiego di tecnologia, senza controllo di temperature o altri accorgimenti.

E poi, ancora, i grandi formaggi a latte crudo – imperfetti, intensi e buonissimi – di Gregorio Rotolo a Valle Scannese, che profumano dei pascoli di montagna sul lago di Scanno, il Pecorino Canestrato di Castel del Monte dell’azienda di Giulio Petronio – antico prodotto della transumanza –, l’aglio di Sulmona, u Sprusciat, tradizionale soppressata sotto strutto realizzata dall’agriturismo Aia Verde a Pizzoferrato, comune del Medio Sangro arroccato su uno sperone di roccia.
Poi ci sarebbero i ceci e lo zafferano – tra i più pregiati d’Italia – di Navelli, i fagioli di Monticchio, i tanti altri formaggi locali, da quelli di pecora dell’azienda di Nunzio Marcelli ad Anversa degli Abruzzi, tra cui la strepitosa ricotta affumicata al ginepro, a quelli perlopiù vaccini e squisiti del Caseificio di Campo Felice, da gustare nel rifugio in alta quota vicino alle piste di Lucoli.

Ancora qualche indirizzo per mangiare (e bere) bene in zona. Proprio nei dintorni di Capestrano, nella valle del Tirino, l’azienda Terre del Tirino – oltre a coltivare e produrre olio, legumi, cereali e tartufi – offre anche ospitalità e ristorazione rustica ma curata nell’agriturismo Terre di Solina che prende il nome da un’antica varietà autoctona di grano.
Poco più distante, tra Ofena e Calascio, una bella casa colonica con interni ricchi di calore e un delizioso spazio esterno per la bella stagione ospita le 4 camere accoglienti e il ristorante dell’agriturismo Sapori di Campagna: la cucina è basata perlopiù sui prodotti aziendali (olio extravergine, salumi, zafferano, legumi, ortaggi) ma si discosta dalla tipica proposta d’agriturismo rurale con piatti curati nella preparazione e nella presentazione, dal pasticcio di polenta e lenticchie agli spaghetti alla chitarra con zafferano e asparagi (in stagione) fino al buonissimo agnello panato ma cotto al forno. Un’ottima ragione per tornare in zona.


Qui tutte le foto nel mio album Abruzzo Naturale

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