Soffioni, fumarole e vapori di birra

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Soffioni, fumarole e vapori di birra
Disclaimer: ho conosciuto Edo Volpi più o meno un mese fa ma lo ringrazio perché mi ha dato la possibilità di parlare della mia terra, di quell’angolo di Toscana dove ha le sue radici la mia famiglia e dove ho sviluppato il mio personale rapporto con la campagna e con la natura. Una campagna e un territorio dei quali difficilmente, io che in genere parlo di vino, sarei altrimenti riuscita a raccontare.


È la Toscana che non ti aspetti, lontana dall’immagine iconica di vigneto-cipresso-colonica, lontana dal turismo rumoroso di Firenze e Siena. È una Toscana selvaggia, di boschi, pascoli e grandi distese di colline a cereali. E fumi bianchi, tanti fumi, che si innalzano in mezzo alla campagna dalle torri di refrigerazione delle centrali geotermiche di Larderello o direttamente dal suolo, nelle fumarole, nelle putizze, nelle acque sulfuree e nelle biancane.

La zona dei soffioni boraciferi che gli antichi chiamavano la Valle del Diavolo, si trova nell’Alta Val di Cecina in provincia di Pisa (ma a più di un’ora da Pisa), appena a Sud di Volterra, e a lungo è rimasta esclusa  dagli itinerari turistici. Oggi la sta riscoprendo un turismo di qualità, soprattutto straniero, interessato alle sue bellezze e all’anima green di queste zone, dovuta all’unicità delle risorse che la Terra (non il suolo agricolo ma proprio il pianeta) ha voluto regalare a questo territorio.

Trasformando il vapore dei soffioni boraciferi che esce in pressione dal sottosuolo, Enel produce nelle sue centrali di Larderello nel comune di Pomarance il 27% del fabbisogno energetico della Toscana. Il vanto della Toscana per l’elevata quota di energie rinnovabili viene da lì, anzi da lì sotto. Per gli affezionati de '"l’angolo di Quark" quelli dei soffioni boraciferi e delle altre manifestazioni di questa zona, fanno parte dei fenomeni del vulcanismo secondario e consistono nella fuoriuscita di gas e vapore ad alta pressione attraverso le spaccature della crosta terrestre che qui risulta essere particolarmente sottile.

Lo sfruttamento del vapore per produrre energia non è una storia nuova da queste parti, il primo fu nel 1904 il Principe Ginori Conti che accese cinque lampadine con un motore a vapore. Poi arrivò il Conte De Larderel che intuì il valore dell’estrazione del borace per uso soprattutto farmaceutico (e che fedele alle sue origini francesi si costruì a Pomarance un palazzo, identico a quello sontuosissimo che aveva già a Livorno, che ricorda più palazzo Pitti che una dimora signorile di un piccolo centro di campagna). Poi arrivò l’industria chimica e cominciò lo sfruttamento di questa zona e delle sue risorse nascoste (che purtroppo non è stato tutto rose e fiori ma che per fortuna appartiene al passato).

Oggi l’Alta Val di Cecina rivive anche di sostenibilità, le abitazioni dei centri urbani sono riscaldate con il calore a bassa entalpia (quello che arriva nelle case “solo” a 80 gradi) e si sta cominciando a sfruttare l’energia geotermica per alimentare nuovi processi industriali e artigianali sostenibili, come le serre o la produzione della birra. Ed è proprio di birra che parliamo, perché a Sasso Pisano (che geograficamente si trova tra Larderello e Massa Marittima) è nato il primo birrificio artigianale sostenibile, i cui impianti sono alimentati con il vapore della vicina centrale geotermica. Il suo nome, Vapori di Birra parla del suo territorio, come lo fanno poi le sue birre e il suo proprietario Edo Volpi.

La storia comincia nel 2007 quando Enel Greenpower, gestore delle centrali geotermiche, stabilisce con gli enti locali del territorio un accordo per favorire le imprese che volessero investire sfruttando le potenzialità dell’energia geotermica, fornendo loro il vapore ad alta entalpia, alla stessa temperatura di più di 200°C che alimenta le sue centrali elettriche (per capire meglio invece quello utilizzato nel teleriscaldamento o per altre attività come il riscaldamento delle serre è vapore a bassa entalpia e arriva alle utenze “soltanto” a circa 80°C).

Edo Volpi ha alle spalle già 34 anni di lavoro in Enel proprio nel settore della geotermia, da tempo sta maturando alcune idee su come sfruttare l’energia del sottosuolo in una sua impresa ed è appassionato di birre artigianali. Così una volta raggiunta la pensione si mette al lavoro, studia il processo di produzione della birra, si rivolge al Polo Tecnologico di Navacchio che lo sostiene nell’incubazione del progetto per la realizzazione di un business plan, si reinventa startupper e fonda Vapori di Birra, una srl composta da sette soci (cinque sono donne e quattro lavorano al’interno dell’azienda) tra i quali oltre a Edo, la moglie Liliana e la figlia Chiara, laureata in chimica e adesso responsabile della produzione. E nell’aprile del 2014, con la collaborazione del Mastro Birraio Enrico Ciani, Edo Volpi e i suoi soci inaugurano l’unico birrificio artigianale al mondo alimentato dall’energia geotermica.

Un primato mondiale a Sasso Pisano nel Comune di Castelnuovo Val di Cecina, provincia di Pisa, un territorio defilato ma bellissimo che in pochi, anche in Toscana, conoscono.

Per la realizzazione dell’impianto di produzione Volpi progetta e realizza personalmente il sistema di sfruttamento dell’energia geotermica “A noi arriva vapore surriscaldato a 230°C dalla centrale più vicina che si trova a circa 400 metri di distanza" spiega "con uno scambiatore di calore lo trasfromiamo in acqua surriscaldata a 135°C che manteniamo in un circuito chiuso e che rappresenta l’energia alla quale attingiamo per tutti i processi di produzione che richiedano calore, portandola alla temperatura adatta per ogni fase”.

L’impianto consiste in una sala cottura della capacità di 500 litri di birra per ogni cotta, adattata per utilizzare il sistema di riscaldamento progettato da Volpi.
Al momento dell’ammostatura del malto quindi, in funzione delle diverse ricette, l’acqua viene portata con il calore proveniente dalla geotermia a 78° e poi sempre a 78° dopo il filtraggio per ricircolo sulle trebbie viene usata per lo sparging, l’irrorazione delle trebbie per estrarre gli zuccheri residui fino a quando nel mosto si sia raggiunta la concentrazione necessaria per la gradazione desiderata per ogni birra.

È sempre il vapore che viene dalla terra che fornisce tutto il calore necessario per la bollitura del mosto che avviene subito dopo e che riscalda l’acqua che viene usata poi per i lavaggi degli impianti e dei serbatoi e per il riscaldamento dei locali del birrificio e del piccolo pub. L’impianto frigo, necessario per il condizionamento e il raffreddamento dei serbatoi di fermentazione, è l’unica macchina ad essere alimentata ad energia elettrica.

Dopo lo scambio termico con l’acqua utilizzata nel processo il vapore esausto a circa 90-95° rientra poi in un circuito chiuso e ritorna alla centrale Enel che lo reimmette nel ciclo di raffreddamento delle centrali, ricondensato e reiniettato nel sottosuolo. “Il nostro è un processo sostenibile e rispettoso dell’ambiente, che sfrutta e valorizza una risorsa del territorio. Il risparmio economico di circa il 30% rispetto a un birrificio che utilizzi gasolio o gas per il riscaldamento non è trascurabile e abbiamo deciso di non distribuirlo come utile ma di investirlo per aumentare la qualità delle nostre birre, perché naturalmente va fatto un prodotto di qualità e di eccellenza”

Vapori di Birra produce otto birre più altre quattro birre realizzate per alcuni pub di Pisa e di Volterra. Le etichette richiamano al territorio e all’energia della terra che ha fatto nascere questo progetto. E allora c’è Geyser, la prima nata, Pale Ale esplosiva e pluri-premiata, Sulfurea, una Weiss opalescente con una buona percentuale di frumento, Magma, l’ambrata più potente con una gradazione di 7° e Thera al miele di castagno, dal nome del vulcano esploso nel 1500 a Santorini. E poi ci sono le birre nate dalla collaborazione di Vapori di Birra con la Staffetta a Vapore, un’associazione con a capo un biotecnologo, e con loro sono state realizzate la Lokomotiv aromatizzata con bucce di arancia, l’Ipagea, white IPA, e l’Accademica, messa a punto con l’Università di Pisa e a basso contenuto di glutine.

All’interno del Distretto delle Energie Rinnovabili, Vapori di Birra fa parte di una rete di imprese innovative e sostenibili, del Consorzio per lo Sviluppo delle Aree Geotermiche (CoSviG) e dell’Associazione “Agricoltori Custodi della Comunità del Cibo a Energie Rinnovabili della Toscana, composta da imprenditori e artigiani che hanno come priorità la sostenibilità ambientale, in collaborazione con Slow Food e CoSviG. Nell’ambito di questa rete di collaborazioni è nata Fiamma, la birra al peperoncino, “sorella” di un’intera gamma di prodotti ottenuti dai produttori della Comunità del cibo, con il peperoncino della Cooperativa Quadrifoglio che realizza sul Monte Amiata progetti di agricoltura sociale nel Podere Bazzino di Massimo Alessandri, storico ex fantino del Palio di Siena (conosciuto appunto come Bazzino).

Una rete di collaborazioni e di impegno sociale per il territorio della quale Volpi spiega ancora le tante maglie “A livello regionale il coinvolgimento con le diverse realtà territoriali è molto importante e sta crescendo, abbiamo collaborazioni con molti consorzi territoriali e reti culturali di produttori come Terre di Pisa o il Parco delle Colline Metallifere.” La produzione della birra diviene un pretesto per raccontare il territorio e sposando l’energia geotermica e l’unicità di queste colline loro ci sono riusciti. E non è un’impresa facile in una zona dove la difficoltà fino ad oggi non è stata tanto quella di creare nuove imprese (che per molti poteva sembrare quasi un’utopia) ma di mantenere le attività presenti.

“Questa azienda fa parte di questo territorio e ne vive perché è quello che ci dà una peculiarità e un’identità. In pochi anni abbiamo creato occupazione e siamo arrivati a raddoppiare la nostra produzione, divenendo un vettore per far conoscere il nostro territorio. In cinque estati abbiamo visto una crescita costante di presenze di persone che scoprono queste zone grazie a noi e viceversa.” conclude il suo racconto Edo Volpi.

E vi assicuro che, sia per il territorio, sia per le birre, ne vale veramente la pena.


Qui un piccolo album fotografico sulla mia visita a Vapori di Birra
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