La riscoperta del Lazio attraverso la naturalità

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La riscoperta del Lazio attraverso la naturalità
Il palcoscenico è quello della sala del ristorante della cantina Palazzo Tronconi, grazie anche all'intraprendenza del padrone di casa Marco Marrocco che con grande generosità ha aperto le porte della sua nuova creatura. Un progetto architettonico di importanza rilevante, una cattedrale nel deserto, come lui stesso ama definirla, che ha accolto oltre 70 degustatori tra appassionati e operatori. Dieci etichette per dieci cantine tra le migliori espressioni del Lazio, al timone un motivato Sandro Sangiorgi, ben coadiuvato dal fido Matteo Gallello; sono gli questi gli ingredienti per fare il punto sulla situazione attuale del vino del Lazio.

Un recente passato che fin dal dopoguerra ha visto il vino laziale perdere progressivamente appeal nel corso degli anni. DCantina Palazzo Tronconiiversi i fattori che hanno portato al declino, primo tra tutti la ricerca di altissime rese al fine di soddisfare la sempre più ingente richiesta da parte della città di Roma (mercato di riferimento per l'intera regione) che cresceva a dismisura; questa stessa fuga delle campagne verso la città, con il progressivo abbandono delle vigne migliori, e l'avvento dell'agricoltura intensiva, che ha visto impiantare vigneti anche in luoghi non vocati, hanno portato ad una produzione sempre più indirizzata alla quantità e ad una certa omologazione del gusto, con evidente discapito per la qualità dei prodotti. Come spesso accade però, sotto ad un primo strato di cenere cova imperterrito il fuoco, pronto a rinascere anche ad un lieve soffio.

Negli ultimi decenni un vento nuovo sta spirando nel Lazio, grazie alla passione di alcuni viticoltori illuminati che si sono riavvicinati alla viticoltura con una spirito antico, ricercando nella tradizione la strada del rinnovamento.

Bianchi del Lazio È questo quello che abbiamo nei nostri 10 calici, vini espressivi, ognuno con un carattere ben definito che esprime il territorio e la tradizione nella sua interezza; vini buoni capaci di emozionare.

E non è un solo distretto vitivinicolo a farsi notare, ma queste eccellenze insistono su tutto il territirio regionale. Si spazia per oltre 200 km in linea d'aria, dalla provincia di Viterbo, con i terreni vulcanici di Gradoli e le fredde alture di Trevinano -estremo nord della regione, un fazzoletto di terra al confine con Toscana e Umbria- fino al profondo sud della "Terra di Lavoro" in quel di Arce in provincia di Frosinone, a pochi km dal confine con Campania e Molise, passando per l'areale dei Castelli Romani e quello del Cesanese di Piglio e Olevano.

Una grande variabilità di latidutini, terreni, vitigni e vini con l'unico filo conduttore della naturalità.
E una sana complicità tra i protagonisti di questa renaissance, una consapevolezza dell'importanza di avere un ruolo decisivo per il futuro del vino del Lazio.


Locandina Degustazione 1b) Convenio 2017 Lazio IGT Malvasia Puntinata - Casale Certosa
2b) Arcaro 2016 Maturano IGT del Frusinate - DS Bio
3b) Ribelà Bianco 2017 Lazio IGT - Cantina Ribelà
4b) Costafredda 2016 Passerina IGT del Frusinate- Carlo Noro
5b) Donna Rosa 2015 Passerina IGT del Frusinate - La Visciola

1r) Zitore 2016 Frusinate IGP - Palazzo Tronconi
2r) Cirsum 2015 Cesanese di Olevano DOC - Damiano Ciolli
3r) Rosso 2016 Lazio IGP - Podere Orto
4r) Alea Viva 2016 - Andrea Occhipinti
5r) Càlitro 2015 Cesanese di Olevano DOC - Piero Riccardi Lorella Reale
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