Fare il vin santo

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Fare il vin santo
Tre mesi di appassimento in una stanza ventilata hanno asciugato quasi del 50% il peso iniziale della malvasia e di un filo di sangiovese, raccolti a settembre.

Abbrunata, rugosa, con i chicchi integri, senza un filo di muffa, con il raspo, l’uva, viene messa in una macina manuale e rotta.
Il poco liquido denso e carico di zucchero, esce a piccole gocce dalla gabbia di legno della pressa, lentamente diventa un filo quando le zeppe di legno iniziano a premere.

Saltano i sigilli dei caratelli dell’annata 2014, il colore è quello, il profumo anche, il sapore tende più al secco che all’abboccato.
Il mosto viene messo nei caratelli dopo averli svuotati dalla fondata, rimessi i sigilli, ci sono da passare quattro anni prima di rimuoverli.
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