Il Trebbiano Spoletino: alla ricerca di un'identità

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Il Trebbiano Spoletino: alla ricerca di un'identità
A dare il via alla nutrita offerta di degustazioni e banchi di assaggio all'interno della manifestazione enogastronomica deGusto Spoleto, un'interessante tavola rotonda per fare il punto sull'attuale situazione del Trebbiano Spoletino e le sue prospettive future.

Un primo sintetico ma puntuale approfondimento sulle caratteristiche del vitigno per sottolineare come il Trebbiano Spoletino abbia tutti i presupposti per dar vita a grandi vini bianchi.
Vini di buona struttura, con bei profumi di frutta, financo esotica, affiancati però ad un'elegante nota erbacea.
A differenza di altri trebbianoidi, le uve garantiscono acidità totali (con netta prevalenza della tartarica) mediamente molto alte anche con elevati gradi zuccherini e maturazioni avanzate, il che permette di ottenere vini di grande freschezza, verticali, di impronta che qualcuno definirebbe nordica.

Grandi potenzialità che l'hanno portato, nel suo breve nuovo percorso, a crescere esponenzialmente sia nel numero dei produttori che negli ettari vitati, non sempre e solo però nel terrirorio di elezione.
Nelle intenzioni della recente DOC Spoleto quella appunto di tutelare proprio questo aspetto, tanto che nella prima stesura risultava esclusa addirittura la zona di Montefalco (inserita poi nella revisione del novembre 2011) che a onor del vero è quella a cui si deve, se non la riscoperta vera e propria (nello spoletino i custodi del Trebbiano Spoletino ci sobo sempre stati), l'avergli dato visibilità a livello del grande pubblico.
Una parte di produttori resta però preoccupata che interpretazioni provenienti da areali al di fuori della DOC, possa generare confusione nei consumatori.

Tra le diverse proposte volte a tutelare le espressioni più autentiche del vitigno, anche quella di valorizzare i vini ottenuti da viti coltivate con il tradizionale sistema di allevamento a "piantana", laddove le viti venivano maritate ai fusti di Aceri e Olmi, estendendosi da una pianta all'altra. Un sistema di allevamento che aveva una ragion d'essere non solo nell'ottimizzazione degli spazi, disponibili così per altre culture, ma anche nell'assecondare la caratteristica del vitigno, che preferisce una potatura lunga e molto sfogo nei tralci.

Per avere riconoscibilità di fronte al grande pubblico è necessario comunque trovare una linea interpretativa univoca sui vini. Al momento, vuoi per il breve nuovo percorso intrapreso, vuoi per l'effettiva duttilità e versatilità del vitigno, che alimenta la voglia di sperimentare di alcuni produttori, la strada non è ancora ben definita.
Guardando ai risultati ottenuti nel caso del Ciliegiolo di Narni, potrebbe essere auspicabile una qualche forma di fronte comune tra i produttori.

Altro aspetto fondamentale da non sottovalutare quello di operare in sinergia con le diverse realtà del territorio, legando l'esperienza enogastronomica in modo orizzontale alle altre attività turistiche, così da attrarre e guidare il potenziale visitatore attraverso un'esperieza globale, dove una cosa amplifica e completa l'altra.

In quest'ottica manifestazioni come deGusto Spoleto, rappresentano un viatico importante nel processo di crescità, per prendere coscienza e programmare una strada ben strutturata verso l'obbiettivo di valorizzare al meglio il Trebbiano Spoletino.

Un format, quello di deGusto Spoleto, che ha saputo coniugare le esigenze di un pubblico wine addicted attraverso interessanti degustazioni guidate di elevato spessore tecnico,  con il coinvolgimento di famiglie, turisti e curiosi, che tra musica e prodotti della tradizione umbra hanno potuto trascorrere due piacevoli giornate in una location di grande suggestione.
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#2 Commenti

  • Stefano Pallocca

    Stefano Pallocca

    Anche noi abbiamo partecipato domenica ad una tavolata rettangolare :-)...concordo su quanto detto da Giorgio, mi permetto di nominare qualche cantina che ci ha piacevolmete sorpreso Fongoli su tutti , almeno per il nostro gusto personale, Bocale, vino di grande struttura....che davvero non ti aspetti, Collecapretta...forse il più "coerente" esempio di Trebbiano Spoletino. Ammetto di aver fatto fatica con il tanto decantato Arneto ( Bellafonte).....detti xiò la domanda che ci siamo posti a fine degustazione è stata.....sarà solo una moda o ne vedremo delle belle? A posteri la sentenza :-)

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    #1
  • Jacopo Cossater

    Jacopo Cossater

    Un piacere conoscerti finalmente di persona e grazie per aver partecipato anche al mio laboratorio sui territori del Montefalco Sagrantino e del Trebbiano Spoletino. A presto di nuovo con il bicchiere in mano.

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    #2

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