A spasso per le vigne del Cesanese di Olevano Romano

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A spasso per le vigne del Cesanese di Olevano Romano
Puntuale come sempre da 6 anni a questa parte, a metà giugno la manifestazione enogastronomica VinoIntorno organizzata da Extrawine e Il Gourmet Errante, è l'occasione per un'incursione nelle terre del Cesanese.

Vecchie Vigne Cesanese Quest'anno l'amico e produttore Fernando Proietti, indossati i panni del cicerone, con il prezioso supporto della geologa Cristina Pratesi, ci guida su e giù per terreni scoscesi e sconnessi in una delle zone storicamente vocate alla coltivazione del Cesanese di Olevano Romano, che in un'ipotetica MGA alla francese potrebbe essere definita "Grand Cru".

È la zona tra Contrada San Marco e Colle Celone, fino ad arrivare alla Morra Roscia, al ridosso del limite tra la DOC Olevano e la DOCG del Piglio, subito sotto San Quirico, alle pendici dell'imponente Monte Scalambra, che la protegge ad ovest.

Terreni ricchi di sostanze organiche e minerali, dove si alternano matrici di impronta calcarea a terre rosse di origine vulcanica, un'altitudine tra i 400 e i 500 metri con buona ventilazione e ottime esposizioni.

Vecchi impianti dal fascino indiscusso si alternano ad orticelli ed alberi da frutto, testimonianza di quella micro parcellizzazione che ha penalizzato da sempre la crescita Cesanese varieta a foglia tondaorganica del Cesanese di Olevano, ma al tempo stesso ne afferma l'identità fortemente contadina.
Parcelle di molto meno di un ettaro, che si succedono una accanto all'altra, tanto che un occhio non allenato potrebbe ritenere senza soluzione di continuità; alcune piccolissime, frutto di divisioni tra eredi, altre date in affitto, qualcuna purtroppo abbandonata.

Una commistione di diversi cloni, dal Cesanese Comune a quello di Affile, con variazioni ampleografiche che vedono esemplari a foglia pentagonale trilobata o tonda, grappoli più o meno serrati, con la presenza sparuta di qualche pianta di pizzutello a bacca bianca; una diversificazione che i moderni "trader" della finanza definirebbero ripartizione del rischio e che la sapienza contadina adottava a tutela della produzione anche in caso di annate sfavorevoli.

Vigneti inerbiti dove la natura è ancora padrona, condotti con coscienza e rispetto, salvati probabilmente dalle logiche industriali dell'agricoltura intensiva anche per la conformazione stessa dei terreni che rendono difficile, se non impossibile, la meccanizzazione delle lavorazioni.

Allevamento a ConocchiaRaccontando di tradizione giungiamo in una piccola porzione di vigna allevata con il vecchio sistema a "conocchia", un impianto in cui i tralci vengono guidati da canne di palude intrecciate e legate con giunchi di Salice, in modo da permettere un'uniforme esposizione al sole. Un sistema contadino che utilizzava i materiali che la campagna offriva a costo zero ma necessitava di molto lavoro manuale ragion per cui è stato progressivamente abbandonato a favore di tutori in legno o cemento. Fortunatamente alcuni viticoltori illuminati hanno in progetto di riproporre tale sistema per sottolineare il legame ancora forte con la tradizione anche in un'ottica di rivalutazione del Cesanese di Olevano Romano.

Kosmos 2015, Marco Antonelli È da questi terreni che nascono il Cesanese di Olevano Romano Riserva DOP di Tenuta al Campo, il Colle Celone di Azienda Agricola Neri, il Kosmos di Marco Antonelli ma anche il Morra Roscia di Agricola Buttarelli.
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