Meggiolaro e la durella

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Meggiolaro e la durella
In un mio recente viaggio nel Veneto ho voluto far visita alla cantina Meggiolaro di Cristiana Meggiolaro e Riccardo Roncolato, piccola azienda biologica, membro dell’associazione VinNatur. Conoscevo già i loro vini che avevo assaggiato alle fiere di vini naturali in passato ed ero curiosa a scoprire la loro realtà e territorio. Arrivare a Brenton, il piccolo paesino dove si trova la cantina,  un bel viaggio di per sé: arrivando dalla pianura padana e salendo in alto in collina si scopre un’altro Veneto: senza capannoni e cemento, più genuino e più vicino alla natura. I piccoli borghetti che attraversiamo sono molto graziosi, i vigneti a pergola che costeggiano la strada sono molto invitanti con le loro ombre color verde scuro. Arriviamo a Brenton, minuscolo borgo abitato da poche centinaia di persone dove in cantina ci aspetta Riccardo per assaggiare insieme i loro vini. La cantina è molto modesta, si trova praticamente sotto l’abitazione della famiglia, “casa e bottega” come si dice, allo stesso luogo, artigianato allo stato puro.


La loro storia

Riccardo ci racconta di come hanno iniziato questa avventura.
Prima di conoscersi entrambi facevano altri lavori che non avevano nulla a che fare con il vino. Come si narrano loro stessi “ non eravamo vignaioli, infatti, nella nostra vita precedente ognuno era impegnano in un lavoro ripetitivo e noioso. È stato il nostro incontro a scatenare l’energia pari a quella di un bing bang che ci ha fatto comprendere che il destino ci riservava qualcosa di decisamente diverso e assolutamente non previsto.

Dal nostro incontro è scaturita l’urgenza del sogno, quel sogno che bussando impetuosamente alla nostra porta ci ha impedito di sottrarci al suo richiamo. Il forte bisogno di una vita diversa, a contatto con la Natura e con il mondo agreste li spinge a buttarsi in una nuova avventura e iniziare una nuova vita insieme, quella da vignaioli.

Coltivando le viti si accorgono che essere vignaioli non è semplicemente cultivare la terra, ma un atto profondo e multidimensionale, con strati di significati, proprio come lo sono grandi vini. Cristina e Riccardo sono consapevoli di tutto ciò: “ abbiamo infatti capito, al momento stesso in cui abbiamo toccato le radici accarezzato le foglie delle nostre viti, di essere responsabili di qualcosa di enormemente più antico e complesso: la terra, le tradizioni, il nutrimento, il futuro.”


Il territorio

Ci troviamo a Brenton, ai pendii dei Monti Lessini, al confine tra le province di Verona e Vincenza, l’altezza è di circa 400-450 metri, i suoli sono di origine vulcanica. Circa quarantacinque milioni di anni fa bolle di magma in risalita diedero origine ai Monti Lessini, sollevandoli di fondo del mare primordiale.

Sui versanti a minor pendenza i suoli sono profondi, non calcarei, con tessitura da franco argillosa ad argillosa e buona capacità di acqua disponibile. Nelle posizioni di medio versante, dove le pendenze sono lievemente maggiori ed i versanti sono talvolta terrazzati, i suoli si differenziano per una tessitura più fine e la presenza del substrato basaltico e frammenti rocciosi. Un territorio di indubbio valore come terroir in cui i terreni vulcanici conferiscono ai vini delle note sapide e minerali che li contraddistinguono.


La Durella

Riccardo e Cristiana hanno scelto la Durella, vitigno autoctono dei Monti Lessini, come portabandiera della loro azienda. Ciò che contraddistingue la Durella è senz’altro la sua acidità, quel tipo di acidità pronunciata che i critici anglosassoni amano chiamare “racy acidity” ( acidità di razza). Oggigiorno quando per via del cambiamento climatico il problema dell’insufficiente acidità e freschezza dei vini comincia ad essere sempre più frequente, vitigni come la Durella capaci di mantenere buoni livelli di acidità anche a piena maturazione delle uve acquisiscono un valore ancora maggiore.

La notevole acidità del vitigno e la sua delicata aromaticità lo rendono particolarmente adatto alla spumantizzazione, con la Durella si fa sia un ottimo metodo classico, sia un ottimo sur lie. Le origini del vitigno sono molto antiche: in De Agricoltura Plinio il Vecchio cita l’uva “duracinus” ovvero “dalla buccia dura” parlando della viticoltura sui Monti Lessini. La buccia spessa è infatti una delle caratteristiche distintive della Durella oltre alla sua acidità, rendendola meno soggetta a malattie fungine e muffe rispetto ad altre varietà con la buccia più sottile.

Nel periodo medievale nella zona era diffusa l’uva “durasena” menzionata per la prima volta nei documenti locali risalenti al 1292 di cui si ritiene che origina l’attuale Durella. Più che della Durella bisognerebbe parlare “ delle Durelle”: ne esistono diversi biotipi con delle caratteristiche molto diverse tra di loro: la Durella Festugati, la Durella Dorata, la Durella Gialla, la Durella Marcazzani, la Durella Picaia, la Durella Grossa, la Durella Classica, la Durella Gentile e la Durella Pruinosa.


I vini

Insieme a Riccardo e Cristiana assaggiamo i 4 vini che la piccola azienda fa, cominciamo con il Sotocà, un sur lie un a base di Durella, fresco e dissetante, dalla bolla soave, naso floreale con note di biancospino e sambuco uniti a toni mielosi e citrici ed una beva piacevolissima. Il genere di vino che si può bere a litri, a maggior ragione in estate.

Proseguiamo con i vini fermi, segue Sarò a base di Garganega, un’interpretazione molto pulita e lineare del vitigno, senza macerazione dove spicca la nota caratteristica di mandorla amara ed una piacevole sapidità conferita dai terreni vulcanici.

Bianco Mai è invece un assemblaggio di Durella e Garganega con una piccola aggiunta di Pinot Bianco. Quest’ultimo vino mi colpisce in particolare con la sua complessità e carattere, ha la bocca larga, strutturata e sapida, una bella vena acida ed un naso intrigante e stratificato che si distende nel bicchiere.

Finiamo con il Durello Metodo Classico 2014, fiore all’occhiello dell’azienda: 36 mesi di affinamento sui lieviti conferiscono a questo vino un naso complesso e articolato , la caratteristica acidità della Durella lo rende capace di invecchiare bene e piacevolissimo alla beva. Un notevole metodo classico di tutto rispetto che non teme confronti. Sono piacevolmente sorpresa oltre che dalla qualità dei vini anche dei loro prezzi onesti e democratici.

Quando arriva l’ora di ripartire, Riccardo e Cristiana ci salutano, con il calore che si riserva agli amici, vecchi o nuovi che siano. Ed è forse proprio lì la più grande magia del vino dei vignaioli, nella sua capacità di creare connessioni e sintonie, facendoci sentire uniti, appartenenti in qualche modo alla stessa “ tribù”..
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