Denominazione di Origine Bullas, gemme a prezzi di bigiotteria

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Denominazione di Origine Bullas, gemme a prezzi di bigiotteria
Nel settore del vino la Spagna sta all’Italia un po’ come l’Italia sta alla Francia, nel senso che gli spagnoli ci vedono come una nazione che ha saputo valorizzare meglio i propri vini pur con una qualità confrontabile/equivalente rispetto ai loro.

Non mi dilungherò su questo tema, perchè non riguarda l’argomento di questo post, ma in questa affermazione c’è sia del vero che del falso come nella medesima che noi facciamo rispetto ai francesi. Mi limito a riportare i prezzi medi di esportazione dei vini italiani e spagnoli rilevati per il 2017 da Wine By Numbers:

- Vini imbottigliati fermi e frizzanti: Italia 3,95 $/litro vs. Spagna 2,43 $/litro.
- Vini spumanti: Italia 4,19 $/litro vs. Spagna 3,08 $/litro (ricordo che praticamente la totalità dello spumante spagnolo è prodotta con il metodo classico con permanenza in bottiglia per almeno 9 mesi).
- Vini sfusi: Italia 0,73 $/litro vs. Spagna 0,51 $/litro

Sempre secondo i dati riportati da Wine By Numbers la Spagna nel 2017 è stato il primo paese esportatore in volume a livello mondiale, mentre secondo i dati OIV nel decennio 2007-2016 è stato il terzo produttore mondiale di vino, dietro Italia e Francia, con una la produzione media di 41.227.000 hl. L’OIV riporta anche che la Spagna ha la più estesa superfice vitata al mondo: dei 975.000 di ha coltivati a vite nel mondo nel 2016 il 13% si trovavano in Spagna, l’11% in Cina (in gran parte uva da tavola), il 10% in Francia ed il 9% in Italia.

Nel vigneto spagnolo predominano largamente i vitigni autoctoni in termini di superficie, che però sono meno in termini di numero rispetto a quanto non si verifichi in Italia. Per dare un’idea Tempranillo (varietà a bacca rossa) ed Airen (varietà a bacca bianca) insieme coprono il 40% del vigneto spagnolo.

La superfice complessiva della Spagna è oltre 1,5 volte quella dell’Italia, per cui è facile capire come le caratteristiche pedo-climatiche delle zone vitivinicole sono estremamente varie e diverse passando dal clima oceanico atlantico della Galizia a nord a quello mediterraneo-secco delle province meridionali.

Tutto questo preambolo per dire che in Spagna si possono trovare vini eccellenti a prezzi che per l’Italia sono impensabili e, nella mia limitata esperienza, uno degli esempi emblematici sono i vini della Denominazione d’Origine Bullas nella provincia di Murcia (verso il sud della Spagna tra Valencia e l’Andalusia).

Parto quindi dalla fine, ossia da tre vini che ho comprato negli ultimi mesi in enoteca (a puro titolo di esempio), le foto delle bottiglie le trovate qui:

- “Las Reñas” 2014 biologico, Monastrell 100%, Bodegas del Rosario, 3,90 euro (acquistato il 30-12-17).
- “Lavia” 2010, 80% Monastrell – 20% Shiraz, Bodegas Lavia, 9,50 euro (acquistato il 31-03-18)
- “Nino del las Uvas”, 85% Monastrell – 15% Shiraz, Bodegas del Rosario, 4,75 euro (acquistato l’8-05-18).

Non sto a tediarvi con mie descrizioni dei vini.
Vi dico però che il Lavia 2010 ha preso 93 punti nella Guia Peñin dei Migliori Vini Spagnoli e che sul sito della cantina il “Lavia+”biologico, 100% Monastrell è regolarmente sopra i 90 punti per Robert Parker’s Wine Advocate e Guia Peñin. Attualmente sul sito della cantina l’annata 2014 è in vendita a 13 euro.

Bodegas del Rosario con 30.000 q.li di uva pigiata è la principale cooperativa di tutta la denominazione e, come succede spesso anche in Italia, i vini non partecipano alle degustazioni delle guide principali, ma la qualità valeva di gran lunga il prezzo.

Non si tratta di fidarsi di me, ma delle condizioni in cui viene coltivata l’uva.
Alla Denominazione d’Origine Bullas appartengono 2.300 ha di vigneto, sparsi però su una superficie molto vasta, poiché i vigneti si trovano nelle piccole valli che si creano tra le montagne del nordest della provincia di Murcia, al confine con l’Andalusia. L’altitudine dei vigneti varia dai 500 ai 900 metri ed il terreno è prevalentemente calcareo, spesso nel senso di … pietroso (qui trovate alcune foto di vigneti). La forma di allevamento della vite largamente prevalente è l’alberello con pochi nuovi vigneti a cordone speronato, questi ultimi spesso con impianto per l’irrigazione di soccorso.

Da disciplinare la densità minima di piante per ettaro è di 1.100 viti per gli impianti ad alberello e di 1.800 per i vigneti irrigui. La produzione di uva per ettaro ammessa dal disciplinare per i vitigni a bacca bianca è di 80 q.li per i vigneti con irrigazione e 60 q.li per quelli senza, mentre per i vitigni a bacca rossa le rese sono rispettivamente di 70 q.li per gli impianti irrigui e 50 q.li per gli altri. Si tratta di rese molto basse: considerate che il disciplinare italiano con la resa più bassa è quella del Cerasuolo di Vittoria, che prevede 80 q.li di uva ad ettaro.

In realtà la produzione media effettiva dei vigneti della Denominazione Bullas è molto più bassa rispetto ai massimi previsti dal disciplinare e negli ultimi 10 anni si è attestata a meno di 30 q,li/ha. Il motivo è molto semplice: a Bullas piove pochissimo. Le precipitazioni medie sono di 365 mm all’anno, per di più fortemente concentrate nei mesi invernali. Tenente conto che si considerano “deserto” i posti dove le precipitazioni sono inferiori a 250 mm all’anno e, volendo fare un confronto sempre con la zona di Vittoria, qui la media delle precipitazioni è di 425 mm (tra l’altro so per esperienza che nell’ultima quindicina di agosto uno o due giorni di pioggia li fa sempre, che è un problema se stai vendemmiando, ma alla vite fa un gran bene dopo l’arsura estiva).

Data questa climatologia peronospora ed oidio sono praticamente naturalmente assenti e quindi la coltivazione biologica è di fatto molto diffusa semplicemente perchè la più comoda/conveniente. Non sempre però è certificata, perché i viticoltori vogliono evitare la burocrazia necessaria per ottenere e mantenere la certificazione. 

La varietà prevalente è il Monastrell a bacca rossa, vitigno autoctono spagnolo diffusosi nel mondo come Mourvedre in Francia e Mataro in Australia e California. Da disciplinare il Monastrell deve comporre almeno il 60% degli uvaggi di vini rossi e rosati, ma la maggioranza dei vini sono monovarietali e negli uvaggi raramente il Monastrella scende sotto l'80%. Anche per la Denominazione Bullas, come in tutto il mondo, sta crescendo il consumo di vini bianchi. Io ho assaggiato un ottimo “Niño de las Uvas” 2015 con un curioso uvaggio 80% Macabeo (vitigno autoctono spagnolo usato anche nella produzione del Cava spumante) e 20% Malvasia, fermentato in barrique.

Tutto bene dunque? Si e no.
La (ridotta) redditività del vigneto fa si che entri economicamente in competizione con il mandorlo e negli ultimi anni diversi vigneti ad alberello sono stati riconvertiti a mandorleti, che richiedono meno manodopera per la gestione. Stiamo parlando di vigneti con età dai 40 anni in su ed è una cosa che fa male al cuore, soprattutto considerando che il mandorleto ci mette 6 anni prima di entrare in produzione ed il prezzo delle mandorle è legato alle oscillazioni del mercato mondiale.

Per i vini di Bullas quindi è indispensabile riuscire ad ottenere una migliore valorizzazione sul mercato. Negli ultimi anni è stato più facile riuscirci aprendosi ai mercati esteri che sul mercato locale e nazionale.

Se ci pensate è un controsenso perché, come dice il Presidente della Denominazione Pedro Carrasco, socio della cooperativa Bodegas del Rosario e Professore di Sviluppo Rurale all’Università di Murcia, una Denominazione che produce mediamente 6 milioni di bottiglie dovrebbe venderle tutte in zona. Ancora di più se si considera che l’area montuosa in cui si trova attira un discreto turismo durante tutto l’anno. Poi però andate a Caravaca de La Cruz, tra l’altro una delle 5 Città Sante del cattolicesimo e per questo meta di pellegrinaggio, e nel ristorante della piazza principale della cittadina (che si trova nell’area della Denominazione Bullas) come vino della casa vi servono un Rioja da 4 soldi. Potenza del marchio della più famosa Denominazione spagnola.

Scelte dei ristoratori a parte, io un giro a Bullas lo consiglio. Anche perché se vi stufate della montagna, in meno di un’ora di macchina arrivate in un paio di baie che El Pais, il principale quotidiano spagnolo, ha inserito tra le 15 più interessanti di tutta la Spagna (isole comprese)
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