Analisi cluster dei bilanci delle maggiori cantine italiane

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Analisi cluster dei bilanci delle maggiori cantine italiane
Nelle scorse settimane è stata pubblicata la consueta ed utilissima indagine sui bilanci della cantine italiane di Anna Di Martino. Negli anni scorsi ho pubblicato dei post in cui analizzavo le cantine di maggiori dimensioni analizzandone graficamente la posizione e la quota relativa in termini di fatturato e di EBITDA. Quest’anno, potendo contare sulla collaborazione dell’agenzia AquattroADV di Padova ho pensato di fare un’analisi che riguardasse tutte le 104 cantine rilevate da Anna di Martino. Disponendo dei dati di tutte le aziende ho pensato di fare un’analisi cluster per cercare di identificare la presenza di modelli di business nel settore vitivinicolo italiano.

Premesso che NON spiegherò gli aspetti teorici che sottostanno all’analisi cluster, né le specifiche tecniche che ho adottato per questa analisi, credo sia utile chiarirne il concetto a grandi linee: attraverso l’analisi cluster si raggruppano i dati analizzati in modo da minimizzare la variabilità tra i dati delle aziende inserite nello stesso gruppo (cluster da qui in avanti) e massimizzare la variabilità dei dati tra i gruppi. Se sono presenti modelli di business caratterizzati da specifici indicatori di bilancio sarà possibile identificare dei cluster ben precisi e separati. Viceversa i cluster saranno più eterogenei al loro interno e meno distanti dagli altri.

Per realizzare l’analisi cluster conviene prima fare alcune analisi statistiche dei dati più semplici, che però già forniscono indicazioni interessanti sulle caratteristiche e struttura del settore (o almeno delle 104 cantine più grandi). Mi riferisco soprattutto all’analisi della correlazione tra due variabili. Il coefficiente varia da +1 a -1, a seconda che ci sia totale correlazione positiva o totale correlazione negativa e quindi è facilmente interpretabile da chiunque. Ricordo però che la correlazione indica il legame tra due variabili, ma non dice niente della (eventuale) relazione causa-effetto. Fine delle spiegazioni teoriche.

Da qui in avanti dovete fidarvi delle mie competenze analitiche, oppure mi contattate ed approfondiamo gli aspetti dell’analisi multivariata quanto volete.

Esistono dei modelli di business comuni nel settore vitivinicolo italiano?

La risposta sintetica è: “poco”.
Le cantine italiane sembrano mondi a sé stanti che operano in modo (quasi) unico.
Ci sono cantine con un prezzo medio a bottiglia sia grandi che piccole.
Ci sono cantine con un elevato margine sul fatturato sia con una forte quota di esportazione che rivolte prevalentemente al mercato nazionale.
Ci sono cooperative con fatturati alti e ce ne sono di piccole.
Qualche tratto comune però si riesce a vedere, già osservando le correlazioni tra le diverse variabili. Se siete curiosi continuate a leggere.


La dimensione non determina la marginalità percentuale, ma tende a ridurre il prezzo medio.


Nell’analizzare i dati ho innanzitutto separato le cantine private da quelle cooperative. Questo soprattutto perché la marginalità lorda, o se preferite il profitto (oppure se siete dei tecnici l’EBITDA) è un indicatore fondamentale della capacità di creare reddito per le cantine private, ma non dovrebbe avere alcun senso per le cantine cooperative. L’utile generato dalle cooperative infatti dovrebbe essere destinato al pagamento dei conferimenti di uva da parte dei soci cooperative, che nel bilancio risultano come costi di produzione e quindi riducono il margine di profitto. Questo è il motivo per cui si dice che la cooperativa dovrebbe tendenzialmente fare bilanci in pareggio.

Ho utilizzato il condizionale perché in realtà analizzando i dati risulta che le cantine private hanno mediamente un margine lordo pari al 15,8% del fatturato, mentre le cooperative sono al 5,4%. Nettamente più basso, ma non così basso come ci si potrebbe aspettare. Potrebbe essere dovuto al fatto che molte delle cooperative più grandi nel loro bilancio consolidano quello delle proprie società commerciali, che cooperative non sono, oppure alla scelta di crearsi delle riserve di liquidità per finanziare le proprie strategie di sviluppo.

I coefficienti di correlazione tra il fatturato ed i principali indicatori per le cantine private sono i seguenti:

- Bottiglie prodotte totali: 0,807.
- Bottiglia prodotte per dipendente: 0,526.
- % di fatturato estero sul totale: 0,422.
- % del margine lordo (EBITDA) sul fatturato: 0,034
- Prezzo medio a bottiglia: -0,138.

Il fatturato quindi è fortemente legato al numero di bottiglie prodotte, mediamente legato all’efficienza produttiva (espressa dalle “bottiglie prodotte per dipendente”) ed al grado di internazionalizzazione del business, indipendente dalla marginalità percentuale e leggermente contrapposto al prezzo medio a bottiglia.

Il margine (EBITDA) percentuale è leggermente contrapposto al numero di bottiglie prodotte (coefficiente -0,287) e fortemente legato al prezzo medio a bottiglia (coefficiente +0,706).

Il prezzo a bottiglia è mediamente contrapposto all’efficienza produttiva, visto il coefficiente di correlazione di -0,466 con le bottiglie prodotte per dipendente.

In sintesi, sembrano esserci due macro-modelli di business: uno basato su grandi fatturati, grandi produzioni, ricerca di efficienza e prezzi più bassi e l’altro invece basato sulla ricerca della valorizzazione del prodotto a fronte di fatturati e produzioni più contenute. La cosa interessante è che la capacità dell’azienda di generare marginalità percentuale sembra indipendente dal modello di business adottato.

Per le cooperative l’analisi risulta meno chiara, anche perché non è stato possibile utilizzare la variabile del Prezzo medio a bottiglia. Questo dato infatti non viene rilevato nella classifica di Anna di Martino, ma l’ho calcolato io dividendo il fatturato per il numero di bottiglie prodotte. Nel caso, frequente, in cui la cooperativa generi una parte rilevante del fatturato dalla vendita del vino sfuso il valore del prezzo medio a bottiglia schizza a livelli impensabili (oltre i 30 euro) perdendo di significato.

Anche per le cooperative sembra comunque riproporsi la dicotomia fatturato-valorizzazione vista prima per le cantine private.

I coefficienti di correlazione tra il fatturato ed i principali indicatori per le cantine COOPERATIVE sono i seguenti:

- Numero di dipendenti: 0,949.
- Bottiglie prodotte totali: 0,724.
- % di fatturato estero sul totale: 0,520.
- Bottiglia prodotte per dipendente: 0,362.
- % del margine lordo (EBITDA) sul fatturato: -0,050.


L’analisi cluster delle cantine private

Dopo aver esaminato i dati e condotto alcune prove ho deciso di fare l’analisi con 5 clusters. Questo non significa che ho definito io la composizione delle clusters, però sono io che ho definito quante erano. Quindi il programma ha poi raggruppato i dati in modo da farne rientrare la variabilità in 5 cluster.
(per gli appassionati di analisi multivariata specifico che il metodo utilizzato è stato quello delle K-Means, con i punti di partenza definiti dalla segmentazione gerarchica e le distanze misurate con il metodo del centroide).

Le variabili utilizzate per l’analisi sono state: fatturato 2017, % di fatturato estero sul totale, % di margine lordo (EBITDA) sul fatturato, Prezzo Medio a bottiglia.


Le 5 cluster che ne sono derivate sono le seguenti (notare che le cantine sono elencate in ordine decrescente di fatturato).


a) Cluster 1: i grandi che esportano

• Marchesi Antinori
• Zonin 1821
• F.lli Martini
• Casa Vinicola Botter Carlo & C.
• Enoitalia
• Gruppo Santa Margherita
• Italian Wine Brands

Quello che accumuna le aziende di questa cluster sono il fatturato e la % di export, nettamente sopra la media rispetto al settore. Viceversa la marginalità % ed il prezzo medio a bottiglia mostrano una variabilità molto ampia. In altre parole per questi indicatori la media della cluster segue la regola del pollo di Trilussa per cui c’è chi ne mangia 2 interi e chi solo una coscia.


b) Cluster 2: i medi che esportano

• Farnese Group
• Masi Agricola
• Tenute Piccini
• Bottega
• Pasqua Vigneti e Cantine
• Castellani
• Casa Vinicola Sartori
• Cielo e Terra
• Araldica Castelvero
• Cantine Sgarzi Luigi
• Zenato
• Corte Giara
• Umberto Cesari
• Adria Vini
• Carpineto
• Cantine Volpi

In questa cluster l’omogeneità è determinata principalmente dalla % di export sul fatturato totale, mentre fatturato, % di marginalità e prezzo medio hanno una media variabilità.


c) Cluster 3: i grandi “misti"

• Schenk Italian Wineries
• Mondodelvino Gruop
• Ruffino
• Marchedi Frescobaldi
• Gruppo Lunelli
• Villa Sandi
• Mionetto
• Banfi

Ho usato il termine “misti” perché qui l’unico fattore veramente comune è il fatturato, con gli altri che oscillano in intervalli piuttosto ampi, impedendo di identificare una caratterizzazione chiara del gruppo.


d) Cluster 4: i piccoli che esportano

• Cecchi
• Toso
• Tenuta San Guido
• Bertani Domains
• Terre Cortesi Moncaro
• Rocca delle Macie
• Carpenè Malvolti
• Tasca d’Almerita
• Alois Lageder
• Varvaglione 1921
• Cusumano
• Argiolas
• Azienda Planeta
• Marchesi di Barolo
• Marchesi Mazzei
• Famiglia Cotarella
• Cantine 4 Valli
• Umani Ronchi
• Società Agricola San Felice.

Qui le cantine sono accumunate dalla dimensione e dalla propensione all'export, mentre la variabilità è ampia per la marginalità % ed il prezzo medio.


e) Cluster 5: i piccoli nazionali

• Terra Moretti
• Fontanafredda
• Spumanti Valdo
• Astoria Vini
• Duca di Salaparuta
• Guido Berlucchi
• Cantina Tollo
• Cantine Vitevis
• Chiarli 1860
• Salvaterra
• Feudi di San Gregorio
• Montelvini
• Donnafugata
• Bortolomiol
• Le Tenute di Genagricola
• Mastroberardino
• Cantina Castelnuovo del Garda

La focalizzazione sul mercato nazionale è quello che caratterizza le cantine presenti in questo cluster.


L’analisi cluster delle cantine cooperative

Per analizzare i dati delle cantine cooperative è stata usata la stessa tecnica di cluster impiegata per le cantine private. La differenza riguarda le variabili analizzate, che nel caso delle cooperative sono state il fatturato, la % di vendite all’estero, la marginalità % sul fatturato e le bottiglie per dipendente.

Cluster 1: tutti insieme appassionatamente

• Gruppo Italiano Vini
• Gruppo Mezzacorona
• Cantine Settesoli
• Colomba Bianca
• Cantina Due Palme
• Cantina di Rauscedo
• Cantina Caldaro
• Cantina Produttori San Michele Appiano
• Cantina di Bolzano
• Terre di Barolo
• Cantina Sociale di San Martino in Rio
• Vivallis
• Cantina Toblino
• Cantina Colterenzio
• Cantina Tramin
• Cantina Mori Colli Zugna
• Cantina Santadi

Questa cluster è la dimostrazione dell’amplissima variabilità nei risultati di bilancio delle principali cooperative italiane. Si ritrovano infatti la più grande (GIV) e la più piccola (Santadi) tra quelle rilevate nell’indagine di Anna Di Martino. L’oscillazione intorno alla media della cluster degli indicatori analizzati è estremamente grande. Si potrebbe dire che si tratta di un cluster residuale, definito più dalla distanza che queste cantine hanno con gli altri cluster che per la vicinanza tra loro.


Cluster 2: i nazionali efficienti

• Gruppo Caviro
• Collis Veneto Wine Group
• Casa Vinicola Caldirola

L’efficienza produttiva e la maggior focalizzazione sul mercato interno sono gli indicatori che determinano l’omogeneità interna di questo cluster.


Cluster 3: i buoni esportatori

• Cantine Riunite
• Viticoltori Friulani La Delizia
• Citra Vini
• Cantina Montelliana e dei Colli Asolani

In questo caso gli elementi caratterizzanti sono l’elevata percentuale di esportazione, che oscilla tra il 48% ed il 56% del fatturato totale, e la buona efficienza produttiva.


Cluster 4: I grandi esportatori

• Cavit.
• La Marca Vini e Spumanti
Cluster caratterizzato da % di export oltre l’80% ed alti fatturati.

Cluster 5: in medio stat virtus

• Cantina di Soave
• Terre Cevico
• Vi.V.O. Cantine
• La Vis
• Cantina Viticoltori Ponte
• Cantina Produttori Valdobbiadene
• Cantina Valpolicella Negrar
• Le Chiantigiane
• Cantina Sociale Valtidone
• Gotto d’Oro
• Cantina Vecchia Torre

Anche questo cluster presenta cantine con caratteristiche eterogenee per la maggior parte delle variabili in esame, con l’omogeneità determinata dall’efficienza produttiva (bottiglie prodotte per dipendente) che in assoluto si colloca su valori medi rispetto al totale delle aziende esaminate.
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