VinNatur workshop: quo vadis vino naturale?

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VinNatur workshop: quo vadis vino naturale?
Nel mese di giugno ho avuto il piacere di partecipare ad un singolare workshop, organizzato da VinNatur, molto istruttivo. Per la prima volta l’associazione, tra le più importanti a livello mondiale, organizzava una degustazione alla cieca dei vini dei propri associati. Eravamo quindici giornalisti e wine writers internazionali con approcci al vino molto differenti tra loro e radunati in una bellissima villa veneta per tre giorni abbiamo tentato di "giudicare” assaggiando alla cieca, il frutto delle fatiche dei vignaioli membri.

Una domanda, credo lecita si pone preliminarmente: si possono degustare i vini naturali con gli stessi criteri e modalità con cui ci si approccia al vino convenzionale? Oppure, essendo questi vini cosi diversi per loro natura bisognerebbe anche approcciarli all’assaggio con uno spirito o quanto meno un approccio diverso?

Faccio parte di diverse giurie di concorsi internazionali dove i vini sono fatti per la maggior parte da grandi aziende e sono più facilmente classificabili come un "prodotto" e quindi giudicabili. Sono vini frutto di un lavoro di squadra, di agronomi, enologi e reparto marketing che collaborando insieme plasmano un prodotto-vino che rappresenta al meglio gli obiettivi e i valori dell'azienda.

I vini dei vignaioli sono  frutto invece del rapporto tra il singolo vignaiolo e la sua vigna e più che un " prodotto" ci si trova a giudicare un vero e proprio rapporto di simbiosi tra il vignaiolo e la vigna, qualcosa che trovo più difficile fare. Dall’assaggio alla cieca di oltre 200 vini di vignaioli sono comunque emersi certi pensieri e osservazioni che condivido qui di seguito.


Il vino naturale ieri ed oggi

La prima osservazione che emerge solida come uno scoglio che infrange le onde è che la famosa fase dei "vini naturali puzzoni e difettosi" così tanto amplificata dalla stampa enoica convenzionale è definitivamente superata. I campioni in assaggio si sono rivelati quasi tutti corretti sotto al profilo tecnico-enologico con pochissime eccezioni.

Complessivamente vini puliti, ogni tanto qualche nota volatile un pochino più pungente o qualche ossidazione un po’ più pronunciata, ma di rado evidenti difetti marcati. Ciò conferma che i vini naturali sono cresciuti molto nel corso degli anni in termini qualitativi risultato di una sempre maggior attenzione sia in vigna che in cantina e di una miglior consapevolezza del proprio ruolo di custode della vigna e dell'arte di far vino "hands-off", a impatto minimo.

Considerato che normalmente fare del buon vino in modo naturale è molto più difficile rispetto a un approccio convenzionale, in quanto i mezzi per intervenire e "migliorare" in cantina sono limitatissimi, i produttori di VinNatur meritano doppiamente gli applausi per i progressi importanti compiuti. Unico punto di riflessione, sarà questa migliorata qualità del vino naturale in termini enologici in qualche modo anche a scapito della fantasia e della spontaneità del vino naturale stesso? I produttori, per fare dei vini percepiti universalmente come "corretti" oseranno forse esporsi un po' meno, facendo vini con minor rischio di errore, ma anche con minor slancio? Gli anni a venire sapranno dare le risposte.


Il vino naturale e la ricerca

Un altro mito che è stato sfatato in occasione di questo grande assaggio è quello che presenta i produttori di vino naturale come una specie di talebani ancorati al passato e all’ancestrale che rifiutano ogni genere di innovazione. La situazione, almeno per quello che ho potuto constatare di persona, risulta  ben diversa: l’approccio naturale del XXI secolo vede la ricerca scientifica come un'alleata importante per compiere la propria missione, una viticoltura salutare, senza l’impiego di chimica ed il più naturale possibile.

Ispirato a questa visione/missione nasce il progetto di VinNatur "Vitenova" che nel 2017 ha coinvolto 17 aziende sul territorio nazionale. Guidati dall'agronomo Stefano Zaninotti dall'Universita di Udine, una squadra di scienziati agronomi, botanici e entomologi lavorano con l’obiettivo di indurre una maggior resistenza naturale nelle viti aumentando l’indice di biodiversità e vitalità dei suoli. Lo scopo è quello di ridurre e possibilmente eliminare del tutto nel futuro, l’uso di rame e zolfo, trovando modi alternativi per mantenere la vite in salute.

Non posso non premiare questa bella iniziativa dell’associazione e spero che negli anni a venire vedremo "dei tecnici naturali", enologi e agronomi, presenti su tutto il territorio nazionale che possono sostenere e aiutare i vignaioli nel momento di bisogno secondo un approccio a loro più familiare e più in linea con le loro aspettative e con i propri valori. Il vino è un atto di coscienza e conoscenza e in tal senso sono convinta che la scienza consapevole e sensibile possa essere una grande alleata del mondo del naturale.


Il vino naturale ed il cambiamento climatico

Una riflessione che è doveroso fare: i vini naturali subiscono maggiormente le conseguenze del cambiamento climatico rispetto ai fratelli convenzionali. Il motivo è semplice, nel mondo convenzionale l’enologo ha mezzi a disposizione per coprire gli effetti negativi di un'annata squilibrata (per esempio può integrare l’acidità se l’annata è stata troppo calda, ammorbidire i tannini se non sono ben maturi ecc), mentre con il vino naturale non si ha questa possibilità, i mezzi per intervenire sono molto più limitati e l'impronta dell'annata, nel bene e nel male, è molto più marcata.

Durante gli assaggi alla cieca, specialmente in certi vini rossi si potevano sentire gli effetti nefasti del cambiamento climantico: sfasamento tra maturazione zuccherina e quella fenolica, vini con frutto molto o troppo maturo e alcolicità importanti, ma con tannini ancora verdi e acerbi e così via. Con la sempre maggior imprevedibilità del clima, le temperature medie in aumento e fenomeni di siccità sempre più frequenti la qualità la faranno quei produttori capaci di reagire meglio ai cambiamenti a livello di viticoltura. Quelli che sapranno "cambiar tutto finché tutto rimanga lo stesso". Sfida ardua, ma non impossibile.


Il vino naturale del futuro

Durante la giornata di lavori ci siamo domandati quale sarà il futuro del vino naturale, e del vino in generale? Uno dei produttori presenti, Stefano Gonnelli di "Terre del Ving", ha dato una risposta che condivido in pieno, a detta di Stefano "il mondo del vino andrà verso una sempre maggior polarizzazione, fenomeno che si osserva anche in altri settori. L’industria del vino andrà verso una sempre maggior de-umanizzazione del vino e verso un sempre maggior utilizzo della tecnologia: viticultura di precisione, high-tech, uso di droni, robot ecc. Il vino naturale del futuro invece sarà fatto a circuito sempre più chiuso: le aziende vitivinicole del futuro saranno piccoli nuclei resilienti e autosufficienti, questa sarà la loro unica via di sopravvivenza”.
Scenario che stiamo vedendo già oggi e che probabilmente non potrà che ampliarsi in futuro.


Il vino naturale e l’energia: dialoghi con il vino

Si può assaggiare il vino naturale con gli stessi criteri del vino convenzionale, ovvero limitandosi semplicemente alla sua forma fisica: aromi e sapori? Ciò che lo contraddistingue marcatamente da quello convenzionale è sopratutto la sua energia, quella vitalità del terreno preservata che passa nelle uve fermentate facendo brillare gli occhi e fermentare i pensieri.

Fin dai tempi degli antichi greci e dei simposium il vino veniva bevuto ritualmente per sollecitare il dialogo con i propri pensieri, per sbloccare i flussi mentali e emotivi. Gli antichi erano ben consapevoli dell’energia del vino, la conoscevano e ne traevano benefici. Ma si può percepire questa energia assaggiando e sputando il vino? O sarà forse meglio assaggiare meno vini, ma berli, ingerirli, percepirli nella loro pienezza, assorbendo anche la loro energia? Domanda aperta a cui è difficile dare una risposta univoca.


Il vino naturale ritrovato: la chiusura del cerchio

Mi piace immaginare il vino naturale come una sorta di spirale, un punto di arrivo e di ripartenza. Si è partiti dai vini dei contadini, ingenui ma forse non sempre "buoni" secondo un canone di bontà "di mercato", all’epoca esistevano solo quelli e non c’erano alternative. Poi è arrivata l’epoca moderna, dei vini tecnologi e dei vini dell’enologo, con l'entrata della chimica in vigna e in cantina. L'epoca post-moderna del vino è caratterizzata invece da un ritorno alla naturalità, ma una naturalità nuova, o meglio, ritrovata, più consapevole e saggia.

Termino questo mio scritto con una citazione di Angiolino Maule, presidente dell’Associazione, che valuta così i risultati di questo workshop:

"Noi di VinNatur volevamo capire se stiamo andando nella direzione giusta o sbagliata. In questi anni siamo sempre stati abituati a fare i nostri vini e ad assaggiarli tra di noi, pensando che fossero i più buoni del mondo. È arrivato il momento di aprirci al mondo esterno, di metterci in discussione, con una degustazione senza preconcetti, dedicata anche a chi fino a poco tempo fa ci osservava a distanza. Io stesso ero convinto di fare i vini sopra le righe, ma mi sono reso conto che spesso anche io mi faccio condizionare dal mio gusto. Questo confronto mi ha dato sicuramente stimoli per migliorare il mio lavoro. Al contempo mi sprona anche ad incitare tutti i nostri associati. Dopo aver imparato a fare vini salutari, ora dobbiamo imparare a farli più buoni”.

Un ringraziamento a VinNatur per avermi invitato a partecipare in questo interessantissimo confronto e sopratutto grazie a tutti i vignaioli per averci dato la possibilità di "valutare" i loro vini, o meglio ancora, di farsi valutare dai loro vini. Perchè se è vero che noi assaggiamo il vino e anche vero che il vino " assaggia" noi decidendo come e fino a che punto rivelarsi, a maggior raggione quando si tratta di vini naturali, fatti di sostanza viva.
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