A type of somewhereness. Il ritornello del terroir

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A type of somewhereness. Il ritornello del terroir
Un termine feudale

Terroir, territorium.
Elena Brambilla ci fa sapere che in età Altomedievale il termine terroir coincideva con quello di finage, che in italiano è traducibile con quello di “territorio comunale”.
Il territorio comunale che include, oltre agli orti e ai giardini cintati a coltura intensiva, anche i campi aperti, i pascoli e i campi incolti, non suddivisi in proprietà individuali. Si tratta, insomma, dei tre anelli dell’hortus che circonda il villaggio abitato, che viene definito dalla presenza di un’assemblea di abitanti.
“Non si può quindi parlare di terroir nei termini generici di terra, perché verrebbero così a mancare i rapporti tra proprietà privata e proprietà comunale o demaniale indivisa.”
Un termine che dunque nasce presupponendo la componente umana.
Non solo.
Terroir, terrere: spaventare, il senso di reverenza e diffidenza causato dal dominio amministrativo statale che incombe sulla vita degli abitanti.
Quindi un termine che rimanda alla triade lavoro – proprietà – amministrazione.

La teoria unificata dei grandi vini

In The Science of Wine Jamie Goode prova a riassumere alcuni usi attuali di un termine che dopo 700 anni non solo non è diventato archeologico, ma è divenuto addirittura “the unifying theory of fine wine”.
E un termine che non viene più visto con sospetto nel Nuovo Mondo del vino, dopo anni nei quali veniva cosiderato credito gratuito,  sfruttamento di una posizione di potere.

1) In un primo senso, il terroir sarebbe il modo in cui l’ambiente di una vigna plasma la qualità di un vino.
It’s a local flavour, the possession by a wine of a sense of place or “somewhereness””.
Chiaramente, l’ambiente è una creazione umana, quindi non è possibile escludere nella definizione la componente culturale/agronomica/enologica. Così procedendo occorre però distinguere tra due termini: terroir, da una parte, e type, ovvero modello, o forse anche meglio carattere.
Ma se la componente culturale modifica costantemente il terroir, cosa ne è dunque del type? Occorre dunque escludere la componente culturale dalla definizione di terroir?

2) Una seconda definizione, ben accetta in molte zone del Nuovo Mondo, è quella secondo la quale il terroir è una sorta di partnership, associazione di intenti tra vigna e produttore. Se decido quale barrique verrà etichettata come cru, e quale andrà nel vino base, in che senso parlo di terroir?

3) Ma non finisce qui, perché ci sarebbe - sempre a detta di Goode - una ulteriore definizione, tipica del Vecchio Mondo: quella di terroir come descrizione della ecologia di una ben delimitata parte di territorio vinicolo. Ovvero la combinazione di suolo, sottosuolo, microclima, al netto dei vitigni utilizzati e della forma di allevamento scelta.
Un definizione di retrovia, fin troppo facile da condividere. Forse.

4) Infine, una metonimia: il terroir come causa di un gusto specifico, il celebre goūt de terroir. Ma si tratta di un termine confusionario, perché “it makes assumptions about mechanisms that can’t be demonstrated”. (Almeno per il momento).

Alle definizioni proposte di Goode se ne possono aggiungere almeno un paio.

Anzitutto, quella impersonale e inevitabilmente burocratica proposta dall’OIV, l’Organizzazione Internazionale della Vite e del Vino: “Il terroir viticolo è un concetto che si riferisce a un’area nella quale la conoscenza collettiva delle interazioni tra caratteri fisici e biologici dell’ambiente permette la sua evoluzione attraverso l’applicazione di pratiche colturali. Questa interazione crea caratteristiche distintive per i prodotti che hanno origine in quest’area. Il Terroir comprende una specificità di suolo, di topografia, di clima, di paesaggio e di biodiversità”.

E non convince del tutto nemmeno quella dell’agronomo Remigio Bordini, secondo cui “la piena espressione del terroir si ha quando non si distingue, nel vino, l’essenza genetica della varietà”, perché lascia all’infuori dell’analisi lo scivolosissimo campo di partizione tra carattere e difetto. (Straordinario, in questo senso, il contributo alla causa del recente Flawless, sempre a firma di Goode).

Localizzazioni tipologizzate?

Trovare il bandolo della matassa non è affatto facile.
Quello che par di capire è che terroir sia, secondo la definizione di Peirce, un termine simbolo, ovvero un segno che rimanda ad un oggetto non in virtù di un rapporto diretto con esso, ma grazie ad una convenzione.
Una convenzione, nel caso del termine terroir, che consiste nella tipologizzazione di una tradizione, ovvero nella tipologizzazione di una pratica - la tradizione appunto - che consiste nella costruzione, da parte di una comunità, di una memoria collettiva di un dato spazio abitato.

Una type of somewhereness (sempre Goode), ovvero la tipologizzazione di un "daqualcheparteismo" (lo so, fa sorridere e mi scuso) creata sulla base della memoria collettiva degli abitanti di un determinato spazio.

[immagine: Smith Haut Lafitte]

Brambilla, Elena, Terra, terreno agrario, territorio politico: sui rapporti tra signoria e feudalità nella formazione dello Stato moderno, in A.A.V.V., Quaderni di discipline storiche n. 11, Clueb, Bologna 1997

Fabbri, Paolo, I monumenti sono ritornelli, Aut Aut, n. 378, giugno 2018, Il Saggiatore

Giavedoni, Fabio, La migliore interpretazione di terroir, Slow Wine, 24/02/2014

Giglioli, Pier Paolo; Ravaioli, Paola, Bisogna davvero dimenticare il concetto di cultura? Uno sguardo sociologico, in Matera, Vincenzo (a cura di), Il concetto di cultura nelle scienze sociali contemporanee, Utet, Torino 2008

Gladstones, John; Smart, Richard, voce ‘Terroir’, in Robinson, Jancis (a cura di), The Oxford Companion to Wine, Oxford University Press, 1999

Goode, Jamie, The science of wine. From vine to glass, University of California Press, 2014

Goode, Jamie, Flawless. Understanding faults in wine, University of California Press, 2018

Masnaghetti, Alessandro, Cru e Terroir, Enogea, 20/02/2012 

Peirce, Charles Sanders, Opere, Bompiani, Milano, 2003

Stara, Pietro, Terroir: la difficoltà di una definizione, Vino e Storia, 30/03/2012

Stara, Pietro, Gli americani credono più volentieri a Babbo Natale che al concetto di Terroir, Intravino, 06/12/2013

Stara, Pietro, Il terroir nella storia, Vino e Storia, 25/02/2015

Sommacampagna, Monica, Terroir: la nuova definizione dell’oiv, Civiltà del Bere, 23/06/2010

Vaudour, Emmanuelle, I terroir. Definizioni, caratterizzazione e protezione, Edagricole, 2005

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#3 Commenti

  • Alessandro Zingoni

    Alessandro Zingoni

    Umilmente, più che trovare un bandolo della matassa non è facile trovare una terminologia che sia la più diretta e comprensibile a tutti. Sorrido se penso a tutti quei termini caduti in disuso, giustamente, negli anni, così per esempio guai a dire che il cabenet sa di peperone, è un difetto; la mineralità è la tipicità di una varietà-vitigno, non è corretto dirlo; e via così la lista si farebbe lunga assai :)

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    #1
  • Francesco Annibali

    Francesco Annibali

    Ciao Alessandro, sono perfettamente d'accordo. "Terroir" è uno dei termini più difficili da definire, ed è proprio per questo che ho provato a scrivere du e cose. A me il fatto di sapere che sia un termine altomedievale mi fa spaccare dalle risate....sinceramente :)

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    #2
  • Francesco Annibali

    Francesco Annibali

    E "terrere", il senso di timore reverenziale insito nel significato primordiale mi fa un po' riflettere

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    #3

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