Greco mon amour (non solo Tufo edition)

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Greco mon amour (non solo Tufo edition)
Nel registro nazionale consultabile anche on line sul sito del Ministero delle politiche agricole, sotto la voce “greco” sono censite 3 diverse varietà, che sembrerebbero avere in comune poco altro se non le probabili origini elleniche.

Oltre al greco nero (nero), anche detto maglioccone o gregu nieddu, diffuso in Calabria, Puglia, Basilicata e Sardegna, ci sono poi il greco bianco (bianco), dai cui grappoli, nel reggino, si ottiene uno splendido vino dolce, infine il greco (bianco), senza dubbio il più famoso dei 3 e protagonista della docg Greco di Tufo (ma coltivato anche in altre zone dello Stivale).

Tralasciando, appunto, il celebre bianco prodotto a Tufo e in altri 7 comuni della provincia di Avellino, l’uva registrata come greco (bianco) è storicamente coltivata pure nel Sannio beneventano. Ne da' conto puntualmente, nel suo libro Vigneto Castelvenere, Pasquale Carlo, il quale rileva come:

1) barbatelle di questa varietà fossero già in vendita, nei primi anni del 900, nel vivaio di proprietà di un certo Luigi di Cosmo, nel comune di Castelvenere*;

2) l’uva fosse, inoltre, utilizzata (in percentuale del 30-35%, insieme a trebbiano, malvasia di candia, malvasia toscana e coda di volpe) per la produzione del vino bianco di Solopaca, almeno sino al 1973, anno dell’istituzione della doc omonima.

Non è quindi un caso se nell’areale di Solopaca si producono ancora oggi, e non soltanto per scelte colturali dettate da logiche commerciali, vini insospettabilmente buoni, spesso capaci di ben figurare anche al cospetto dei più blasonati Greco di Tufo, pur con le peculiarità loro proprie. Valgano, per tutti, due esempi: il Sannio Greco DOC Trois (il mio ultimo avvistamento è quello del millesimo 2016) di Fulvio Cautiero, o ancora il Campania Greco IGT “Vento” di Capolino Verlingieri, che ho recentemente provato sia nella promettente versione 2016, appena messa in commercio, sia in quella targata 2008 (all'epoca era un Sannio DOC Greco), che è oggi una roba buonissima.

Semplici assonanze limitate al nome, invece, sono quelle con il greco novarese (sinonimo della varietà erbaluce) e, sempre restando in Campania, con il grecomusc’** (iscritto come roviello), allevato in un fazzoletto di terra tra Taurasi e Bonito, in provincia di Avellino, la cui superficie vitata non andava oltre i 2 ettari nel 2010.

Nessuna parentela nemmeno con l’uva che nella zona tra Castelvenere, Solopaca e Guardia Sanframondi è detta “grieco”. Sempre Pasquale Carlo, nello stesso libro, sottolinea anzi come con questo nome venisse designata l’uva trebbiano toscano, in assoluto "la varietà a bacca bianca più coltivata nella provincia di Benevento, prima della seconda guerra mondiale".

Al riguardo, permettetemi una veloce segnalazione per due vini prodotti con quest’uva da Giovanni Iannucci, giovane garagiste in quel di Guardia Sanframondi. Il primo, da uve botritizzate, si chiama Fragneto, dal nome della vigna di provenienza delle uve ed è stato prodotto per la prima volta, e quasi per caso, nel 2013 (e poi ancora nel 2015 e nel 2016). Quell’anno - ricorda Giovanni - le uve rimasero in pianta più del solito e la cosa gli valse persino un cazziatone ad opera del padre, un tempo conferitore della cantina cooperativa La Guardiense.

Il secondo è, invece, un vino che dovrebbe uscire a breve -ci sarebbe pure una mezza idea per il nome, eh, ma sarò muto come un pesce- che io ho assaggiato da vasca, uvaggio di trebbiano toscano (70%) e falanghina (30%). Stessa provenienza delle uve, per quello che sembra essere un primo punto di arrivo (e immediata ripartenza) per Giovanni, ragazzotto con i piedi ben saldi a terra, oggi seguito in vigna e in cantina da Fortunato Sebastiano.

Note:

* il comune sannita, il pù vitato della Campania, è anche uno dei primi in Italia per rapporto tra superficie vitata ed estensione territoriale.  

** la postura moscia del grappolo deriva dal fatto che la buccia cresce a dismisura rispetto alla polpa interna.

[nella foto, veduta dall'azienda Capolino Perlingieri]
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