Confronto Italia vs. Francia: sfatare i miti in tre grafici.

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Confronto Italia vs. Francia: sfatare i miti in tre grafici.
Lo so, la questione del confronto Italia – Francia in ambito vinicolo è un po’ trita e frusta, e poi ne ho già scritto in aprile. Però un paio di notizie lette recentemente mi fanno pensare che sia, purtroppo, sempre di attualità.

Questa l’analisi di Tiziana Sarnari di Ismea al convegno organizzato lo scorso 9 maggio da Unione Italiana Vini come riportate da Winenews (qui il link all’articolo):

Per l’Italia resta, da una parte, il gap con i prezzi dei vini francesi, mentre dall’altra non si riacquista abbastanza competitività sulla fascia bassa per incrementare la vendita di prodotto di massa e riconquistare la leadership mondiale in volume”.

... e queste le parole di Riccardo Cotarella, Presidente di Assoenologi, nel suo discorso alle celebrazioni dei 50 anni della DOC Montepulciano d'Abruzzo come riportate da Wine Meridian (qui il link all’articolo):

"Alcuni giorni fa durante le celebrazioni dei 50 anni della doc Montepulciano d’Abruzzo, organizzata dalla nota cooperativa abruzzese Codice Citra, il presidente di Assoenologi Riccardo Cotarella ha affermato:”Bordeaux è una pianura che si affaccia sul mare, dove i “rialzi” di pochi metri realizzati con le ruspe sono stati chiamati cru e questi hanno consentito e consentono tuttoggi di triplicare anche il prezzo di moltissimi vini. Da noi, che abbiamo diversità naturali incredibili ma non siamo stati quasi mai in grado di evidenziare le nostre peculiarità territoriali con le relative conseguenze anche sul fronte dell’immagine delle nostre denominazioni, dei nostri vini e, soprattutto, dei prezzi”. (ricordo che la classificazione dei cru di Bordeaux risale al 1855 ed è rimasta praticamente immutata fino ad oggi).

Ecco perchè credo valga la pena chiarire il contesto della concorrenza / confronto tra Italia e Francia, non tanto sulla base di considerazioni teorico-strategiche (sicuramente utili, importanti e reali) ma sulla base dei più concreti ed evidenti andamenti delle esportazioni di vino italiane e francesi negli ultimi 10 anni.
La sintesi è che dal 2007 al 2017 le esportazioni di vino italiane sono andate (molto) meglio di quelle francesi in volume, valore e prezzo medio al litro.

I grafici degli andamenti espressi in numeri indice fatto 100 il dato del 2007 riportati qui sotto lo dimostrano chiaramente.




Volendo approfondire l’analisi separando gli andamenti dei vini fermi+frizzanti dagli spumanti si nota come la crescita dei prezzi del vino italiano sia determinata principalmente dai vini fermi+frizzanti, mentre quella dei volumi sia determinata principalmente dagli spumanti.

Una lettura possibile e plausibile è che con la maggior crescita del prezzo medio dei vini fermi+frizzanti italiani rispetto a quelli francesi abbia incrinato la coerenza della relazione prezzo-valore percepito dal consumatore per i vini italiani, con la relativa riduzione più che proporzionale dei volumi con conseguente inversione del trend a valore.

Anche negli spumanti (guidati dal fenomeno prosecco) il prezzo medio dei vini italiani cresce più di quelli dei francesi, ma il differenziale inferiore rispetto a quanto non succeda nei vini fermi+frizzanti sembra consentire il mantenimento dell’equilibrio prezzo-valore percepito dal consumatore e quindi la crescita a volume e valore.

So bene che un’analisi basata solo sull’elasticità al prezzo è parziale perché non esamina i molteplici fattori che influenzano la percezione di valore.
D’altra parte però, pur non identificando i fattori, ne raccoglie ed evidenzia l'effetto.
Detto in altre parole si tratta di un’analisi semplificata, ma non semplicistica.

Non aggiungo considerazioni sulle implicazioni strategico-operative dello scenario descritto perchè le trovate nel mio post del mese scorso.

Qui di seguito i 6 grafici relativi rispettivamente ai vini fermi+ frizzanti e spumanti che mostrano i fenomeni descritti.








Avvertenza 1: per il 2017 il dato italiano dei vini fermi+frizzanti e soprattutto quello dei vini sfusi calcolato per differenza sul totale appare potenzialmente anomalo (tecnicamente si definirebbe un outlier). L’anomalia potrebbe essere in parte spiegata dalla creazione della nuova categoria statistica relativa ai vini in bottiglie dai 0,75 a 2 l. Ad ogni modo anche limitando l’analisi alla serie dal 2007 al 2016 le considerazioni non cambiano.

Avvertenza 2: poiché già sento le grida d’allarme per l’anno prossimo sul calo del prezzo medio di esportazione dei vini DOC italiani, ricordo che con la vendemmia 2017 è arrivato sul mercato il Pinot Grigio della nuova DOC delle Venezie che probabilmente avrà un prezzo medio inferiore a quello attuale del totale delle DOC italiane, anche in considerazione della resa di 180 q.li/ha prevista dal disciplinare.
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