Cambiamento di scenario per il prosecco nel Regno Unito (Brexit a parte)?

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Cambiamento di scenario per il prosecco nel Regno Unito (Brexit a parte)?
Andamento delle esportazioni di spumanti italiani verso il Regno Unito (Fonte: elaborazione dell'autore su dati Wine By Numbers).

Lo scorso mercoledì 26 settembre, il sito Winenews riportava l’indicazione del Consorzio che le esportazioni di Prosecco DOC verso la Gran Bretagna nel primo semestre 2018 erano in calo del -2,3% a volume, mentre crescevano del +4,9% a valore.
Per il Prosecco DOC in UK si tratta del primo calo a volume negli ultimi 10 anni.

Il dato consortile in realtà non è completamente una sorpresa poiché già le rilevazioni pubblicate dal (sempre utilissimo) Wine By Numbers di Unione Italiana Vini mostravano un calo delle importazioni di vini spumanti italiani in UK del -3,8% (il che implica che gli altri spumanti italiani diversi dal Prosecco DOC, scendono ancora di più, ma questa è un’altra storia).

La domanda che si pone a questo punto è: si tratta di una fisiologica battuta d’arresto oppure di un cambiamento nello scenario dei consumi?

A favore della prima ipotesi c’è la considerazione che la crescita del Prosecco in Gran Bretagna prima o poi dovesse avere un limite, anche a causa dei forti incrementi di prezzo verificatisi dal 2015 in avanti che hanno creato spazi di mercato per altri spumanti (italiani e non).

Tra chi sostiene questa tesi c’è anche chi crede che l’attuale calo del prezzo del vino della vendemmia 2018 ricollocherà il prezzo di vendita al consumatore a livelli che permetteranno il recupero dei volumi.

Io credo invece che ci troviamo davanti ad un cambiamento di scenario. Una convinzione su una regola empirica universalmente accettata nel settore dei liquori e distillati che ho imparato lavorando in Stock: il successo di una marca nasce dal canale horeca e da lì poi si espande a tutto il mercato.

Osservando il grafico in apertura di questo post si nota come le esportazioni di spumanti italiani in Gran Bretagna abbiano cominciato a crescere in modo significativo nel 2012 e 2013, per esplodere dal 2014 in poi.

Io all’inizio del 2012 ero riuscito a trovare un importatore per la cantina in cui lavoravo. Si trattava di un grossista che serviva la ristorazione di Londra con un ampio assortimento di prodotti, sia bevande che altro.
Siccome il suo personale aveva poca dimestichezza con il vino e meno ancora con quello italiano, prima in assortimento avevano principalmente vini sudafricani ed australiani, mi ha chiesto di affiancarli per la partecipazione all’Imbibe Show che si sarebbe tenuto a luglio.

L’Imbibe Show (oggi si chiama Imbibe Live) è una manifestazione organizzata dall’omonima rivista specializzata nel beverage per il canale horeca.
Un po’ evento ed un po’ fiera, si tiene al London Olympia (la stessa struttura che accoglie il London Wine Fair) ed è l’appuntamento per l’horeca di tendenza in una delle città più di tendenza per quanto riguarda il settore horeca a livello mondiale.
Nell’edizione 2012 lo spazio dedicato agli espositori che proponevano (anche) vino era circa 1/3 del totale, con la maggior parte della superfice e delle attività appannaggio delle grandi multinazionali degli spirits (Diageo, Bacardi, ecc…).

Con mio stupore la zona più affollata era però quella dei vini e tutti i visitatori chiedevano di assaggiare Prosecco. Quando dico tutti intendo proprio tutti: il sommelier dell’albergo stellato, il cameriere del pub, il responsabile acquisti della catena di pub con copertura nazionale, i giornalisti, … il personale degli altri stand. TUTTI
E a tutti piaceva, perché il prosecco è bravo lui e non può non piacere.

Facciamo un salto in avanti dal 2012 ed arriviamo ad un paio di settimane fa, quando stavo parlando con un operatore italiano di vino di ritorno da una settimana a Londra.

Era molto preoccupato perché i prezzi richiesti dai buyer per il rinnovo dei contratti di prosecco sono da brividi, ma soprattutto perché nell’horeca il consumo di prosecco è completamente fermo, soppiantato dalla moda del gin e da spumanti alternativi.
Quella del gin è una moda cominciata un paio di anni fa e che si vede anche da noi. Cominciata nei locali più innovativi, si sta espandendo a tutti gli altri diffondendo la presenza della “carta dei gin tonic” in cui i diversi gin vengono proposti in abbinamento ai diversi “mixers”.

Il gin tonic ha il vantaggio che è un long drink facile e veloce da fare per il barman (“bartender” per i puristi), permette di variare i sapori al variare dei due ingredienti e, guarda caso, ha le bollicine.

Gli spumanti diversi dal Prosecco hanno il vantaggio di costare meno e permettono al locale di differenziarsi. Anche se comunque il -6,7% in quantità nelle importazioni fatto segnare dal Regno Unito nel 1 semestre del 2018 non sembra indicare una sofferenza della categoria nel suo complesso.

Forse è presto per preoccuparsi, anche perché la fenomenale crescita del Prosecco in UK negli ultimi 5 anni è stata una cosa da “baciarsi i gomiti”, come si dice a Venezia.

Però pensare che nei prossimi anni le esportazioni potranno stabilizzarsi da sole sui volumi attuali, senza sostenere la marca Prosecco con strategie di marketing rischia di essere un’illusione.
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#1 Commenti

  • Nadir Sitta

    Nadir Sitta

    io rispetto tutte le opinioni ma proprio tutte.........tranne quelle riguardanti il prosecco. Sarà che i proseccari li conosco quasi tutti. Forse non avete letto la tribuna recentemente ma ho scritto un bel post in merito su fb che vi invito a leggere. Tribuna di Treviso del 29 settembre titolo: "DOCG adulterato, sigilli a 2 cantine, sequestro da 3 milioni, 8.000 ettolitri". Una delle cantine (che conosco) ha vinto la medaglia d'oro al Vinitaly recentemente. insomma li hanno tanati in cantina trovando taniche di acido solforico (usato per scindere il saccarosio in glucosio e fruttosio). Direi procedimento necessario se volete bere prosecco di 11° dato che questo anno il vinello (questa bella gazzosa) raggiunge la storica vetta dei 14° mostimetrici ovvero 9° alcolici. Quindi se vogliamo dilettarci a parlare di vino parliamone ma diamo il giusto valore alle notizie, quelle belle e quelle brutte. Il prosecco non è un vino, lo stesso Corona ieri sera in diretta TV ha detto che sta bene senza (e dico Corona), preferendogli l'amarone (come dargli torto), in merito allo scoppio di una grossa cisterna di prosecco a Conegliano (30 mila litri) per aver sbagliato la fermentazione (manca quella sanno fare). Venite su quando, durante la maturazione in annate umide, arrivano a fare 25-27 trattamenti in pochi mesi, per la gioia dei grandi e dei piccini. Chi conosce il prosecco non beve prosecco.

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