Cartoline dalla raccolta: innovazione e cambiamenti nel mondo dell’extravergine

inserito da
Cartoline dalla raccolta: innovazione e cambiamenti nel mondo dell’extravergine
Anche quest’anno, nonostante le difficoltà di un’annata davvero complicata – prima la siccità, poi pioggia e grandine, in alcune zone attacchi di mosca e parassiti – nelle campagne italiane tanti olivicoltori sono al lavoro tra oliveti e frantoi per realizzare un olio extravergine di qualità; a loro tocca combattere, oltre che con le avversità naturali, anche contro la concorrenza “sleale” di imbottigliatori e produttori industriali, con chi predica l’adozione del super-intensivo e delle varietà “internazionali” ad alta resa (annientando così di fatto millenni di biodiversità e paesaggio che andrebbero invece tutelati) ma anche contro le incognite di un futuro sempre più prossimo in cui riscaldamento globale e cambiamenti atmosferici e dei cicli agronomici mettono a dura prova tanto la sapienza tradizionale quanto le tecnologie moderne in cui il nostro Paese è da sempre all’avanguardia.

Siena e Firenze: ottimismo per il Laudemio Frescobaldi
Naturalmente non dappertutto è così; c’è chi si dichiara molto soddisfatto della raccolta e dei risultati, come ad esempio Matteo Frescobaldi, Brand Manager dell’Olio Laudemio Frescobaldi e rappresentante della 30° generazione della Famiglia Frescobaldi che oltre alle vigne cura anche 300 ettari di oliveto nelle diverse tenute tra le province di Siena e Firenze: “L’annata 2018 sarà di grande qualità. Il freddo pungente nel mese di febbraio non ha colpito i nostri uliveti tra 200 e 500 metri di altitudine perché le piante erano ancora in stato di riposo vegetativo e non hanno risentito in alcun modo della rigidità del clima invernale. A fine aprile, inizio maggio, abbiamo avuto una bellissima “mignola” (fioritura) con un clima gradevole e tipico della primavera. L’allegagione è stata ottima con il clima fresco dell’estate e alcune piogge in agosto. Al contrario settembre è stato caldo e soleggiato, portando a maturazione tutte le olive, anticipando di fatto la raccolta, iniziata nella prima metà di ottobre. Sarà dunque un Laudemio Frescobaldi che sprigiona aromi di frutto fresco, un sapore molto elegante che si sposa con i suoi tipici sentori di amaro e piccante, molto equilibrati e non aggressivi”.

Nei prossimi giorni, l’azienda (che applica i principi dell’agricoltura integrata e sostenibile e dal 2012 nelle proprie tenute, tutte certificate AgriQualità, mentre quelle del Castello di Nipozzano e del Castello di Pomino hanno anche la certificazione PEFC che garantisce una gestione sostenibile delle foreste) presenterà inoltre i risultati di una ricerca – EVOlution: come cambia il consumo dell’olio Extra vergine di oliva in Italia – condotta da Nomisma sulla situazione attuale e sui trend dell’olivicoltura in Toscana e sul posizionamento dei prodotti “top” nel mercato luxury.

Perugia: Castello Monte Vibiano Vecchio e la provocazione della raccolta notturna
In Umbria c’è chi, nonostante la buona qualità riscontrata in frantoio, inizia a preoccuparsi per il futuro. Lorenzo Fasola – che guida l’azienda di famiglia a Marsciano, poco distante da Perugia, centinaia di ettari di terreno che circondano il castello della famiglia Fasola Bologna dove nascono circa 12.000 olivi e anche le vigne, affidate alle cure di Andrea Palazzetti – può dirsi di certo contento dell’eccellente Tremilaolive (prezioso blend di rare varietà locali come Moraiolo, Dolce Agogia, Frantoio, Rosciola di Panicale, Rosciola Umbra, Limona, San Felice, Pocciolo, Nostrale di Rigali, Borgiona e Capolga Umbra), ottenuto da alberi secolari e realizzato in un numero limitato di bottiglie, come pure delle altre etichette – il CMV Classico, il Vubia, Villa Sereni e Le Moronete, realizzati anche nelle bottiglie monodose da 10ml.

L’azienda infatti si è specializzata nelle forniture per compagnie aeree e società estere e ha un approccio molto attento allo storytelling ma anche alla sostenibilità ambientale attuando quella che hanno chiamato 360° Green Revolution: dall’azzeramento delle emissioni dei gas responsabili dell’effetto serra (in accordo con la norma internazionale ISO 14064) all’uso di jeep elettriche per i lavori e i tour nei vigneti.

Quest’anno, poi, per celebrare la raccolta in grande stile ma anche per lanciare un messaggio d’allerta sulle possibili conseguenze del cambiamento climatico, il 6 novembre Monte Vibiano ha organizzato un evento decisamente singolare che ha unito il glam, la buona cucina (e il buon bere) e l’attenzione alla natura e alle sue esigenze. Come qualcuno ha iniziato a fare ormai da anni per la vendemmia, dunque (ma in quel caso giustificata dalle temperature settembrine più alte e da diverse latitudini), l’azienda umbra ha organizzato una “raccolta notturna” delle olive, allestendo nell’appezzamento dove sorge la vigna Lorenzo – legata alla leggenda secondo cui la romana Vubia, vista esaudita dagli dei la richiesta di far tornare illesi i suoi due figli impegnati nella seconda guerra punica contro Achille, fece costruire le mura di cui ancora oggi resta traccia a difesa dei frutti delle preziose vigne che erano la ricchezza di queste terra – uno scenografico set notturno: luci e suoni tra i viali, una finta luna a illuminare gli olivi i cui frutti sono stati (parzialmente) raccolti dagli invitati e una serra dove rifocillarsi con l’ottimo Maria Camilla (uvaggio di trebbiano spoletino, grechetto, sauvignon blanc e viognier) e un punch analcolico e antiossidante a cura del Dry Milano.

Spostatasi al Castello – decorato dalle suggestive proiezioni di light design a cura dell’artista Felice Limosani – la serata è proseguita con altri cocktail (questa volta alcolici) del Dry e con una bella cena a cura Paolo Ercolani, chef e patron de La Cantina di Spello che ha proposto ricette antiche scovate tra libri e ricettari di famiglia e a base di prodotti locali – legumi, farro, cinghiale – accompagnate dai vini della casa. A fine cena, una sorpresa: una bottiglia (in serie limitata e numerata) dell’olio extravergine realizzato nel frantoio aziendale in tempo reale con le olive appena colte.

Insomma, un’efficace mossa di marketing e relazioni pubbliche ma anche, come dicevamo, un avvertimento su quello che potrebbe avvenire tra non troppo tempo se non si interviene per invertire la rotta e cercare di arginare gli effetti degli stravolgimenti ambientali. Se per quest’anno, infatti, la raccolta notturna non era strettamente necessaria, le temperature quasi primaverili d’inizio novembre rendono necessaria un’attenzione e riflessione sul tema.

Spoleto: Andrea e Stefano Gaudenzi, nuovi oliveti per il futuro
Per tanti che raccolgono, c’è anche qualcuno che pianta. E, trattandosi di nuovi impianti di varietà del patrimonio umbro – Leccino, Frantoio e Moraiolo ma anche San Felice, Leccio del Corno, Sanfelice, Nostrale di Rigali e Dolce Agogia, fornite da qui ai prossimi anni dal vivaio specializzato pistoiese Spoolivi – moderni ma non superintensivi, è già di per sé un atto coraggioso.

In questo caso, poi, si tratta anche di un – simbolico e concreto – passaggio generazionale, con due ragazzi giovani e in gamba, Andrea e Stefano, che danno il via alla propria intrapresa personale ad affiancare l’azienda di famiglia, il Frantoio Gaudenzi creato dal nonno Vittorio nel 1950 e dal 1994 guidato dai genitori Francesco e Rosanna. 
Progettati dall’agronomo Andrea Sisti del Landscape Office Agronomist di Perugia, i nuovi oliveti sono insieme un segnale di continuità – con l’attività di famiglia, con il territorio e la sua tradizione olivicola – e d’innovazione.

Con l’appezzamento di San Martino in Trignano – 20 ettari ai piedi dei Colli Martani a poca distanza da Spoleto, le cui prime piante sono state messe a dimora con una piccola cerimonia e un lauto pranzo campestre l’8 novembre, ma dai cui olivi preesistenti già si ottiene un ottimo extravergine, l’89/93 dagli anni di nascita dei due fratelli – che va ad aggiungersi agli oliveti di famiglia a Trevi e al nuovo acquisto di 35 ettari nella zona del Trasimeno a nome del Frantoio Gaudenzi, la famiglia mette il proprio nome su tre delle sottozone della Dop Umbria per un totale di circa 70 ettari.
Non male per un’avventura partita – unendo gli oliveti di Francesco e Rosanna – da “7 ettari, 4 mura e un’idea”, come ha ricordato il capofamiglia.

La stessa idea – che è poi quella di fare un prodotto di qualità senza compromessi rispettando il territorio e rendendolo accessibile a quante più persone possibile, creando una clientela soddisfatta e fedele – è ora ripresa da Andrea e Stefano, puntando appunto l’acceleratore sull’innovazione, tecnologica ma anche imprenditoriale. Questa, insieme all’impianto di nuovi olivi per non soccombere da altre logiche e alla concorrenza di Paesi stranieri competitivi, sembra essere l’unica chiave per il futuro dell’olivicoltura italiana, come ha sottolineato il prof. Maurizio Servili nella tavola rotonda che ha accompagnato la cerimonia in uliveto.

Dunque, come ha spiegato Sisti: impianto intensivo di varietà tradizionali, ma con attenzione a preservare il paesaggio per il suo valore estetico e funzionale alla preservazione idro-geologica del terreno; prati a sovescio, non con un semplice inerbimento ma con la presenza di leguminose e piante aromatiche che attirino anche gli insetti impollinatori; sistemazioni di siepi a delimitare i 9 diversi poderi in cui sarà diviso l’oliveto finale, uno per ogni cultivar per assecondarne al massimo le esigenze e i ritmi e sfruttare le caratteristiche di ogni singolo terreno, studiate e monitorate per mesi prima della progettazione attraverso una sorta di centralina metereologica che rileva ventosità, umidità, temperature e così via. Ma anche installazione di un impianto di subirrigazione con aria compressa, per garantire l’apporto di nutrienti al terreno senza dover passare con macchinari in campo, limitando anche l’emissione di sostanze inquinanti e azzerando l’uso di pesticidi grazie alla profilazione del terreno, nel rispetto degli obiettivi di sostenibilità dell’Agenda 2030.

E altro ancora, senza però mai perdere di vista il punto di partenzagli olivi, e le loro necessità, tanto che la realizzazione di un secondo frantoio in sede e il restauro dei casali presenti, pur potendo rappresentare una bella fonte di guadagno facendone un agriturismo, sul terreno viene posticipato rispetto all’impianto – e quello finale, vale a dire un prodotto di alta qualità, costante, trasparente e sano, nel rispetto di lavoratori e consumatori.
Insomma un vero e proprio progetto pilota, ha sottolineato Maurizio Pescari che moderava l’incontro, che – se preso ad esempio da altri – potrebbe rivoluzionare (e forse salvare) l’olivicoltura italiana.
Non resta che attendere la prima raccolta.

Foto in apertura: gli oliveti di Frescobaldi, dal sito aziendale; altre foto nell'album Cartoline dalla raccolta 2018

  • condividi su Facebook
  • 529
  • 0
  • 1

#0 Commenti

inserisci un commento