Tirana, tra byrek e caffe'

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Tirana, tra byrek e caffe'
E’ ormai da qualche anno che in estate i canali social di amici e conoscenti propongono foto di spiagge bellissime e mare cristallino, geolocalizzando insospettate mete vacanziere: Saranda, Gjipe, Valona. Sono località della costa albanese, destinazione turistica sempre più apprezzata per la – relativa, e forse ancora per poco – mancanza di sovraffollamento e per i prezzi decisamente accessibili, a cominciare da quelli dei voli aerei per raggiungere – in un’ora e mezza da Roma – la capitale, Tirana.

Se l’Albania e la sua città principale vi fanno ancora venire in mente immagini di guerra civile, barconi e degrado, resettate tutto. Sono passati poco più di 20 anni da quando il Paese dei Balcani, uscito da un lungo periodo di regime comunista (di cui gran parte sotto la dittatura di Enver Hoxha) e in piena crisi economica e politica, rappresentava la faccia più povera e dolente dell’Europa – intesa come continente, non come realtà geopolitica di cui ancora non fa parte – ma visitando le località costiere e la capitale riesce difficile trovarne traccia.

E se certo molti dei problemi sono ancora lì, a cominciare dalla criminalità organizzata che a quanto pare manovra in maniera occulta buona parte delle attività locali, l’Albania oggi accoglie i turisti come un Paese moderno, piuttosto efficiente, in grande fermento.

A cominciare proprio da Tirana. Abbandonato l’aspetto grigio e degradato da città sovietica – anche se ne resta ancora qualche segno, negli edifici superstiti di architettura comunista come il Palazzo dei Congressi e la Galleria Nazionale, e nelle baraccopoli quasi nascoste dal nuovo progetto urbanistico che prevede l’allungamento dello scenografico Boulevardi Zogu 1 – fin dal primo decennio degli anni 2000 Tirana ha iniziato ad assumere una veste accogliente e colorata, anche grazie allo stimolo dell’allora sindaco Edi Rama – oggi Primo Ministro –, artista e intellettuale, che invitò i cittadini a dipingere di colori sgargianti le facciate dei palazzi in cui abitavano. Oggi, con il giovane ed energico sindaco Erion Veliaj, le facciate colorate vecchie e nuove – spesso affidate ad artisti riconosciuti – continuano a caratterizzare le strade di Tirana e in particolare le sponde del fiume Lana, rappresentando in maniera efficace lo spirito cordiale e rilassato degli Albanesi.

Il centro ordinato e in continua evoluzione è pieno di cantieri in attività – spesso di progetti architettonici all’avanguardia firmati da importanti studi europei, tra cui non mancano gli italiani –, di musei interessanti e installazioni d’arte contemporanea, di caffè alla moda (che talvolta vuol dire anche in pieno stile nostalgico-sovietico) e negozietti bio.
Non manca nemmeno qualche bel ristorante, influenzato in maniera evidente – tanto nell’ambiente che nella cucina – dallo stile nordico-redzepiano (molti chef albanesi, oggi al lavoro in giro per l’Europa ma in parte pronti a tornare in patria, sono passati al Noma o al Faviken).

Anche se l’influenza italiana si fa sentire nel numero notevole di pizzerie e ristorantini che riempiono il centro e il quartiere trendy (ma non hipster, non aspettatevi baffi e barbe e third wave coffee) del Blloku – un tempo sede delle residenze dei capi comunisti – e per il resto è difficile affrancarsi dalla proposta di byrek (versione locale dei borek mediorientali, sotto forma di pizza salata sfogliata o rustici farciti con formaggio e verdure), qofte (polpette speziate), fërgesë (impasto di olio di oliva, farina di mais e uova) e tavë (sostanziosi stufati solitamente a base di carne e verdure), è infatti in atto una sorta di “Albanian pride” gastronomico che punta sulla riscoperta e valorizzazione del patrimonio gastronomico locale, quasi cancellato dall’appiattimento comunista del passato, e della sua reinterpretazione in termini contemporanei anche se non per forza creativi a tutti i costi, consentendo così anche una sorta di “passaggio di consegne” dalle anziane cuoche casalinghe ai giovani cuochi del futuro.

È questo l’obiettivo del “movimento” – presto fondazione – Rrno për me gatue il cui nome, che significa pressappoco “vivere per cucinare” è mutuato dal titolo del libro di Zef Pilumbi, prete francescano tenuto i prigioni per oltre 20 anni dal regime comunista, Rrno vetëm për me tregue (Vivi per testimoniare). Creato dallo chef Bledar Kola – patron del ristorante Mullixhiu – vede la partecipazione di 12 chef e pasticceri di origini albanesi oggi al lavoro in ristoranti di prestigio in Europa e nel mondo, da Fejsal Demiraj – souschef del Noma – ai “nostri” Ardit Curri (chef del ristorante San Martino 26, San Gimignano), Ronald Bukri (da poco all’Osticcio Ristorante Enoteca di Montalcino dopo essere passato anche per l’Atman e per l’Inkiostro), Loris Pema (al Pandenus di Milano), Mario Peqini (pasticcere di Enrico Crippa a Piazza Duomo) ed Entiana Osmenzeza, che sta per lasciare Firenze per una nuova avventura nelle Marche.

Consapevole che le cose in città cambiano in fretta e che probabilmente tra qualche mese alcune delle cose scritte potrebbero non essere più valide, vi lascio comunque una serie di consigli in odine sparso su cosa non perdere – da vedere e da assaggiare – a Tirana.

1. Piazza Scanderbeg e Rruga Ludovik Shllaku
La grande piazza che segna il confine tra il Boulevardi Deshmoret e Kombi e il Boulevardi Zogu 1, dominata dalla statua equestre dell’eroe albanese Giorgio Castriota Scanderbeg e dalla facciata del Museo di Storia Nazionale con il grande mosaico “patriottico”, è il cuore della città e simbolicamente dell’intera Albania. Completamente trasformata dal piano urbanistico voluto da Edi Rama, da caotico ingorgo di macchine oggi la piazza è diventata un’ampia distesa pedonale pavimentata con pietre naturali provenienti da tutte le terre di lingua albanese intervallate da giochi d’acqua. Oltre a un giardino di erbe aromatiche, una giostra e arredi urbani di stampo contemporaneo, ospita spesso eventi e celebrazioni. Da qui, sulla destra, parte la Rruga Ludovik Shllaku, strada pedonale lungo cui si trova anche l’Istituto Italiano di Cultura, caratterizzata anch’essa da alberi e profumate aiuole di erbe aromatiche.

2. House of Leaves, la Casa delle Foglie (Shtëpia e Gjetheve) 

A poca distanza dalla piazza centrale della città, un antico edificio nato come clinica ostetrica ospita un recente museo che racconta della seconda destinazione del palazzo, a lungo un mistero anche per gli abitanti di Tirana. Qui infatti ebbe sede per lunghi anni il quartiere centrale del Sigurimi, la polizia segreta albanese. The House of Leaves, il Museo dei Servizi Segreti albanesi, mostra attraverso un inquietante percorso nelle diverse stanze dell’edificio le attività di spionaggio, intercettazione, repressione e propaganda del regime, trasmettendo una sensazione opprimente di costante controllo. Da non perdere.

3. Un caffè al Blloku
Il quartiere che un tempo ospitava le residenze private dei più stretti collaboratori del regime – incluso lo stesso Hoxha – e nominato “Primo Blocco”, oggi rappresenta la zona più alla moda di Tirana. Le sue strade squadrate sono piene di negozietti di abbigliamento, ristoranti – anche italiani e giapponesi – e deliziosi caffè ospitati in villini con ampi patii dove i locals amano intrattenersi per bere un espresso, una birra o una spremuta. Esempio da seguire, per esempio da Dada?

4. Piramida
Il grande edificio piramidale lungo il Boulevardi Deshmoret e Kombi, dall’aspetto piuttosto decadente, fu aperto al pubblico nel 1988 come pomposo museo-mausoleo dedicato al dittatore Hoxha. Spogliato delle piastrelle che lo rivestivano, e trasformato in centro culturale e sociale giovanile – dovrebbe ospitare il Centro internazionale di cultura ma oggi appare abbandonato – viene scalato al tramonto da molti giovani in cerca di un punto panoramico. Di fronte c’è la Campana della Pace, realizzata dalla fusione dei bossoli raccolti dai bimbi albanesi durante l'Anarchia nel 1997.

5. Mullixhiu 

Dall’esterno magari non attira un granché, al piano terra di un palazzone in puro stile Seventies. Eppure il ristorante di Bledar Kola è decisamente l’indirizzo più interessante in città: interamente rivestito in legno, in puro stile nordico, e contraddistinto dalla presenza del forno a legna e, nella vetrina sulla fronte del ristorante, da un laboratorio di molitura con tre micro-mulini (mullixhiu, in albanese) dove ogni giorno si preparano pasta e pane, è un ottimo esempio di cucina albanese contemporanea, ispirata alla tradizione ma in chiave moderna e alleggerita e lontana dalle improbabili mode “fusion”. Seduti ai tavolacci in legno con tanto di cassetti da cui prendere le posate, si assaggiano formaggi e salumi fatti in casa o provenienti (come molte delle materie prime usate) dall’azienda “gemellata” Mrizi i Zanave, nella regione rurale di Zadrima, insalate variopinte, byrek, jufka (tagliatelle) con funghi e formaggio, anatra arrosto, quaglie cotte nella creta e altri piatti saporiti e originali, accompagnati da interessanti vini albanesi bianchi e rossi (ma se c’è assaggiate anche l’ottimo rosato Pamid – dall’omonimo vitigno – della cantina Caco). Il tutto a prezzi volutamente democratici: i due menu degustazione costano sui 15-20 euro.

6. Pazari i Ri
Poco distante dalla piazza Scanderbeg, il “Nuovo Mercato” di Tirana – costruito negli anni ’30 ma solo di recente rimodernato trasformandolo in una struttura pulita e accogliente – è una tappa da non perdere per conoscere lo spirito della città e dei suoi abitanti. Un’ampia struttura in vetro e metallo, ideata da uno studio italiano, copre i banchi del mercato dove sono esposti diversi generi alimentari: frutta e verdura (incluse le giuggiole fresche, in stagione), olive, peperoncini, tanti tipi di erbe, ma anche recipienti in terracotta per cuocere gli stufati e altri oggetti per la cucina. Tutt’intorno, nella piazza dominata da una palazzina decorata con i motivi tipici dei tessuti albanesi tradizionali, ci sono bar e ristoranti come il Markata e Peshkut – dove fermarsi a bere qualcosa di fresco nello spazio all’aperto proprio davanti al mercato o scegliere il pesce fresco al banco d’esposizione all’interno – o il Met Kodra che serve ottime qofte.

7. Oda Restaurant

In una traversina proprio dietro al mercato, Oda è un ristorante tradizionale molto apprezzato anche dai turisti. Ci si siede ai tavoli nel piccolo spazio esterno o nelle diverse stanze interne, arredate ancora in stile pienamente casalingo, e si sceglie da un menu non troppo ampio chiedendo consiglio alla gentile padrona di casa che parla un ottimo italiano. Le proposte includono zuppe, insalate, fërgesë (con peperoni e formaggio), peperoni ripieni di riso, sformati vegetariani, pollo arrosto (intero) o agnello e diverse specialità tradizionali a base di interiora di agnello. Davvero squisito anche se impegnativo il kolloface: sformato di riso con fegato d’agnello, uova e mentuccia fresca. Spesa media: 6 euro.

8. Komiteti

Fate un salto indietro nel tempo, in piena epoca comunista, entrando in questo “caffè-museo” – così recita l’insegna – alle spalle della Piramida. Fuori qualche tavolino e i muri decorati da murales a tema, dentro diverse salette arredate con mobili vintage e una lunga serie di memorabilia del passato, da radio e televisori d’epoca a poster e altro, inclusi alcuni dettagli della toilette e della graziosa veranda sul retro. Il caffè (Lavazza) non è male e viene servito accompagnato da una caramella Zana, direttamente dagli anni ’80. C’è pure una vasta scelta di raki (grappa locale) con cui brindare gridando gezuar!

9. Class Wines & Gourmet Boutique 

Se volete scoprire qualcosa sul mondo – in grande fermento – del vino albanese, questo è il posto giusto: questa fornita enoteca non troppo lontana dal Mullixhiu e dal lago artificiale di Tirana è davvero ben fornita di etichette provenienti da Italia, Francia, Spagna e Sud America ma pure di distillati di pregio, Champagne e naturalmente di vini balcani. Tutti disponibili anche in mescita, per divertirsi a scoprire vitigni a noi sconosciuti come il Pamid ma pure Shesh, Kallmet, Vlosh, Serinë, Pulës, Cërujë e così via. L’ideale, però, sarebbe parlare con il simpatico titolare Dashamir Elezi: fondatore e attuale presidente dell’Associazione dei Sommelier Albanesi, dopo aver lavorato a lungo in Italia è tornato in Albania dove si è messo anche a produrre vino e raki e oggi lavora instancabilmente per far conoscere al mondo i vini locali.

10. Destil

Un grazioso villino dall’architettura che ricorda lo stile razionalista italiano ospita un moderno ostello con 4 camerate e un bel caffè al pian terreno, tra l’interno decorato da pezzi d’arte contemporanea, illustrazioni e poster e lo spazio esterno con tavoli auto-costruiti. Anche se l’espresso è solo decente, una sosta qui è davvero molto piacevole: ci si può venire anche per colazione, per uno snack o un pranzo veloce, per leggere un libro nella biblioteca o per uno dei frequenti incontri culturali organizzati dai gestori.

11. Radio Bar 

A detta di molti, il miglior cocktail bar della città. Aperto da Redi Panariti, che ha lavorato a lungo in Liguria come barman, è frequentato da politici, artisti, chef e uomini d’affari che vengono qui per i cocktail ben fatti e per godersi l’atmosfera rilassata e di fascino – tra oggetti vintage e di design – e la musica dal vivo.
 
Foto di apertura: la statua di Scanderbeg e un moderno palazzo in costruzione sullo sfondo. Altre foto di Tirana nell'album dedicato
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