Beppe Rinaldi, cuore di Langa

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Beppe Rinaldi, cuore di Langa
Lo avevo incontrato un paio di volte all'inizio del nuovo millennio.

Una persona schietta, diretta e sincera che voleva che il suo territorio arrivasse dritto al bicchiere, così com'era, senza mode, arrivismi, premi, riflettori, tendenze, manipolazioni. Lui volava già alto e ci è riuscito con non poche difficoltà, mancherà tantissimo alla sua terra, alla sua gente e a tutti quelli che erano riusciti a capirne il messaggio. I suoi vini non si sono piegati alle mode e non sono stati condiscendenti con palati artefatti, lui non ammetteva questo.

Un pomeriggio di novembre ero lì, faceva freddo e Beppe ha cominciato a farmi assaggiare di tutto dalle botti. Era il periodo delle barrique sonanti, sia in termini di ritorno economico che di palcoscenico: il vino tostato e cioccolatoso veniva portato in trionfo dai media e dai palati d'oltreoceano, quasi a voler dare per buona, osannandola, "la vera Langa, il vero nebbiolo" che dovevano essere quelli, polputi e godibili già dopo 4 anni, come una sorta di new wineland che stava sorgendo.

Lui, citrico, me lo raccontava mentre i suoi vini mi tagliavano le papille: "senti questo Brunate-Le Coste" mi disse. Ricordo che era la strepitosa annata 1999 ancora in botte. Non ero riuscito più a parlare per 3 minuti, eppure lì era racchiusa tutta l'anima di quei due crus che solo lui aveva capito e saputo assemblare così sapientemente.

"Di questi vini così oggi ne parlano in pochi. Tutti vogliono la marmellata e il cioccolato". I premi? Gli eventi? Le guide? Che si tengano pure tutto, che scrivano quello che vogliono, anzi, se non scrivono nulla è meglio. Io tiro dritto così, chi mi conosce sa dove trovare me e questi vini. Questa terra è così, tutto il resto è finto".

Ricordo queste frasi come fosse adesso, ora che è volato in quel cielo verso il quale avrà alzato gli occhi chissà quante volte e che adesso lo accoglie. E meno male che poi, negli anni a venire, le cose sono svoltate nel verso giusto, quasi come se fosse stato percepito quel suo urlo silenzioso ma che ti faceva vibrare di emozione ogni volta che assaggiavi un suo vino e, soprattutto, quelle poche ma preziose volte che riuscivi a parlare un pomeriggio in sua compagnia. Continuerai a parlare Beppe e noi ti ascolteremo, attraverso i tuoi calici e i tuoi insegnamenti.

Grazie.


[Foto credit: Davide Robbiati]
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