#30voltesettembre, micro autobiografia semi autorizzata

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#30voltesettembre, micro autobiografia semi autorizzata
Qualche giorno fa, per espletare una pratica burocratica, ho riesumato il mio diploma di specializzazione; quando ho visto la data mi è venuto un accidente: ANNO SCOLASTICO 1987/1988. Dopo il primo momento di panico e paura, ho iniziato a sorridere e a pensare che è #30voltesettembre e non sono ancora stanca: di uva, di vino, di cantina.


Gli anni dell’incoscienza. 1988-1990 

Con il diploma in tasca mi sentivo padrona del mondo, vent'anni, un motorino e la vita mi sembrava leggera. Scrissi il mio primo C.V. su fogli protocollo a righe, preparai un elenco di cantine rigorosamente raggiungibili in motorino o in treno cercando gli indirizzi nelle pagine gialle ed iniziai l’avventura del mio primo lavoro, nella Romagna in piena crisi post metanolo, che parlava la lingua del ‘torbolino’ e guardava il Tavernello che proprio in quegli anni festeggiava il suo ventesimo compleanno.

"Come una donna in cantina ma sei matta?"
"Ma se poi ti sposi?"
"Sai guidare un trattore ?"
"Sei mai entrata dentro ad una vasca ?"
"Sai accendere una pompa ?"

Dopo un innumerevole numero di no trovo finalmente lavoro in un laboratorio analisi di una cantina. Primo giorno di lavoro, inizio la determinazione degli zuccheri riduttori al Fehling di un mosto muto e tracchete, arriva il NAS, sequestrano la cantina e rimango senza lavoro. Il contratto più breve della storia: un’ora e quarantacinque minuti.

Giro il mio motorino e trovo lavoro come vendemmiatrice da un mio ex compagno di scuola di qualche anno più grande di me. Trebbiano a profusione per venti giorni, facendosi largo nella giungla del GDC dato che Marco Simonit, come me non sapeva ancora che cosa voleva fare da grande.

Terminata l’esperienza come vendemmiatrice, dove mi sono tagliata solo una volta l’avambraccio destro, il mio datore di lavoro mi indirizza al laboratorio analisi enologiche dal quale si serviva lui. Nel laboratorio analisi trascorro un anno che ha gettato le basi del tecnico che sono diventata ora.

Lavare la vetreria, imparare il viraggio di un’acidità totale, ustionarsi il pollice destro con l’acido solforico utilizzato per la determinazione dell’alcol metilico, spipettare senza perdere la quantità del reattivo, ricopiare pagine e pagine di risultati analitici per capire il rapporto fra pH, alcalinità delle ceneri, zuccheri eccetera, eccetera, eccetera.

Conoscere il vino attraverso i numeri e gli equilibri che lo legano prima di iniziare l’approccio alla degustazione in maniera scientifica e non emozionale, la Borgogna allora sapevo a malapena che era in Francia, è un percorso che consiglio vivamente ancora oggi. In quei mesi incamero informazioni come una spugna, conosco gente, mi iscrivo all’Associazione Enotecnici Italiani, inizio a partecipare alle riunioni di formazione. Ascolto, ascolto, ascolto, imparo a tenere un bicchiere in mano, cerco di tenere un profilo basso.

Se volete la prossima settimana vi racconto:

1990-2000 il decennio della follia
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